Ansia: ti conosco mascherina?

La parola ANSIA fa parte, insieme a tutti i suoi derivati come ansioso, ansiogeno ed ansiolitico, del vocabolario di tutti i giorni in una gamma di situazioni talmente vasta che finisce indicare cose molto diverse e quindi per creare confusione.Ma che cos’è quindi l’ansia? Come fare a riconoscerla?

Appena il nostro cervello avverte la presenza di un pericolo da avvio, prima di qualsiasi azione, a tutta una serie di cambiamenti fisiologici. Numerosi mutamenti si verificano sostanzialmente per migliorare la reattività dell’organismo, preparandolo in tempi brevissimi alla cosiddetta reazione di “attacco o fuga”.

Le risposte del nostro corpo sono sempre accompagnate da una catena di pensieri.

Una parte di questi pensieri sono consapevoli mentre il resto compare nella nostra mente in modo automatico. Quello che pensiamo in una situazione di ansia dipende da numerosi fattori tra cui la nostra storia personale e familiare, l’ambiente di vita in cui viviamo, quello che per noi è importante nella vita, le preoccupazioni che abbiamo giorno dopo giorno, pensieri ricorrenti che ci vengono in mente anche in altre situazioni della nostra vita quotidiana.

A volte però questi pensieri possono essere “scorretti” dal punto di vista logico.

Facciamo un esempio per capire meglio. A tutti noi è capitato di avere un piccolo guaio. Alcuni, anche di fronte a piccoli incidenti reagiscono facendo pensieri del tipo: “È una cosa gravissima”, “Come faccio?”, “Non riuscirò mai a sistemare le cose”. Tali pensieri sono scorretti dal punto di vista logico poiché non abbiamo prove concrete per arrivare a una tale conclusione. Inoltre trattandosi di un piccolo incidente, è più probabile invece che si tratti di una situazione per cui è facile trovare una soluzione.

Quello che pensiamo è molto importante perché i pensieri costituiscono le lenti attraverso le quali guardiamo le situazioni e di conseguenza le affrontiamo. Le persona dell’esempio di prima difficilmente si attiveranno subito per trovare una soluzione tutte prese come sono dalle loro preoccupazioni. Un pensiero meno catastrofico le potrebbe certamente aiutare a mettere in atto comportamenti più costruttivi e produttivi.

Siamo di fronte al pericolo temuto. Il nostro corpo si è attivato, la nostra mente è piena di pensieri anticipatori su quanto sta per accadere: ma cosa facciamo?

Di fronte a un pericolo abbiamo solo due alternative. Possiamo affrontarlo o possiamo fuggire.

In entrambi i casi, sia che decidiamo di affrontare quello che temiamo sia che optiamo per la fuga (tecnicamente si parla di risposta di fuga o evitamento) l’ansia diminuisce. Nel primo caso l’ansia diminuisce realmente mentre nel secondo caso, nell’evitamento, diminuisce ma apparentemente e solo a breve termine.

L’ansia è un’emozione naturale e universale e come abbiamo visto è generata da un meccanismo psicologico di risposta allo stress, il quale svolge la funzione di anticipare la percezione di un eventuale pericolo prima ancora che quest’ultimo sia chiaramente sopraggiunto, mettendo in moto specifiche risposte fisiologiche che spingono da un lato all’esplorazione per identificare il pericolo ed affrontarlo nella maniera più adeguata e, dall’altro, all’evitamento e alla eventuale fuga.

L’ansia è insomma un’emozione fondamentale e del tutto spontanea, che ha la funzione di proteggerci dalle minacce esterne preparandoci all’azione e contemporaneamente ci motiva all’interazione con il mondo circostante.

L’ansia ha altre funzioni fondamentali oltre a quella di cui abbiamo appena parlato; essa ci consente di impegnarci nei compiti che svolgiamo quotidianamente, in particolar modo in quelle attività che non svolgiamo con interesse ma che dobbiamo portare a termine. Studiare per un esame poco interessante, per esempio, diverrebbe pressoché impossibile se non vi fosse una spinta sottostante di ansia da prestazione. Anche svolgere il proprio lavoro quotidianamente con impegno non sarebbe sempre possibile senza la pressione dell’ansia. Allo stesso modo, anche un’azione apparentemente banale come quella di uscire di casa in tempo per prendere l’autobus o il treno fallirebbe se fosse esente da ansia.

Questi tipi di ansia sono costruttivi, ovvero risultano funzionali alla nostra sopravvivenza.

Fungono da intermediario tra noi e il mondo esterno rendendoci capaci di far fronte ai problemi della vita e di adoperarci per migliorare il nostro adattamento all’ambiente. Sono dunque fattori di crescita e sviluppo della personalità che forniscono stimoli e motivazione all’accrescimento.

Ci sono delle occasioni però in cui l’ansia si trasforma da risposta del tutto naturale e adattiva a profondo disagio perdendo la funzione di elemento di crescita e maturazione, divenendo piuttosto un elemento di disturbo della qualità di vita.

Questo può accadere quando:

  • Non siamo capaci di superare del tutto una situazione di pericolo;
  • Allo stato d’allarme e attivazione non corrisponde un pericolo reale da fronteggiare e risolvere;
  • È spropositata rispetto alla situazione;
  • Persiste anche in situazioni non stressanti;
  • Sembra insensata.

È così che l’ansia perde la sua funzione adattiva tesa a favorire il rapporto con l’ambiente, provocando al contrario una perdita di contatto con l’ambiente stesso.



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