Lasciare andare il superfluo emotivo: la pratica che ti prepara al nuovo anno

A fine anno succede una cosa strana: anche se fuori c’è movimento, dentro si crea uno spazio di sospensione.

È come se una voce interiore ti chiedesse:

“Che cosa voglio portare con me… e cosa invece mi sta trattenendo?”

È un processo spontaneo, quasi biologico.

Il problema è che spesso lo viviamo con confusione, come se dovessimo prendere decisioni enormi in poco tempo.

In realtà, lasciare andare non è un atto drastico: è qualcosa di molto più delicato e profondo.

È dare un posto alle cose.

È riconoscere ciò che ti ha fatto crescere e ciò che ti ha consumata.

È smettere di portare dentro pesi che non servono più.

Non si tratta di dimenticare.

Né di chiudere gli occhi.

Lasciare andare è un gesto di rispetto verso la te che sei diventata.

⭐ 1. Cosa significa davvero “lasciare andare” (e cosa NON significa)

Non significa dimenticare.
Non significa cancellare.
Non significa fare finta che non ti abbia fatto male.

Lasciare andare significa:
• smettere di portare sulle spalle ciò che non serve più ora
• distinguere tra ciò che ti appartiene e ciò che hai ereditato
• sciogliere un nodo interno, non la storia
• dare al passato un posto, non il comando

È un atto di cura, non una rimozione.


👉 È smettere di trattenere una corda che ti sta facendo male alle mani.

Quando parliamo di “lasciare andare”, la mente pensa subito a un taglio netto. In realtà è un processo molto più gentile.

Significa accorgerti di ciò che stai trattenendo — un pensiero, una convinzione, un giudizio, un ricordo che ormai ha perso la sua funzione.

Significa accettare che qualcosa è stato importante, ma non è più utile.

Significa dire a te stessa: “Non devo portarlo con me ovunque.”


Non è cancellare.
È rimettere al suo posto.
E quando lo fai, senti immediatamente un piccolissimo sollievo: come se il petto si aprisse di qualche millimetro.

⭐ 2. Come riconoscere ciò che pesa davvero

Non sempre il peso ha la forma che immagini.
A volte non riguarda ciò che è successo, ma il modo in cui ti sei parlata dopo.
Non riguarda l’evento, ma la tensione che ti è rimasta addosso.
Non riguarda una persona, ma il ruolo che continui a recitare accanto a lei.

Per capire cosa devi lasciar andare, puoi farti tre domande semplici, quasi sussurrate:

• Cosa mi stanca quando ci penso?
• Cosa mi confonde o mi disallinea?
• Cosa parla di una versione di me che non mi rappresenta più?

Le risposte arrivano subito, con una piccola fitta o un piccolo respiro.
Il corpo riconosce la verità prima della mente.

⭐ 3. La pratica “Tengo – Lascio – Trasformo” (in versione narrativa)

Questa pratica Cognitivo Comportamentale è molto utile, ma voglio proportela in una versione più morbida, meno schematica, più simile a un rituale personale.

Prendi un foglio, respira, e dividi il tempo in tre momenti.

Il momento del “Tengo”
Racconta cosa vuoi portare con te: le intuizioni, i legami che ti nutrono, le tue parti forti, i gesti che ti hanno fatto crescere.
È un atto di gratitudine verso ciò che ti sostiene.

Il momento del “Lascio”
Qui non devi fare liste.
Basta scrivere una frase, una parola, un’immagine.
Qualcosa che ti pesa anche solo nominarlo.

Lasciare andare significa solo questo: riconoscere il peso e metterlo giù.

Il momento del “Trasformo”
Questo passaggio è dolcissimo:trasformare non è cambiare a forza, ma far evolvere.

Puoi scrivere:

• “Da questo pensiero vorrei imparare a essere più gentile con me.”
• “Da questo dolore vorrei farmi nascere una scelta nuova.”
• “Da questa fatica voglio trarre una direzione più vera.”

È un dialogo intimo con la parte di te che vuole crescere.

⭐ 4. Il rituale del doppio foglio (in versione sensoriale e terapeutica)

È una pratica che funziona perché il corpo ha bisogno di gesti concreti.
E la mente ha bisogno di simboli.

Prendi due fogli.

Sul primo lascia scorrere tutto: parole storte, frasi confuse, emozioni ingombranti.
Scrivi senza rileggere.
Non deve essere bello, né sensato.
Deve essere vero.

È una pratica che funziona perché il corpo ha bisogno di gesti concreti.
E la mente ha bisogno di simboli.

Prendi due fogli.

Sul primo lascia scorrere tutto: parole storte, frasi confuse, emozioni ingombranti.
Scrivi senza rileggere.
Non deve essere bello, né sensato.
Deve essere vero.

Poi mettilo via.
Non distruggerlo subito: lascialo riposare.
È un modo per dirti:
“Non devo risolvere tutto oggi.”

Sul secondo foglio scrivi solo ciò che scegli: poche parole, poche intenzioni, le cose che vuoi tenere con te.

Questo foglio diventa la tua direzione.
Un piccolo faro.

E il gesto di separarli manda al cervello un messaggio chiarissimo:
“Adesso c’è più spazio.”

⭐ 5. Perché questa pratica ti prepara davvero al nuovo anno

Perché non puoi entrare in un nuovo ciclo portando con te tutto ciò che ti ha ferita.
Non per forza.
Non per abitudine.
Non per dovere.

Lasciare andare crea un vuoto speciale: un vuoto che non fa paura, perché non è mancanza.
È spazio.
Spazio per vedere meglio.
Spazio per respirare.
Spazio per accogliere ciò che sei diventata.

È così che il nuovo anno può iniziare davvero, non come una corsa… ma come una scelta.

 6. Perché liberarti del superfluo ti prepara davvero al nuovo anno

Perché crea:

✔️ Spazio mentale
Meno caos = più lucidità.

✔️ Spazio emotivo
Meno pesi = più possibilità di sentire altro.

✔️ Spazio identitario
Meno versioni vecchie = più autenticità.

✔️ Spazio per il cambiamento

Meno sovraccarico = più energia per ciò che desideri.
Chi lascia andare, non si impoverisce.
Si libera.

⭐ Conclusione

Lasciare andare è un gesto di verità.
È ammettere cosa non ti serve più.
È concederti di non portare tutto.
È riconoscere che sei cambiata e che hai diritto a camminare più leggera.

Non devi farlo in un giorno.
Devi iniziare.

Un foglio.
Una frase.
Un piccolo movimento interno.

Da lì nasce tutto.

✨ Dal 27 Dicembre su Instragam inizieremo insieme “Riparto da Me”, il percorso quotidiano per liberarti di ciò che pesa e accogliere il 2026 con più centratura, forza e verità.

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Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis

Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente

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