Non tutto quello che pensi è vero: come riconoscere e riscrivere i pensieri sabotanti

Sei mai stata intrappolata da un pensiero tipo: “Non sono abbastanza” o “Se sbaglio, sarà un disastro”?

La mente sa essere una pessima sceneggiatrice: scrive copioni drammatici e ti convince che siano notizie di cronaca. Il problema è che, se ci credi, finisci per comportarti come se quelle frasi fossero vere… e così i pensieri diventano profezie che si auto-avverano.

La verità? I pensieri non sono fatti, sono interpretazioni.
E tu puoi imparare a riscriverli.

I pensieri sabotanti più comuni

 

La Terapia Cognitivo Comportamentale li chiama pensieri automatici: arrivano in un lampo, senza chiederti permesso. Ecco tre classici:

• “Non sono abbastanza” → ti blocca dal provare.
• “Se sbaglio, sarà un disastro” → ti fa procrastinare.
• “Gli altri penseranno male di me” → alimenta ansia sociale e insicurezza.

👉 Sono schemi mentali che sembrano realtà, ma sono solo storie ricorrenti che ti racconti.

Come funziona l’ABC dei pensieri

 

Un pilastro della Terapia Cognitivo Comportamentale è il modello ABC:

• A → Activating event = la situazione (es. una riunione).
• B → Belief = il pensiero che fai (es. “Diranno che sono impreparata”).
• C → Consequence = emozione e reazione (es. ansia, blocco).

👉 Non è l’evento a determinare come stai, ma il filtro con cui lo interpreti.

Ti sei mai accorta di quanto la tua mente sappia essere rumorosa?

A volte sembra quasi una radio accesa in sottofondo che non puoi spegnere: pensieri critici, dubbi, preoccupazioni… tutto insieme, proprio quando avresti bisogno di calma e concentrazione.

La verità è che non sempre possiamo scegliere cosa pensare, ma possiamo imparare a gestire come rispondere a quei pensieri.

L’ABC dei pensieri

 

L’ABC dei pensieri. Funziona così: ogni volta che succede qualcosa (A – l’evento), scatta una nostra interpretazione (B – il pensiero), e da lì nasce un’emozione o un comportamento (C – la conseguenza).

Spesso crediamo che sia l’evento a farci stare male, ma in realtà è il pensiero che ci raccontiamo su quell’evento. Imparare a distinguere questi tre passaggi è come accendere la luce in una stanza buia: finalmente vedi dove nasce il problema e puoi lavorarci con più chiarezza.

La ristrutturazione cognitiva

 

Un altro strumento della Terapia Cognitivo Comportamentale è la ristrutturazione cognitiva.

Una volta che hai identificato i pensieri disfunzionali, puoi metterli in discussione con domande semplici ma potenti: “È davvero così? Ci sono prove che lo confermano? E se guardassi la situazione da un altro punto di vista?”

Non significa illudersi che tutto vada bene, ma costruire pensieri più equilibrati e realistici, che ti permettano di affrontare la realtà senza sentirti schiacciata.

Un allenamento che vale

 

Certo, servono un po’ di pratica e costanza, ma la verità è che più ti alleni, più questi strumenti diventano naturali. È come insegnare alla tua mente a stare al posto giusto: non al comando assoluto, ma come una voce tra le tante, che puoi ascoltare… senza doverle obbedire sempre.

Ricorda: non sei obbligata a credere a ogni pensiero che ti attraversa. Puoi scegliere quelli che ti sostengono e lasciare andare gli altri. La tua mente è uno strumento, non la tua padrona.

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Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis

Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente

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