Sviluppo del potenziale e Mindset

Scarico mentale: perché ti senti sempre in affanno (e come alleggerire la mente)

Scarico mentale: perché ti senti sempre in affanno (e come alleggerire la mente) Ti senti spesso in affanno, anche quando fai tutto quello che “dovresti”? La giornata è piena, la lista è lunga, eppure la sensazione è sempre la stessa: la testa non si spegne mai. Molte donne arrivano in terapia convinte di essere disorganizzate, poco capaci o “non abbastanza forti”. In realtà, molto spesso, il problema è un altro: il sovraccarico mentale. In questo articolo vediamo: cos’è davvero lo scarico mentale perché la mente si riempie così facilmente come iniziare ad alleggerirla in modo pratico e gentile Cos’è il sovraccarico mentale (e perché non è colpa tua) Il sovraccarico mentale non è solo “avere tante cose da fare”. È tutto ciò che: tieni a mente anticipi controlli gestisci emotivamente Ad esempio pensieri come: “Non devo dimenticarmi…”, “E se poi succede…?”,  “Devo pensarci io”. 👉 Questo carico non si vede, ma il cervello lo registra come lavoro continuo. Dal punto di vista psicologico, una mente costantemente attiva entra in modalità allerta, aumentando: tensione irritabilità ansia senso di affanno Perché la mente non si svuota da sola Molte persone aspettano che la mente “si calmi”. Il problema è che la mente non si svuota per riposo, ma per contenimento. 👉 Se i pensieri non trovano uno spazio esterno, continuano a girare all’interno. Dal punto di vista Cognitivo-Comportamentale: il cervello interpreta i pensieri non scritti come “non risolti” ciò mantiene attivo il circuito dell’ansia Ecco perché dire “non ci penso” non funziona. Cos’è davvero lo scarico mentale (e cosa non è) Lo scarico mentale non è: ❌ sfogarsi ❌ lamentarsi ❌ fare un elenco infinito di cose da fare Lo scarico mentale è: ✔️ dare una forma ai pensieri ✔️ spostarli dalla testa alla carta ✔️ ridurre il carico cognitivo È una strategia di regolazione, non di controllo. I benefici dello scarico mentale Quando lo scarico mentale è fatto bene: la mente si alleggerisce l’ansia si abbassa aumenta la sensazione di controllo migliora la concentrazione Non perché “risolvi tutto”, ma perché non devi più tenere tutto dentro. Da dove iniziare (senza complicarti la vita) Non serve farlo perfettamente. Serve farlo in modo sostenibile. 👉 Bastano: 10 minuti un foglio una struttura semplice Per questo ho preparato una risorsa gratuita che puoi usare subito. Risorsa gratuita: All’interno trovi: una guida passo passo domande mirate (non dispersive) uno spazio sicuro dove “appoggiare” la mente 👉 Puoi scaricarla gratuitamente qui: Workbook “Scarico mentale in 10 minuti” Usala quando senti la testa piena, l’ansia che sale e il bisogno di fare ordine. Conclusione Se ti senti spesso in affanno, non significa che sei sbagliata. Molto probabilmente sei mentalmente sovraccarica. Imparare a scaricare la mente non è debolezza. È una competenza emotiva. E come tutte le competenze, si può apprendere e allenare. SCEGLI LA TUA RISORSA GRATUITA E ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Autoconsapevolezza Lasciare andare il superfluo emotivo: la pratica che ti prepara al nuovo anno Autoconsapevolezza La guida definitiva alla serenità emotiva nel mese più caotico dell’anno Autoconsapevolezza Non tutto quello che pensi è vero: come riconoscere e riscrivere i pensieri sabotanti Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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Lasciare andare il superfluo emotivo: la pratica che ti prepara al nuovo anno

Lasciare andare il superfluo emotivo: la pratica che ti prepara al nuovo anno A fine anno succede una cosa strana: anche se fuori c’è movimento, dentro si crea uno spazio di sospensione. È come se una voce interiore ti chiedesse: “Che cosa voglio portare con me… e cosa invece mi sta trattenendo?” È un processo spontaneo, quasi biologico. Il problema è che spesso lo viviamo con confusione, come se dovessimo prendere decisioni enormi in poco tempo. In realtà, lasciare andare non è un atto drastico: è qualcosa di molto più delicato e profondo. È dare un posto alle cose. È riconoscere ciò che ti ha fatto crescere e ciò che ti ha consumata. È smettere di portare dentro pesi che non servono più. Non si tratta di dimenticare. Né di chiudere gli occhi. Lasciare andare è un gesto di rispetto verso la te che sei diventata. ⭐ 1. Cosa significa davvero “lasciare andare” (e cosa NON significa) Non significa dimenticare.Non significa cancellare.Non significa fare finta che non ti abbia fatto male. Lasciare andare significa:• smettere di portare sulle spalle ciò che non serve più ora• distinguere tra ciò che ti appartiene e ciò che hai ereditato• sciogliere un nodo interno, non la storia• dare al passato un posto, non il comando È un atto di cura, non una rimozione. 👉 È smettere di trattenere una corda che ti sta facendo male alle mani. Quando parliamo di “lasciare andare”, la mente pensa subito a un taglio netto. In realtà è un processo molto più gentile. Significa accorgerti di ciò che stai trattenendo — un pensiero, una convinzione, un giudizio, un ricordo che ormai ha perso la sua funzione. Significa accettare che qualcosa è stato importante, ma non è più utile. Significa dire a te stessa: “Non devo portarlo con me ovunque.” Non è cancellare.È rimettere al suo posto.E quando lo fai, senti immediatamente un piccolissimo sollievo: come se il petto si aprisse di qualche millimetro. ⭐ 2. Come riconoscere ciò che pesa davvero Non sempre il peso ha la forma che immagini.A volte non riguarda ciò che è successo, ma il modo in cui ti sei parlata dopo.Non riguarda l’evento, ma la tensione che ti è rimasta addosso.Non riguarda una persona, ma il ruolo che continui a recitare accanto a lei. Per capire cosa devi lasciar andare, puoi farti tre domande semplici, quasi sussurrate: • Cosa mi stanca quando ci penso?• Cosa mi confonde o mi disallinea?• Cosa parla di una versione di me che non mi rappresenta più? Le risposte arrivano subito, con una piccola fitta o un piccolo respiro.Il corpo riconosce la verità prima della mente. ⭐ 3. La pratica “Tengo – Lascio – Trasformo” (in versione narrativa) Questa pratica Cognitivo Comportamentale è molto utile, ma voglio proportela in una versione più morbida, meno schematica, più simile a un rituale personale. Prendi un foglio, respira, e dividi il tempo in tre momenti. Il momento del “Tengo”Racconta cosa vuoi portare con te: le intuizioni, i legami che ti nutrono, le tue parti forti, i gesti che ti hanno fatto crescere.È un atto di gratitudine verso ciò che ti sostiene. Il momento del “Lascio”Qui non devi fare liste.Basta scrivere una frase, una parola, un’immagine.Qualcosa che ti pesa anche solo nominarlo. Lasciare andare significa solo questo: riconoscere il peso e metterlo giù. Il momento del “Trasformo”Questo passaggio è dolcissimo:trasformare non è cambiare a forza, ma far evolvere. Puoi scrivere: • “Da questo pensiero vorrei imparare a essere più gentile con me.”• “Da questo dolore vorrei farmi nascere una scelta nuova.”• “Da questa fatica voglio trarre una direzione più vera.” È un dialogo intimo con la parte di te che vuole crescere. ⭐ 4. Il rituale del doppio foglio (in versione sensoriale e terapeutica) È una pratica che funziona perché il corpo ha bisogno di gesti concreti.E la mente ha bisogno di simboli. Prendi due fogli. Sul primo lascia scorrere tutto: parole storte, frasi confuse, emozioni ingombranti.Scrivi senza rileggere.Non deve essere bello, né sensato.Deve essere vero. È una pratica che funziona perché il corpo ha bisogno di gesti concreti.E la mente ha bisogno di simboli. Prendi due fogli. Sul primo lascia scorrere tutto: parole storte, frasi confuse, emozioni ingombranti.Scrivi senza rileggere.Non deve essere bello, né sensato.Deve essere vero. Poi mettilo via.Non distruggerlo subito: lascialo riposare.È un modo per dirti:“Non devo risolvere tutto oggi.” Sul secondo foglio scrivi solo ciò che scegli: poche parole, poche intenzioni, le cose che vuoi tenere con te. Questo foglio diventa la tua direzione.Un piccolo faro. E il gesto di separarli manda al cervello un messaggio chiarissimo:“Adesso c’è più spazio.” ⭐ 5. Perché questa pratica ti prepara davvero al nuovo anno Perché non puoi entrare in un nuovo ciclo portando con te tutto ciò che ti ha ferita.Non per forza.Non per abitudine.Non per dovere. Lasciare andare crea un vuoto speciale: un vuoto che non fa paura, perché non è mancanza.È spazio.Spazio per vedere meglio.Spazio per respirare.Spazio per accogliere ciò che sei diventata. È così che il nuovo anno può iniziare davvero, non come una corsa… ma come una scelta. ⭐ 6. Perché liberarti del superfluo ti prepara davvero al nuovo anno Perché crea: ✔️ Spazio mentaleMeno caos = più lucidità. ✔️ Spazio emotivoMeno pesi = più possibilità di sentire altro. ✔️ Spazio identitarioMeno versioni vecchie = più autenticità. ✔️ Spazio per il cambiamento Meno sovraccarico = più energia per ciò che desideri.Chi lascia andare, non si impoverisce.Si libera. ⭐ Conclusione Lasciare andare è un gesto di verità.È ammettere cosa non ti serve più.È concederti di non portare tutto.È riconoscere che sei cambiata e che hai diritto a camminare più leggera. Non devi farlo in un giorno.Devi iniziare. Un foglio.Una frase.Un piccolo movimento interno. Da lì nasce tutto. ✨ Dal 27 Dicembre su Instragam inizieremo insieme “Riparto da Me”, il percorso quotidiano per liberarti di ciò che pesa e accogliere il 2026 con più centratura, forza e verità. SCEGLI LA TUA RISORSA GRATUITA E ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi

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La guida definitiva alla serenità emotiva nel mese più caotico dell’anno

La guida definitiva alla serenità emotiva nel mese più caotico dell’anno Dicembre ha un’energia tutta sua. È il mese delle luci, dei ricordi, dei “dovrei farcela”, dei bilanci, delle aspettative, degli inviti, dei sorrisi necessari, e — se non stai attenta — anche della stanchezza emotiva che si accumula giorno dopo giorno. Molte donne vivono questo periodo con una pressione invisibile: la sensazione di dover essere all’altezza di tutto e di tutti. Eppure dicembre non dovrebbe travolgerti. Può diventare un mese più leggero, più vero e più tuo, se inizi ad ascoltarti e a proteggerti. Questa è una guida concreta, psicologica e semplice per accompagnarti in una delle fasi più delicate dell’anno. 1. Riconosci chi ti succhia energia Non tutte le relazioni stancano allo stesso modo. Alcune persone attivano dinamiche che consumano energia emotiva anche senza volerlo: • chi parla solo di sé• chi critica o giudica• chi ti delega problemi• chi crea tensioni• chi pesa sulle tue decisioni 👉 Prima regola di serenità di dicembre: impara a riconoscere dove si disperde la tua energia mentale. Mini-esercizio: Pensa a un incontro che temi. Chiediti: “Come mi sento prima, durante e dopo?” La risposta è già una bussola. 2. Metti confini chiari (con gentilezza e fermezza)   Un confine non è un muro: è una forma di cura. Serve per proteggere il tuo tempo, la tua stabilità e la tua energia. Puoi dire frasi semplici, gentili ma chiare: • “In questo periodo ho bisogno di ritmi più tranquilli.”• “Non riesco a venire, ma grazie dell’invito.”• “Vi raggiungo più tardi.”• “Preferisco non parlarne adesso.” I confini non creano distanza. Creano equilibrio. 3. Riduci le aspettative (tue e degli altri) Molto stress di dicembre nasce dal tentativo di fare tutto perfetto. La perfezione è una trappola cognitiva: aumenta la percezione del rischio, dell’errore e del giudizio. Prova questo cambio di prospettiva: • da “deve andare tutto bene”• a “andrà come può andare, e io mi adatterò” 👉 La flessibilità emotiva è una delle abilità più protettive che puoi coltivare. 4. Trova il tuo ritmo (non quello degli altri) Dicembre ti spinge fuori ritmo. Tra negozi pieni, cene, impegni e telefonate, rischi di dimenticare ciò che davvero ti serve. Prova a chiederti ogni mattina:• “Di cosa ho bisogno oggi per non arrivare stremata?”• “Cosa posso togliere invece di aggiungere?” Anche 10 minuti di pausa mentale possono cambiare il tono della giornata. I tuoi rituali serali per decomprimere   Il corpo e la mente accumulano tensioni. Hai bisogno di un rituale che ti riporti a te. Eccone uno semplice: 1. abbassa le luci2. respira 3 volte profondamente3. scrivi una cosa che vuoi lasciare andare4. scrivi una cosa che vuoi tenere con te5. fai una piccola azione di cura (tisane, doccia calda, lettura breve) Funziona perché dà un messaggio chiaro al cervello:“Posso rallentare. Sono al sicuro.” I tuoi rituali serali per decomprimere   Dicembre può essere un mese di centratura, non di sfinimento. Di presenza, non di performance. Di verità, non di aspettative. Prenditi il diritto di scegliere cosa ti fa bene. Proteggi ciò che conta. Riportati al tuo ritmo. E ricorda: non devi fare tutto. Devi ascoltarti. 🌿 Nelle newsletter di Dicembre riceverai delle pratiche semplici per restare centrata nei giorni più caotici — sono utili, concrete e mai invadenti. Ti aiuteranno a iniziare a fare spazio dentro di te. ✨ E dal 27 dicembre inizieremo insieme “Riparto da Me”, il percorso quotidiano che ti accompagnerà fino al 4 Gennaio a lasciare andare ciò che pesa e ad entrare nel 2026 con centratura e verità. SCEGLI LA TUA RISORSA GRATUITA E ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Autoconsapevolezza Non tutto quello che pensi è vero: come riconoscere e riscrivere i pensieri sabotanti Ansia e Benessere emotivo Ansia quotidiana: come smettere di farti governare dai pensieri e tornare al presente Produttività Settembre senza ansia né procrastinazione: come ripartire con energia e metodo Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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Non tutto quello che pensi è vero: come riconoscere e riscrivere i pensieri sabotanti

Non tutto quello che pensi è vero: come riconoscere e riscrivere i pensieri sabotanti Sei mai stata intrappolata da un pensiero tipo: “Non sono abbastanza” o “Se sbaglio, sarà un disastro”? La mente sa essere una pessima sceneggiatrice: scrive copioni drammatici e ti convince che siano notizie di cronaca. Il problema è che, se ci credi, finisci per comportarti come se quelle frasi fossero vere… e così i pensieri diventano profezie che si auto-avverano. La verità? I pensieri non sono fatti, sono interpretazioni.E tu puoi imparare a riscriverli. I pensieri sabotanti più comuni   La Terapia Cognitivo Comportamentale li chiama pensieri automatici: arrivano in un lampo, senza chiederti permesso. Ecco tre classici: • “Non sono abbastanza” → ti blocca dal provare.• “Se sbaglio, sarà un disastro” → ti fa procrastinare.• “Gli altri penseranno male di me” → alimenta ansia sociale e insicurezza. 👉 Sono schemi mentali che sembrano realtà, ma sono solo storie ricorrenti che ti racconti. Come funziona l’ABC dei pensieri   Un pilastro della Terapia Cognitivo Comportamentale è il modello ABC: • A → Activating event = la situazione (es. una riunione).• B → Belief = il pensiero che fai (es. “Diranno che sono impreparata”).• C → Consequence = emozione e reazione (es. ansia, blocco). 👉 Non è l’evento a determinare come stai, ma il filtro con cui lo interpreti. Ti sei mai accorta di quanto la tua mente sappia essere rumorosa? A volte sembra quasi una radio accesa in sottofondo che non puoi spegnere: pensieri critici, dubbi, preoccupazioni… tutto insieme, proprio quando avresti bisogno di calma e concentrazione. La verità è che non sempre possiamo scegliere cosa pensare, ma possiamo imparare a gestire come rispondere a quei pensieri. L’ABC dei pensieri   L’ABC dei pensieri. Funziona così: ogni volta che succede qualcosa (A – l’evento), scatta una nostra interpretazione (B – il pensiero), e da lì nasce un’emozione o un comportamento (C – la conseguenza). Spesso crediamo che sia l’evento a farci stare male, ma in realtà è il pensiero che ci raccontiamo su quell’evento. Imparare a distinguere questi tre passaggi è come accendere la luce in una stanza buia: finalmente vedi dove nasce il problema e puoi lavorarci con più chiarezza. La ristrutturazione cognitiva   Un altro strumento della Terapia Cognitivo Comportamentale è la ristrutturazione cognitiva. Una volta che hai identificato i pensieri disfunzionali, puoi metterli in discussione con domande semplici ma potenti: “È davvero così? Ci sono prove che lo confermano? E se guardassi la situazione da un altro punto di vista?” Non significa illudersi che tutto vada bene, ma costruire pensieri più equilibrati e realistici, che ti permettano di affrontare la realtà senza sentirti schiacciata. Un allenamento che vale   Certo, servono un po’ di pratica e costanza, ma la verità è che più ti alleni, più questi strumenti diventano naturali. È come insegnare alla tua mente a stare al posto giusto: non al comando assoluto, ma come una voce tra le tante, che puoi ascoltare… senza doverle obbedire sempre. Ricorda: non sei obbligata a credere a ogni pensiero che ti attraversa. Puoi scegliere quelli che ti sostengono e lasciare andare gli altri. La tua mente è uno strumento, non la tua padrona. Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Ansia e Benessere emotivo Ansia quotidiana: come smettere di farti governare dai pensieri e tornare al presente Produttività Settembre senza ansia né procrastinazione: come ripartire con energia e metodo Sviluppo del potenziale e Mindset Superare i Dubbi per Realizzare il Proprio Potenziale Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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Ansia quotidiana: come smettere di farti governare dai pensieri e tornare al presente

Ansia quotidiana: come smettere di farti governare dai pensieri e tornare al presente Ti capita mai di svegliarti già con la sensazione che la giornata ti stia sfuggendo di mano? Non è successo ancora niente, eppure la tua mente ha già montato il trailer di un film catastrofico. 🎬 Benvenuta nel club dell’ansia quotidiana. L’ansia non sempre arriva con crisi evidenti o attacchi improvvisi. A volte si traveste da “rumore di fondo”: pensieri continui, agitazione sottile, la sensazione di avere sempre un “debito” di tempo o di energia. E la cosa più subdola è che ti ci abitui talmente tanto da pensare che sia normale. Spoiler: non lo è. E non devi conviverci passivamente.   🔹 Perché l’ansia ti frega così bene   L’ansia è un meccanismo antico: la tua mente cerca di proteggerti anticipando pericoli. Il problema? Nel 2025 i pericoli non sono più tigri dai denti a sciabola ma scadenze, riunioni e notifiche. Il corpo però reagisce allo stesso modo: tachicardia, respiro corto, pensieri che corrono a 200 km/h. 👉 Risultato: vivi sempre “nel futuro”, cercando di controllare scenari che esistono solo nella tua testa. È come avere un consulente disastro gratuito che lavora H24 (e che non hai mai assunto). 😅   🔹 Le convinzioni che alimentano l’ansia   La terapia cognitivo-comportamentale ci insegna che l’ansia non nasce dal nulla: cresce su convinzioni distorte, tipo: “Se non controllo tutto, andrà tutto male.” “Se sento ansia, significa che non ce la farò.” “Se non ci penso continuamente, mi dimenticherò qualcosa di importante.” Questi pensieri hanno un problema: sembrano logici, ma in realtà ti fanno stare peggio e non risolvono nulla.   🔹 Ansia: Due strumenti della terapia cognitivo-comportamentale per rimettere la mente al suo posto   Ti è mai capitato di sentirti trascinata da un vortice di pensieri?  Magari mentre stai lavorando e all’improvviso la mente ti bombarda con “non ce la faccio”, “sto sbagliando tutto”, “non finirò mai in tempo”. Oppure in quei momenti in cui l’ansia accelera e ti sembra che il corpo vada più veloce della testa. In queste situazioni, la mente prende il sopravvento e noi rischiamo di seguirla senza nemmeno rendercene conto. È qui che entrano in gioco due strumenti della terapia cognitivo-comportamentale semplici ma molto potenti: la tecnica dello STOP e il grounding dei 5 sensi.   La tecnica dello STOP   Immagina di avere in mano un telecomando capace di fermare di colpo il flusso dei pensieri. Questo, in pratica, è lo STOP: un’interruzione volontaria del circolo vizioso mentale. Quando l’ansia parte, la mente corre come una Ferrari senza freni. STOP è il tuo pulsante d’emergenza: S → Stop (fermati un attimo) T → Take a breath (respira) O → Observe (nota cosa stai pensando e sentendo) P → Proceed (riprendi, ma con consapevolezza) Funziona così: nel momento in cui ti accorgi che la mente sta correndo troppo, ti dici con decisione “STOP” (ad alta voce o dentro di te). Non è un rimprovero ma un segnale forte e chiaro che mandi a te stessa per bloccare l’automatismo. Subito dopo, sposti l’attenzione altrove: puoi inspirare ed espirare profondamente, fare un piccolo gesto fisico (battere le mani, toccare il tavolo, camminare per due passi) o semplicemente concentrarti sul compito che hai davanti. È come mettere un punto in una frase che sembrava non finire mai: interrompi il fiume di pensieri e ricominci da capo, più consapevole.   Il grounding dei 5 sensi   Se lo STOP è un interruttore, il grounding dei 5 sensi è una vera e propria ancora che ti riporta nel presente. Quando l’ansia sale o la mente vaga senza controllo, puoi usare i tuoi sensi per “ancorarti” alla realtà. Il metodo classico è questo: nota 5 cose che vedi, 4 che puoi toccare, 3 che puoi udire, 2 che puoi annusare, 1 che puoi gustare. Questa sequenza ti obbliga a spostare l’attenzione dal vortice dei pensieri al qui e ora, creando un effetto calmante immediato. È come dire alla mente: “Non stiamo vivendo nel passato o nel futuro, siamo qui, adesso”. Puoi farlo ovunque: in ufficio, mentre cammini, o anche a casa durante una serata in cui la testa non vuole smettere di girare. All’inizio richiede un po’ di allenamento, ma con la pratica diventa una strategia semplice e naturale per abbassare il volume dei pensieri.   Un piccolo segreto   Lo STOP e il grounding non cancellano i pensieri, ma ti restituiscono spazio. Ti permettono di interrompere l’automatismo e scegliere: voglio davvero continuare a seguire questa catena mentale o preferisco orientarmi verso altro? Ed è proprio lì che recuperi la sensazione di avere di nuovo la guida in mano.   🔹 Conclusione   L’ansia quotidiana non va “eliminata” (spoiler: non è possibile). Va gestita. Con tecniche semplici e ripetute puoi smettere di far guidare i tuoi pensieri ansiosi e tornare al presente, dove la vita reale accade. I pensieri non hanno il potere di travolgerti, se impari a fermarli e a tornare al presente. Con STOP e grounding, sei tu a decidere la direzione. 👉 Domanda per te: qual è il momento della giornata in cui l’ansia ti mette più in difficoltà? Scrivilo: ti aiuterà a riconoscerla e ad iniziare a gestirla. 📌Nelle prossime settimane ti parlerò delle novità di BeneficaMente, pensate proprio per darti strumenti pratici contro ansia e pensieri sabotanti. A presto ✨. Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Produttività Settembre senza ansia né procrastinazione: come ripartire con energia e metodo Sviluppo del potenziale e Mindset Superare i Dubbi per Realizzare il Proprio Potenziale Produttività I 4 passi fondamentali per organizzare al meglio il tuo tempo per riuscire a fare tutto e ad avere tempo per te. Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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Settembre senza ansia né procrastinazione: come ripartire con energia e metodo

Settembre senza ansia né procrastinazione: come ripartire con energia e metodo Settembre: quel mese in cui ti riprometti di ricominciare tutto da capo. Agenda nuova, buoni propositi freschi, playlist motivazionali a manetta. E poi? Dopo tre giorni ti ritrovi a fissare la lista infinita di “da fare” chiedendoti se non fosse meglio tornare sotto l’ombrellone. Se ti consola, non sei sola… Per molte donne Settembre non è solo il mese del rientro, ma anche il festival dell’ansia da prestazione e della procrastinazione mascherata da perfezionismo. Insomma: vuoi spaccare il mondo, ma finisci col rimandare anche l’inizio. La buona notizia? C’è una via d’uscita. E non prevede di fuggire in un’isola deserta (anche se ammetto che a volte ci penso anch’io 😅). Perché Settembre amplifica ansia e procrastinazione Il punto è semplice: settembre porta con sé un cambio di ritmo. Vacanze finite → routine ribaltata. Agenda piena → richieste esterne che piovono da ogni parte. La tua mente, poverina, prova a mantenere il controllo… e spesso scivola nell’ansia. 👉 Quando l’ansia sale, spunta il pensiero tipico: “Aspetto il momento giusto per iniziare!”. Peccato che quel momento giusto non arrivi mai. Risultato? Procrastinazione. E così nasce il circolo vizioso: più rimandi → più ti senti in colpa → più cresce l’ansia → più rimandi ancora. Un classico intrappolamento cognitivo-comportamentale.   Ansia e procrastinazione: i segnali da riconoscere Forse ti ci rivedi in uno di questi: Ti svegli già col cuore in modalità “caffettiera”: ansia anticipatoria a palla. Scrivi to-do list da 25 punti, ma ne spunti solo due (i più facili). Ti dici: “Inizio quando mi sento pronta”. Spoiler: pronta non ti sentirai mai. Ti convinci che procrastinare è “organizzarsi meglio”… e intanto le scadenze ti sfilano davanti come un treno in corsa. Se almeno uno di questi ti suona familiare, tranquilla: non sei sbagliata. Sei solo intrappolata in schemi mentali che puoi imparare a riconoscere e cambiare. 2 strategie cognitivo-compartamentali per ripartire a settembre senza farti fregare   1. Tecnica dei 5 minuti Una delle trappole più frequenti della procrastinazione è pensare che per iniziare serva tanta energia, tempo e concentrazione. In realtà, il primo passo è quasi sempre più leggero di quanto crediamo. La tecnica dei 5 minuti nasce proprio da questo principio: concedersi di iniziare un compito dicendosi “lo faccio solo per 5 minuti”. Perché funziona? Perché abbassa l’ansia da prestazione e rompe l’inerzia. Spesso, una volta superato il blocco iniziale, la fatica diminuisce e quei 5 minuti diventano facilmente 10, 20, o addirittura l’intero compito completato. E se anche ci fermassimo davvero dopo soli 5 minuti, avremmo comunque spezzato la catena dell’evitamento, allenando il cervello a sperimentare l’azione invece che la paralisi. Parti, ad esempio, con l’aprire il file del lavoro, sistemare una pila di panni o iniziare a leggere due pagine di quel testo. Quasi sempre, dopo quei primi minuti, l’inerzia si spezza e andare avanti diventa molto più semplice. E se anche ti fermassi davvero, avresti comunque fatto un passo avanti invece di restare bloccata. 2. I piani “Se – Allora” Un altro strumento molto utile contro la procrastinazione sono i cosiddetti piani di implementazione, o “Se – Allora”. Funzionano così: invece di lasciare che le buone intenzioni restino idee generiche, le trasformiamo in regole semplici e concrete che ci guidano nel momento critico. Ad esempio: “Se torno a casa e mi viene voglia di buttarmi sul divano, allora prima sistemo la cucina per 10 minuti”. Oppure: “Se apro il computer, allora la prima cosa che faccio è scrivere due righe della relazione, non controllare le mail”. Questa tecnica sfrutta la forza dell’automatismo: il cervello riconosce la situazione (“Se…”) e ha già pronto il comportamento da mettere in atto (“Allora…”), riducendo al minimo il margine di indecisione. È come lasciare a se stessi delle piccole scorciatoie che, giorno dopo giorno, fanno la differenza. In fondo, sia la tecnica dei 5 minuti che i piani “Se – Allora” hanno lo stesso obiettivo: rendere più facile iniziare. Non servono grandi rivoluzioni, ma piccoli accorgimenti che ti aiutano a scivolare nell’azione senza combattere ogni volta con la forza di volontà. Sono strumenti semplici, ma potenti, perché ti permettono di fare spazio al movimento lì dove prima c’era solo blocco. Conclusione   Settembre non deve per forza essere sinonimo di ansia e procrastinazione. Può diventare l’occasione per allenarti a gestire tempo ed emozioni con metodo, e iniziare davvero a brillare . Ricorda: non serve cambiare tutto insieme. Ti basta un piccolo passo, oggi. E visto che sei arrivata fino a qui, ecco la mia domanda per te: 👉 Qual è la prima azione minuscola che puoi fare oggi per rendere questo settembre diverso? Scrivila nei commenti o, se preferisci, appuntala in agenda: ti stupirai di quanto possa fare la differenza. Non aspettare l’ispirazione per agire: agisci, e l’ispirazione verrà da sé.” Vuoi altri strumenti pratici per superare ansia e procrastinazione? Seguimi su Instagram e Facebook: ogni settimana nuovi contenuti di psicologia che funziona. Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Sviluppo del potenziale e Mindset Superare i Dubbi per Realizzare il Proprio Potenziale Produttività I 4 passi fondamentali per organizzare al meglio il tuo tempo per riuscire a fare tutto e ad avere tempo per te. Ansia e Benessere emotivo Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana. Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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Superare i Dubbi per Realizzare il Proprio Potenziale

Superare i Dubbi per Realizzare il Proprio Potenziale L’argomento di cui voglio parlare in quest’articolo è la relazione tra dubbi e realizzazione del proprio potenziale. Per farlo voglio iniziare citando una frase emblematica.  “Il solo limite alle nostre realizzazioni di domani saranno i nostri dubbi di oggi.”                                                                                   Franklin D. Roosevelt Questa frase, che racchiude una verità profonda e universale, ci invita a riflettere su come i nostri pensieri e le nostre emozioni influenzino il nostro comportamento e, di conseguenza, il nostro successo. Nel campo della psicologia cognitivo-comportamentale (CBT), si pone grande attenzione a questo processo di interazione tra pensieri, emozioni e comportamenti, con l’obiettivo di trasformare i dubbi e le paure in forza e determinazione. Il Ruolo dei Pensieri Negativi I dubbi, spesso sotto forma di pensieri negativi e autolimitanti, possono avere un impatto significativo sul nostro benessere e sulla nostra capacità di raggiungere i nostri obiettivi. La CBT sostiene che i nostri pensieri influenzano le nostre emozioni e i nostri comportamenti. Ad esempio, pensieri come “Non sono abbastanza bravo” o “Fallirò sicuramente” possono portare a sentimenti di ansia e insicurezza, che a loro volta possono tradursi in evitamento di situazioni impegnative o abbandono dei propri sogni. Identificare e Sfatare i Pensieri Irrazionali Il primo passo nel superare questi dubbi è identificarli. Spesso, questi pensieri negativi sono automatici e passano inosservati. Un esercizio utile è tenere un diario dei pensieri, in cui annotare i momenti in cui ci si sente sopraffatti dai dubbi e le circostanze che li hanno scatenati. Una volta identificati, è possibile sfatare questi pensieri irrazionali. La CBT utilizza tecniche come la ristrutturazione cognitiva, che aiuta le persone a sostituire i pensieri negativi con alternative più realistiche e positive. Ad esempio, il pensiero “Non sono abbastanza bravo” può essere sostituito con “Posso imparare e migliorare con la pratica”. L’Importanza dell’Autoefficacia Un concetto chiave in CBT è l’autoefficacia, ossia la fiducia nelle proprie capacità di affrontare e superare le sfide. Incrementare l’autoefficacia significa spesso ricordare a se stessi i successi passati e le proprie competenze. Questo rafforza la convinzione che, nonostante i dubbi, si possiede la capacità di raggiungere i propri obiettivi. Esporsi Gradualmente alle Situazioni Temute La CBT incoraggia anche l’esposizione graduale alle situazioni temute. Questo significa affrontare progressivamente le circostanze che generano ansia, permettendo di sperimentare e apprendere che è possibile gestire e superare queste situazioni. Ad esempio, se il dubbio riguarda il parlare in pubblico, si può iniziare con piccoli gruppi per poi aumentare gradualmente il pubblico. Coltivare la Resilienza Oltre a lavorare sui pensieri e sui comportamenti, è fondamentale sviluppare la resilienza, ovvero la capacità di affrontare e riprendersi dalle avversità. La resilienza si coltiva attraverso pratiche di mindfulness, esercizi di rilassamento e la costruzione di una rete di supporto sociale. Queste strategie aiutano a mantenere una prospettiva positiva e a gestire lo stress in modo efficace. Conclusione Non lasciare che i dubbi di oggi determinino il tuo domani. Attraverso la psicologia cognitivo-comportamentale, è possibile trasformare i pensieri negativi e autolimitanti in pensieri positivi e costruttivi. Sii coraggioso, abbraccia le sfide e ricorda che dentro di te risiede una forza inarrestabile. Il futuro è nelle tue mani: credi in te stesso e vedrai che le tue realizzazioni saranno senza limiti. Superare i dubbi non è solo una questione di forza di volontà, ma anche di apprendimento e pratica di nuove modalità di pensiero e comportamento.   Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Produttività I 4 passi fondamentali per organizzare al meglio il tuo tempo per riuscire a fare tutto e ad avere tempo per te. Ansia e Benessere emotivo Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana. Ansia e Benessere emotivo Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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I 4 passi fondamentali per organizzare al meglio il tuo tempo per riuscire a fare tutto e ad avere tempo per te.

I 4 passi fondamentali per organizzare al meglio il tuo tempo per riuscire a fare tutto e ad avere tempo per te. “Se avessi 8 ore per tagliare un albero, ne passerei 6 ad affilare la mia scure.” Abraham Lincoln Questa frase, attribuita ad Abraham Lincoln, mi piace moltissimo perché indica chiaramente quanto sia importante prepararsi prima di fare. Le tecniche di gestione del tempo partono proprio da qui, dalla pianificazione. Solo con una buona pianificazione del tempo e degli obiettivi, infatti, riusciremo poi a lavorare bene e più in fretta. Infatti, non è decidendo giorno per giorno cosa fare che si possono ottenere buoni risultati a lungo termine. Questo vale per tutto: nel lavoro e nella vita. Ecco le 4 cose più importanti che ho imparato sulla gestione del tempo e che voglio condividere con te. Perdi tempo prima, per guadagnarne poi Questa è la cosa più importante che ho imparato nella gestione del tempo. È necessario stabilire a priori del tempo da dedicare alla pianificazione delle proprie attività, sia personali che professionali. A livello lavorativo, la tecnica più efficace consiste nel riservarsi un periodo di tempo per pianificare su base annuale, trimestrale e poi mensile e settimanale. Io stessa, lavorando come libera professionista, ho dovuto imparare a gestire il tempo al meglio delle mie possibilità per riuscire a portare a termine tutti i miei compiti ma nello stesso tempo lasciando del tempo per me e per i miei cari. Da quando mi prendo il tempo di pianificare, i risultati sono decisamente diversi e io non mi sento mai (o quasi) sopraffatta e con l’acqua alla gola. Se finora non lo hai mai fatto, perciò, inizia adesso. Ritagliati del tempo per pianificare: anno, trimestre, mese, settimana, giorno. Impara a dire di no Avrai sentito molte volte questa ‘regola’ e forse avrai pensato: ‘facile a dirsi ma non a farsi’. Anche per me certe volte è difficile dire di no. Ma ho scoperto alcune cose che mi aiutano in questo: Dire NO a qualcosa è dire Sì a qualcos’altro. Più conosci i tuoi bisogni profondi e i tuoi valori più sei in grado di dire NO. Imparare a dire NO ti aiuterà a fare crescere la tua autostima. Dal punto di vista lavorativo, c’è un’altra cosa importante da sapere. Le persone che hanno più successo sono quelle che perseguono una sola cosa alla volta. Tutte le loro energie sono focalizzate verso un obiettivo e non ‘disperse’ in mille altri. Uno studio condotto dalla Stanford University e un altro condotto dalla University of London hanno evidenziato che si tende a perdere la capacità di filtrare le informazioni importanti, diventando, paradossalmente, meno efficienti e più lenti. Si verifica addirittura un calo del quoziente intellettivo, di ben 15 punti. Quindi il multitasking tanto osannato ai giorni nostri dove il ritmo è frenetico non porta i risultati che si pensano. Dal punto di vista personale, invece, una cosa che ho imparato e che mi aiuta molto è ‘prendere tempo’. La tentazione di farsi prendere dall’entusiasmo o dalla tendenza a voler aiutare sempre il prossimo è costantemente dietro l’angolo. Ma, siccome mi conosco, sono riuscita, anche grazie alla meditazione e alla mindfulness, a ‘frenare’ certi miei automatismi; quindi ti risponderò: ‘devo pensarci un attimo’, oppure: ‘devo controllare l’agenda…’ o altro. Ci rifletterò un po’ su e, infine, ti risponderò.  Pianifica la tua giornata A livello lavorativo, ho imparato a elaborare un ‘piano strategico’ annuale, e poi l’ho scomposto in uno trimestrale, mensile, settimanale e, infine, giornaliero. Questo mi permette di sapere sempre qual è il mio obiettivo di un determinato periodo e i passi da fare per raggiungerlo. Ma non solo. Una pianificazione ‘fatta bene’ mi permette poi di avere anche tempo libero in alcuni momenti dell’anno in cui staccare la spina per ricaricarmi. Ma non è fondamentale definire soltanto i ‘macro-obiettivi’; infatti è importante delineare le singole giornate. È lì che si misura quanto siamo brav* a concretizzare. Da tempo, ho affiancato alla To Do List, una Focus List. Stabilisco una lista di cose da fare, To Do List, non troppo lunga altrimenti rischio di non tenervi fede, poi, scelgo 3 cose, Focus List: le più importanti del giorno. Mi dedico a quelle in ordine di importanza e poi, solo quando e se le ho terminate, preparo un’altra Focus List di altre 3 cose attingendo dalla To Do List e procedo con le successive. A fine giornata, mi assicuro di sapere già da cosa partire l’indomani per non perdere tempo. Per me è fondamentale ogni sera aggiornare la To Do List e scrivere la Focus List sull’agenda che sia digitale o cartacea, anche se preferisco il vecchio stile. Scrivere mi aiuta a ‘visualizzare’ come si svolgerà la mia giornata, a liberare la mia memoria e a far ‘lavorare’ il mio inconscio per svolgere le attività che sono chiamata a fare il giorno dopo. E, spesso e volentieri, la mattina dopo trovo soluzioni a problemi che non ho risolto in ore di pensieri e rimuginii. Fissa dei limiti Oltre ad ‘imparare a dire di no’, anche ‘fissare dei limiti’ è difficile ma fondamentale. Le nostre energie sono limitate. Non si può andare avanti ‘ad oltranza’ con riunioni, impegni, senza fermarsi e senza ‘dosare’ il tempo. Altrimenti, poi, con quale energia riuscirò a fare il resto? Per gestire bene il nostro tempo, dobbiamo imparare a fissare dei limiti. Innanzitutto, nei confronti di noi stesse e poi anche nei confronti degli altri.Fissare dei limiti, ci consente di preservare le nostre energie e di sentire di avere il potere di scegliere. Ecco le ‘regole sui limiti’ che mi aiutano: Stabilisco una durata per ogni cosa. Devo scrivere un articolo per il web? Stabilisco che, in 3 ore al massimo, lo devo finire. Quando ho una incontro, sto prendendo l’abitudine di comunicare al mio interlocutore, fin dall’inizio, il tempo che abbiamo a disposizione. Fissando dei limiti a priori è più facile che l’incontro resti nei tempi stabiliti. I miei pazienti lo sanno che le mie sedute tendevano a

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Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana.

Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana. Il punto chiave di ogni definizione di Mindfulness è che l’espressione significa essere consapevoli e coscienti del momento presente che stiamo vivendo, scegliere su cosa focalizzare l’attenzione, rendersi conto di quando la mente si perde in rimuginii sulla vita e riportare l’attenzione sul qui ed ora. Una volta che avremo acquisito questa abilità, potremo scegliere quando usarla. Un esempio facile da riconoscere in merito a quando non siamo mindful e invece siamo distratti e inconsapevoli si presenta tutte le volte che facciamo un’azione ripetitiva e quindi agiamo con il pilota automatico inserito. A me capita quando svolgo alcune faccende domestiche come stirare o lavare i piatti. Non ho bisogno di metterci una particolare attenzione attiva e quindi la mia mente vaga quasi totalmente indisturbata fra le cose che devo fare in quella giornata, le persone che devo chiamare o la lista della spesa. Ti è mai capitato? Generalmente la mente libera di vagare può andare in due direzioni diverse: nel passato e allora produce tutta una serie di pensieri che possono diventare un bagaglio ingombrante che ci limita e ci influenza in ciò che vogliamo fare nel presente. Oppure la nostra mente si focalizza sul futuro. Purtroppo la maggior parte delle volte la mente non immagina un futuro roseo e ricco di eventi felici ma tende a pensare a tutti i problemi che possono insorgere, anche quelli più assurdi, e a tutti gli scenari che possono presentarsi, anche quelli più catastrofici e improbabili. La tua mente quando agisci con il pilota automatico in quale direzione si orienta? Verso il passato o il futuro? O entrambi alternativamente? Nel 1979 Jon Kabat-Zinn iniziò ad usare la mindfulness con i suoi pazienti nel contesto di un programma per la riduzione dello stress. Aveva notato che, spesso, le persone vivevano la propria vita pensando a cosa sarebbe potuto accadere in futuro o a cosa era accaduto in passato finendo per trattare questi pensieri come se fossero veri e propri fatti. Era a conoscenza del fatto che alcune pratiche orientali di meditazione, come il buddismo, si propongono l’obiettivo di portare l’attenzione sul momento presente, accettandolo anziché cercare di respingerlo o di trasformarlo in qualcosa di diverso. Pensò che questa abilità avrebbe potuto aiutare i pazienti con cui stava lavorando, e così la introdusse nel proprio programma. A lui viene riconosciuto il merito di essere stato il primo ad accogliere la mindfulness nella pratica clinica occidentale. Negli anni successivi la mindfulness è stata incorporata in molte terapie per una vasta gamma di problemi. Un tema comune a tutte è l’enfasi posta sul cambiamento del modo in cui ci relazioniamo con le esperienze, piuttosto che sul modificarle. Accettare la esperienze senza giudicarle, in senso positivo o negativo, ci permette di viverle e di scegliere come vogliamo porci nei loro confronti. Ma quali sono i benefici di diventare Mindful? Negli ultimi trent’anni il numero di pubblicazioni e ricerche che hanno mostrato gli effetti straordinari della meditazione mindfulness ha avuto una crescita esponenziale. Molte di queste hanno evidenziato che la Mindfulness contribuisce in modo significativo a generare: Un senso di calma vigile in piena coscienza, che non ottunde l’attenzione bensì la potenzia Un maggior controllo dei circuiti neuroendocrini e in modo particolare di quello dello stress Una maggiore coerenza cerebrale, una migliore comunicazione tra gli emisferi, una maggiore capacità di adattamento ai cambiamenti della vita. Numerose sono le ricerche e le pubblicazioni che hanno sottolineato l’efficacia clinica della meditazione sul fronte psicologico, relazionale, organico. Benefici Psicologici Permette un maggiore accesso alle risorse interiori grazie ad un training sostenuto che coltiva la capacità di entrare in contatto con se stessi a tutti i livelli: sensoriale, mentale, emozionale Aiuta le persone ad adattarsi in situazioni incerte e instabili Sviluppa la responsabilità personale Aumenta la capacità di focalizzare l’attenzione Promuove un atteggiamento non giudicante Si è dimostrata significativamente utile nella gestione di molti stati psicopatologici (depressione, ansia, panico, dipendenze, disturbi del sonno e del comportamento alimentare, …) Benefici Relazionali Aumenta l’apertura mentale e la capacità di ascolto priva di pregiudizio verso gli altri portando a una migliore modalità di comunicazione e una maggiore sensazione di connessione con l’altro Stimola una maggiore attenzione alla qualità nella relazione, contenuti, toni emotivi e tempi della comunicazione diventano congrui e finalizzati a trarre benessere dalla relazione con l’altro Alimenta curiosità, fiducia ed empatia Permette un maggiore equilibrio emozionale nel non lasciarsi trascinare dalle emozioni ma poterle gestire senza mettere in atto strategie disfunzionali Previene il rimuginio patologico e i comportamenti impulsivi Benefici Fisici Nel dolore cronico riduce significativamente (del 40-50%) a livello del talamo e della corteccia prefrontale la risposta evocata dall’attivazione periferica delle vie dolorifiche Nelle malattie cardio-vascolari permette di ottenere una riduzione significativa della pressione arteriosa, della resistenza all’insulina e delle aritmie cardiache Nei pazienti con cancro e nelle malattie croniche o degenerative (AIDS, distrofia muscolare, cardiopatie, ictus, disturbi respiratori, diabete, acufene, ecc.) è indicata come intervento complementare di self-care Riduce il colesterolo agendo come prevenzione dei sintomi patologici ad esso associati Coadiuva efficacemente le cure per le malattie della pelle: psoriasi, alopecia, dermatite allergica Aiuta a liberarsi da dipendenze: fumo, alcool, droghe, gioco, tecnologia, cibo, … Migliora la qualità del sonno Produce miglioramenti nei casi di asma, diabete, mal di testa cronico, allergie Aiuta a rallentare il decadimento cognitivo provocato dall’invecchiamento Come potete leggere i benefici sono tantissimi e su molteplici livelli. Come ogni abilità, anche la mindfulness, va esercitata, se vogliamo che si utile. Si inizia con lo stabilire, quotidianamente, dei momenti precisi per essere mindful. Potreste partire con un paio di minuti per poi aumentarlo. La maggior parte dei pazienti o dei partecipanti ai corsi si prende questo periodo di tempo al momento del risveglio o prima di andare a dormire. L’importante è esercitarsi quotidianamente. La costanza rende perfetti! Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Autoconsapevolezza Lasciare andare il superfluo emotivo: la pratica che ti prepara al nuovo anno Autoconsapevolezza

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Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi

Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi Ogni qual volta mi trovo a rispondere a domande sulla paura di parlare in pubblico, la mia mente va velocemente alle scene di un bellissimo film: Il discorso del Re. Il plumbeo cielo londinese avvolge l’Empire Stadium di Wembley. Gli spalti sono gremiti e il principe di York, secondogenito di re Giorgio V, è chiamato a tenere il discorso di chiusura della British Empire Exhibition, “Qui è la BBC National Programme!” annuncia il presentatore, “Sua altezza reale il duca di York leggerà un messaggio di suo padre Sua Maestà Re Giorgio V”. Mancano due minuti alla diretta, annuncia un altoparlante, e così il Duca di York entra in scena con a fianco la fedele dolce sposa Elizabeth che gli sussurra “È ora di andare”. A separare il principe Albert dalla folla che lo attende, però, non c’è solo la breve serie di gradini che lo condurranno al palco della tribuna, ma anche il ben più ostile microfono che ai suoi occhi non è un affascinante strumento ma un ostacolo insormontabile. Il viso tirato del protagonista ci fa sentire tutto il disagio emotivo che prova. Altri personaggi compaiono e provano a infondergli coraggio, dicendogli “Sono sicuro che sarete splendido! Andate avanti con calma!”, “Lasciate fare al microfono!”. Ma tali esortazioni sortiscono l’effetto opposto,  fanno aumentare la tensione e l’ansia da prestazione, che già gli fanno morire le parole in gola. “Tre lampi, poi rosso fisso, e siete in diretta”, dice il tecnico radiofonico, ma il silenzio dopo il segnale convenuto è troppo lungo, la lettura del messaggio stenta ad iniziare. È come se “l’occhio del microfono” lo stia fissando, lo terrorizza e lo giudica implacabile. Fra sguardi attoniti e impazienti il Duca di York comincia, esitando, a proferire qualche parola, ma fra pause lunghissime e sillabe ripetute, il flusso delle parole non è né chiaro né comprensibile. La lettura del discorso è un supplizio. In una battuta tutto il senso del film “Sono il centro di ogni autorità. Perché? Perché la nazione crede che quando parlo, parlo per lei. Ma non so parlare” – confessa Albert impaurito a Lionel, il suo logopedista decisamente fuori dagli schemi, poco prima del suo discorso radiofonico più importante, quello che dà il titolo al film: The King’s Speech. Infatti il film non è solo la narrazione di una storia vera ma anche il racconto di un uomo che cerca la sua voce.  Albert cerca di costruire l’immagine di sé che egli stesso ha smarrito, e lo fa attraverso la ricerca della sua voce, quella che sa farsi ascoltare e che sa comunicare. La glossofobia, il termine scientifico della paura di parlare in pubblico, viene definita anche come fobia sociale. Nell’arco della nostra vita le occasioni di parlare in pubblico si possono presentare molto spesso, sul lavoro, a scuola, all’università o in diverse situazioni sociali, come quando ci si ritrova ad esprimere la propria opinione davanti ad un gruppo di persone. Molte situazioni possono consolidare questa fobia, ad esempio quando ci troviamo a dover tenere un discorso che sappiamo verrà valutato da chi ci sta ascoltando, oppure quando ci relazioniamo con qualcuno che pensiamo possa criticarci. #1 Identifica le cause della tua paura di parlare in pubblico Individuare la situazione, che ha causato la paura di parlare in pubblico, può aiutare a comprenderla e superarla. Possiamo identificare fondamentalmente 4 cause: Esperienze dell’infanzia Eccessivo perfezionismo Timidezza e mancanza di sicurezza Eccessiva importanza del giudizio altrui   #2 Trova la soluzione più adatta a te per superare la paura di parlare in pubblico Se la tua difficoltà di esporti è focalizzata su momenti specifici, come il parlare in pubblico, il “recupero” è possibile anche con autodisciplina ed esercizio, in quanto è un’abilità che puoi apprendere e gestire. Prova a seguire i passi che ti descrivo nel resto dell’articolo. Ma provi delle difficoltà contattami pure; Insieme a dei colleghi bravissimi tengo dei corsi per superare la paura di parlare in pubblico che hanno già aiutato tante persone. 1passo. Sii consapevole dei sintomi che il corpo potrebbe manifestare Riconosci i sintomi, e ricordati che molto spesso le persone che ti osservano percepiscono molto meno di quanto pensi. Alcuni sintomi comuni della glossofobia, sono: Sudore; Bocca asciutta; Aumento della frequenza cardiaca; Difficoltà a respirare; Tensione muscolare; Mal di testa; Gambe o braccia tremule; Bisogno di urinare; Balbettio; Vampate di caldo.   Sii consapevole di quello che ti sta succedendo e cerca il controllo della situazione. Controlla soprattutto i pensieri negativi e prova a sostituirli con pensieri positivi. I pensieri dannosi o negativi si riconoscono perché spesso contengono parole come “sempre”, “mai”, “tutti”, “nessuno”. E già toglierle, sarebbe un passo in avanti. 2 passo. Concentrati sul tuo respiro La respirazione è fondamentale per acquisire maggiore controllo del tuo organismo ed una buona respirazione si tradurrà anche in una voce più forte e sicura. Se sai farlo, respira con il diaframma. Fai ampi respiri, prima di parlare. Ispira contando lentamente fino a 5, poi espira ricontando fino a 5. Se ti concentrerai sulla tua respirazione probabilmente riuscirai anche ad eliminare i pensieri negativi e auto sabotanti. Quando parli, respira con il naso anziché con la bocca. Questo diminuirà il problema di lingua o bocca secca/impastata.   3 passo. Parla ad alta voce con te stesso Parlare ad alta voce può aumentare le tue prestazioni. Avere una conversazione con se stessi aiuta a recuperare i ricordi, migliora la concentrazione e dà fiducia in se stessi. Una ricerca nel 2014 di Ethan Kross dell’Università del Michigan ha dimostrato che parlare con se stessi a voce alta può aiutare le persone a sentirsi meglio, dare loro più fiducia nell’affrontare le sfide. Quando ti senti ansioso, prova a dirti frasi come: “Puoi superare questa paura” o “Puoi superare questa sfida”.   4 passo. Allenati sul contenuto da dire ed evita la memorizzazione Preparati e acquisisci padronanza dell’argomento. Tieni presente il ragionamento logico della presentazione. Non essere tenuto in ostaggio dall’impreparazione o, dall’altro lato,

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