Ogni qual volta mi trovo a rispondere a domande sulla paura di parlare in pubblico, la mia mente va velocemente alle scene di un bellissimo film: Il discorso del Re.
Il plumbeo cielo londinese avvolge l’Empire Stadium di Wembley. Gli spalti sono gremiti e il principe di York, secondogenito di re Giorgio V, è chiamato a tenere il discorso di chiusura della British Empire Exhibition,
“Qui è la BBC National Programme!” annuncia il presentatore, “Sua altezza reale il duca di York leggerà un messaggio di suo padre Sua Maestà Re Giorgio V”.
Mancano due minuti alla diretta, annuncia un altoparlante, e così il Duca di York entra in scena con a fianco la fedele dolce sposa Elizabeth che gli sussurra “È ora di andare”.
A separare il principe Albert dalla folla che lo attende, però, non c’è solo la breve serie di gradini che lo condurranno al palco della tribuna, ma anche il ben più ostile microfono che ai suoi occhi non è un affascinante strumento ma un ostacolo insormontabile.
Il viso tirato del protagonista ci fa sentire tutto il disagio emotivo che prova. Altri personaggi compaiono e provano a infondergli coraggio, dicendogli “Sono sicuro che sarete splendido! Andate avanti con calma!”, “Lasciate fare al microfono!”. Ma tali esortazioni sortiscono l’effetto opposto, fanno aumentare la tensione e l’ansia da prestazione, che già gli fanno morire le parole in gola.
“Tre lampi, poi rosso fisso, e siete in diretta”, dice il tecnico radiofonico, ma il silenzio dopo il segnale convenuto è troppo lungo, la lettura del messaggio stenta ad iniziare. È come se “l’occhio del microfono” lo stia fissando, lo terrorizza e lo giudica implacabile.
Fra sguardi attoniti e impazienti il Duca di York comincia, esitando, a proferire qualche parola, ma fra pause lunghissime e sillabe ripetute, il flusso delle parole non è né chiaro né comprensibile. La lettura del discorso è un supplizio.
In una battuta tutto il senso del film “Sono il centro di ogni autorità. Perché? Perché la nazione crede che quando parlo, parlo per lei. Ma non so parlare” – confessa Albert impaurito a Lionel, il suo logopedista decisamente fuori dagli schemi, poco prima del suo discorso radiofonico più importante, quello che dà il titolo al film: The King’s Speech.
Infatti il film non è solo la narrazione di una storia vera ma anche il racconto di un uomo che cerca la sua voce. Albert cerca di costruire l’immagine di sé che egli stesso ha smarrito, e lo fa attraverso la ricerca della sua voce, quella che sa farsi ascoltare e che sa comunicare.
La glossofobia, il termine scientifico della paura di parlare in pubblico, viene definita anche come fobia sociale.
Nell’arco della nostra vita le occasioni di parlare in pubblico si possono presentare molto spesso, sul lavoro, a scuola, all’università o in diverse situazioni sociali, come quando ci si ritrova ad esprimere la propria opinione davanti ad un gruppo di persone.
Molte situazioni possono consolidare questa fobia, ad esempio quando ci troviamo a dover tenere un discorso che sappiamo verrà valutato da chi ci sta ascoltando, oppure quando ci relazioniamo con qualcuno che pensiamo possa criticarci.
#1
Identifica le cause della tua paura di parlare in pubblico
Individuare la situazione, che ha causato la paura di parlare in pubblico, può aiutare a comprenderla e superarla.
Possiamo identificare fondamentalmente 4 cause:
#2
Trova la soluzione più adatta a te per superare la paura di parlare in pubblico
Se la tua difficoltà di esporti è focalizzata su momenti specifici, come il parlare in pubblico, il “recupero” è possibile anche con autodisciplina ed esercizio, in quanto è un’abilità che puoi apprendere e gestire.
Prova a seguire i passi che ti descrivo nel resto dell’articolo. Ma provi delle difficoltà contattami pure; Insieme a dei colleghi bravissimi tengo dei corsi per superare la paura di parlare in pubblico che hanno già aiutato tante persone.
1passo.
Sii consapevole dei sintomi che il corpo potrebbe manifestare
Riconosci i sintomi, e ricordati che molto spesso le persone che ti osservano percepiscono molto meno di quanto pensi.
Alcuni sintomi comuni della glossofobia, sono:
Sii consapevole di quello che ti sta succedendo e cerca il controllo della situazione. Controlla soprattutto i pensieri negativi e prova a sostituirli con pensieri positivi.
I pensieri dannosi o negativi si riconoscono perché spesso contengono parole come “sempre”, “mai”, “tutti”, “nessuno”. E già toglierle, sarebbe un passo in avanti.
2 passo.
Concentrati sul tuo respiro
La respirazione è fondamentale per acquisire maggiore controllo del tuo organismo ed una buona respirazione si tradurrà anche in una voce più forte e sicura. Se sai farlo, respira con il diaframma.
Fai ampi respiri, prima di parlare. Ispira contando lentamente fino a 5, poi espira ricontando fino a 5. Se ti concentrerai sulla tua respirazione probabilmente riuscirai anche ad eliminare i pensieri negativi e auto sabotanti.
Quando parli, respira con il naso anziché con la bocca. Questo diminuirà il problema di lingua o bocca secca/impastata.
3 passo.
Parla ad alta voce con te stesso
Parlare ad alta voce può aumentare le tue prestazioni. Avere una conversazione con se stessi aiuta a recuperare i ricordi, migliora la concentrazione e dà fiducia in se stessi.
Una ricerca nel 2014 di Ethan Kross dell’Università del Michigan ha dimostrato che parlare con se stessi a voce alta può aiutare le persone a sentirsi meglio, dare loro più fiducia nell’affrontare le sfide.
Quando ti senti ansioso, prova a dirti frasi come: “Puoi superare questa paura” o “Puoi superare questa sfida”.
4 passo.
Allenati sul contenuto da dire ed evita la memorizzazione
Preparati e acquisisci padronanza dell’argomento. Tieni presente il ragionamento logico della presentazione. Non essere tenuto in ostaggio dall’impreparazione o, dall’altro lato, da voler memorizzare tutto.
Per prepararti, puoi allenarti con persone di cui ti fidi.
5 passo.
Parla lentamente
Quando siamo ansiosi tendiamo a parlare più velocemente. Quindi, esercitati a parlare lentamente.
Ricorda: un discorso perfetto non esiste
Le persone che stabiliscono standard irraggiungibili o perfetti aumentano la loro ansia.
Ricorda dunque di fare del tuo meglio, invece di cercare di essere perfetto.

Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente