Ansia e Benessere emotivo

Ansia quotidiana: come smettere di farti governare dai pensieri e tornare al presente

Ansia quotidiana: come smettere di farti governare dai pensieri e tornare al presente Ti capita mai di svegliarti già con la sensazione che la giornata ti stia sfuggendo di mano? Non è successo ancora niente, eppure la tua mente ha già montato il trailer di un film catastrofico. 🎬 Benvenuta nel club dell’ansia quotidiana. L’ansia non sempre arriva con crisi evidenti o attacchi improvvisi. A volte si traveste da “rumore di fondo”: pensieri continui, agitazione sottile, la sensazione di avere sempre un “debito” di tempo o di energia. E la cosa più subdola è che ti ci abitui talmente tanto da pensare che sia normale. Spoiler: non lo è. E non devi conviverci passivamente.   🔹 Perché l’ansia ti frega così bene   L’ansia è un meccanismo antico: la tua mente cerca di proteggerti anticipando pericoli. Il problema? Nel 2025 i pericoli non sono più tigri dai denti a sciabola ma scadenze, riunioni e notifiche. Il corpo però reagisce allo stesso modo: tachicardia, respiro corto, pensieri che corrono a 200 km/h. 👉 Risultato: vivi sempre “nel futuro”, cercando di controllare scenari che esistono solo nella tua testa. È come avere un consulente disastro gratuito che lavora H24 (e che non hai mai assunto). 😅   🔹 Le convinzioni che alimentano l’ansia   La terapia cognitivo-comportamentale ci insegna che l’ansia non nasce dal nulla: cresce su convinzioni distorte, tipo: “Se non controllo tutto, andrà tutto male.” “Se sento ansia, significa che non ce la farò.” “Se non ci penso continuamente, mi dimenticherò qualcosa di importante.” Questi pensieri hanno un problema: sembrano logici, ma in realtà ti fanno stare peggio e non risolvono nulla.   🔹 Ansia: Due strumenti della terapia cognitivo-comportamentale per rimettere la mente al suo posto   Ti è mai capitato di sentirti trascinata da un vortice di pensieri?  Magari mentre stai lavorando e all’improvviso la mente ti bombarda con “non ce la faccio”, “sto sbagliando tutto”, “non finirò mai in tempo”. Oppure in quei momenti in cui l’ansia accelera e ti sembra che il corpo vada più veloce della testa. In queste situazioni, la mente prende il sopravvento e noi rischiamo di seguirla senza nemmeno rendercene conto. È qui che entrano in gioco due strumenti della terapia cognitivo-comportamentale semplici ma molto potenti: la tecnica dello STOP e il grounding dei 5 sensi.   La tecnica dello STOP   Immagina di avere in mano un telecomando capace di fermare di colpo il flusso dei pensieri. Questo, in pratica, è lo STOP: un’interruzione volontaria del circolo vizioso mentale. Quando l’ansia parte, la mente corre come una Ferrari senza freni. STOP è il tuo pulsante d’emergenza: S → Stop (fermati un attimo) T → Take a breath (respira) O → Observe (nota cosa stai pensando e sentendo) P → Proceed (riprendi, ma con consapevolezza) Funziona così: nel momento in cui ti accorgi che la mente sta correndo troppo, ti dici con decisione “STOP” (ad alta voce o dentro di te). Non è un rimprovero ma un segnale forte e chiaro che mandi a te stessa per bloccare l’automatismo. Subito dopo, sposti l’attenzione altrove: puoi inspirare ed espirare profondamente, fare un piccolo gesto fisico (battere le mani, toccare il tavolo, camminare per due passi) o semplicemente concentrarti sul compito che hai davanti. È come mettere un punto in una frase che sembrava non finire mai: interrompi il fiume di pensieri e ricominci da capo, più consapevole.   Il grounding dei 5 sensi   Se lo STOP è un interruttore, il grounding dei 5 sensi è una vera e propria ancora che ti riporta nel presente. Quando l’ansia sale o la mente vaga senza controllo, puoi usare i tuoi sensi per “ancorarti” alla realtà. Il metodo classico è questo: nota 5 cose che vedi, 4 che puoi toccare, 3 che puoi udire, 2 che puoi annusare, 1 che puoi gustare. Questa sequenza ti obbliga a spostare l’attenzione dal vortice dei pensieri al qui e ora, creando un effetto calmante immediato. È come dire alla mente: “Non stiamo vivendo nel passato o nel futuro, siamo qui, adesso”. Puoi farlo ovunque: in ufficio, mentre cammini, o anche a casa durante una serata in cui la testa non vuole smettere di girare. All’inizio richiede un po’ di allenamento, ma con la pratica diventa una strategia semplice e naturale per abbassare il volume dei pensieri.   Un piccolo segreto   Lo STOP e il grounding non cancellano i pensieri, ma ti restituiscono spazio. Ti permettono di interrompere l’automatismo e scegliere: voglio davvero continuare a seguire questa catena mentale o preferisco orientarmi verso altro? Ed è proprio lì che recuperi la sensazione di avere di nuovo la guida in mano.   🔹 Conclusione   L’ansia quotidiana non va “eliminata” (spoiler: non è possibile). Va gestita. Con tecniche semplici e ripetute puoi smettere di far guidare i tuoi pensieri ansiosi e tornare al presente, dove la vita reale accade. I pensieri non hanno il potere di travolgerti, se impari a fermarli e a tornare al presente. Con STOP e grounding, sei tu a decidere la direzione. 👉 Domanda per te: qual è il momento della giornata in cui l’ansia ti mette più in difficoltà? Scrivilo: ti aiuterà a riconoscerla e ad iniziare a gestirla. 📌Nelle prossime settimane ti parlerò delle novità di BeneficaMente, pensate proprio per darti strumenti pratici contro ansia e pensieri sabotanti. A presto ✨. Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Produttività Settembre senza ansia né procrastinazione: come ripartire con energia e metodo Sviluppo del potenziale e Mindset Superare i Dubbi per Realizzare il Proprio Potenziale Produttività I 4 passi fondamentali per organizzare al meglio il tuo tempo per riuscire a fare tutto e ad avere tempo per te. Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana.

Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana. Il punto chiave di ogni definizione di Mindfulness è che l’espressione significa essere consapevoli e coscienti del momento presente che stiamo vivendo, scegliere su cosa focalizzare l’attenzione, rendersi conto di quando la mente si perde in rimuginii sulla vita e riportare l’attenzione sul qui ed ora. Una volta che avremo acquisito questa abilità, potremo scegliere quando usarla. Un esempio facile da riconoscere in merito a quando non siamo mindful e invece siamo distratti e inconsapevoli si presenta tutte le volte che facciamo un’azione ripetitiva e quindi agiamo con il pilota automatico inserito. A me capita quando svolgo alcune faccende domestiche come stirare o lavare i piatti. Non ho bisogno di metterci una particolare attenzione attiva e quindi la mia mente vaga quasi totalmente indisturbata fra le cose che devo fare in quella giornata, le persone che devo chiamare o la lista della spesa. Ti è mai capitato? Generalmente la mente libera di vagare può andare in due direzioni diverse: nel passato e allora produce tutta una serie di pensieri che possono diventare un bagaglio ingombrante che ci limita e ci influenza in ciò che vogliamo fare nel presente. Oppure la nostra mente si focalizza sul futuro. Purtroppo la maggior parte delle volte la mente non immagina un futuro roseo e ricco di eventi felici ma tende a pensare a tutti i problemi che possono insorgere, anche quelli più assurdi, e a tutti gli scenari che possono presentarsi, anche quelli più catastrofici e improbabili. La tua mente quando agisci con il pilota automatico in quale direzione si orienta? Verso il passato o il futuro? O entrambi alternativamente? Nel 1979 Jon Kabat-Zinn iniziò ad usare la mindfulness con i suoi pazienti nel contesto di un programma per la riduzione dello stress. Aveva notato che, spesso, le persone vivevano la propria vita pensando a cosa sarebbe potuto accadere in futuro o a cosa era accaduto in passato finendo per trattare questi pensieri come se fossero veri e propri fatti. Era a conoscenza del fatto che alcune pratiche orientali di meditazione, come il buddismo, si propongono l’obiettivo di portare l’attenzione sul momento presente, accettandolo anziché cercare di respingerlo o di trasformarlo in qualcosa di diverso. Pensò che questa abilità avrebbe potuto aiutare i pazienti con cui stava lavorando, e così la introdusse nel proprio programma. A lui viene riconosciuto il merito di essere stato il primo ad accogliere la mindfulness nella pratica clinica occidentale. Negli anni successivi la mindfulness è stata incorporata in molte terapie per una vasta gamma di problemi. Un tema comune a tutte è l’enfasi posta sul cambiamento del modo in cui ci relazioniamo con le esperienze, piuttosto che sul modificarle. Accettare la esperienze senza giudicarle, in senso positivo o negativo, ci permette di viverle e di scegliere come vogliamo porci nei loro confronti. Ma quali sono i benefici di diventare Mindful? Negli ultimi trent’anni il numero di pubblicazioni e ricerche che hanno mostrato gli effetti straordinari della meditazione mindfulness ha avuto una crescita esponenziale. Molte di queste hanno evidenziato che la Mindfulness contribuisce in modo significativo a generare: Un senso di calma vigile in piena coscienza, che non ottunde l’attenzione bensì la potenzia Un maggior controllo dei circuiti neuroendocrini e in modo particolare di quello dello stress Una maggiore coerenza cerebrale, una migliore comunicazione tra gli emisferi, una maggiore capacità di adattamento ai cambiamenti della vita. Numerose sono le ricerche e le pubblicazioni che hanno sottolineato l’efficacia clinica della meditazione sul fronte psicologico, relazionale, organico. Benefici Psicologici Permette un maggiore accesso alle risorse interiori grazie ad un training sostenuto che coltiva la capacità di entrare in contatto con se stessi a tutti i livelli: sensoriale, mentale, emozionale Aiuta le persone ad adattarsi in situazioni incerte e instabili Sviluppa la responsabilità personale Aumenta la capacità di focalizzare l’attenzione Promuove un atteggiamento non giudicante Si è dimostrata significativamente utile nella gestione di molti stati psicopatologici (depressione, ansia, panico, dipendenze, disturbi del sonno e del comportamento alimentare, …) Benefici Relazionali Aumenta l’apertura mentale e la capacità di ascolto priva di pregiudizio verso gli altri portando a una migliore modalità di comunicazione e una maggiore sensazione di connessione con l’altro Stimola una maggiore attenzione alla qualità nella relazione, contenuti, toni emotivi e tempi della comunicazione diventano congrui e finalizzati a trarre benessere dalla relazione con l’altro Alimenta curiosità, fiducia ed empatia Permette un maggiore equilibrio emozionale nel non lasciarsi trascinare dalle emozioni ma poterle gestire senza mettere in atto strategie disfunzionali Previene il rimuginio patologico e i comportamenti impulsivi Benefici Fisici Nel dolore cronico riduce significativamente (del 40-50%) a livello del talamo e della corteccia prefrontale la risposta evocata dall’attivazione periferica delle vie dolorifiche Nelle malattie cardio-vascolari permette di ottenere una riduzione significativa della pressione arteriosa, della resistenza all’insulina e delle aritmie cardiache Nei pazienti con cancro e nelle malattie croniche o degenerative (AIDS, distrofia muscolare, cardiopatie, ictus, disturbi respiratori, diabete, acufene, ecc.) è indicata come intervento complementare di self-care Riduce il colesterolo agendo come prevenzione dei sintomi patologici ad esso associati Coadiuva efficacemente le cure per le malattie della pelle: psoriasi, alopecia, dermatite allergica Aiuta a liberarsi da dipendenze: fumo, alcool, droghe, gioco, tecnologia, cibo, … Migliora la qualità del sonno Produce miglioramenti nei casi di asma, diabete, mal di testa cronico, allergie Aiuta a rallentare il decadimento cognitivo provocato dall’invecchiamento Come potete leggere i benefici sono tantissimi e su molteplici livelli. Come ogni abilità, anche la mindfulness, va esercitata, se vogliamo che si utile. Si inizia con lo stabilire, quotidianamente, dei momenti precisi per essere mindful. Potreste partire con un paio di minuti per poi aumentarlo. La maggior parte dei pazienti o dei partecipanti ai corsi si prende questo periodo di tempo al momento del risveglio o prima di andare a dormire. L’importante è esercitarsi quotidianamente. La costanza rende perfetti! Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Autoconsapevolezza Lasciare andare il superfluo emotivo: la pratica che ti prepara al nuovo anno Autoconsapevolezza

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Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi

Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi Ogni qual volta mi trovo a rispondere a domande sulla paura di parlare in pubblico, la mia mente va velocemente alle scene di un bellissimo film: Il discorso del Re. Il plumbeo cielo londinese avvolge l’Empire Stadium di Wembley. Gli spalti sono gremiti e il principe di York, secondogenito di re Giorgio V, è chiamato a tenere il discorso di chiusura della British Empire Exhibition, “Qui è la BBC National Programme!” annuncia il presentatore, “Sua altezza reale il duca di York leggerà un messaggio di suo padre Sua Maestà Re Giorgio V”. Mancano due minuti alla diretta, annuncia un altoparlante, e così il Duca di York entra in scena con a fianco la fedele dolce sposa Elizabeth che gli sussurra “È ora di andare”. A separare il principe Albert dalla folla che lo attende, però, non c’è solo la breve serie di gradini che lo condurranno al palco della tribuna, ma anche il ben più ostile microfono che ai suoi occhi non è un affascinante strumento ma un ostacolo insormontabile. Il viso tirato del protagonista ci fa sentire tutto il disagio emotivo che prova. Altri personaggi compaiono e provano a infondergli coraggio, dicendogli “Sono sicuro che sarete splendido! Andate avanti con calma!”, “Lasciate fare al microfono!”. Ma tali esortazioni sortiscono l’effetto opposto,  fanno aumentare la tensione e l’ansia da prestazione, che già gli fanno morire le parole in gola. “Tre lampi, poi rosso fisso, e siete in diretta”, dice il tecnico radiofonico, ma il silenzio dopo il segnale convenuto è troppo lungo, la lettura del messaggio stenta ad iniziare. È come se “l’occhio del microfono” lo stia fissando, lo terrorizza e lo giudica implacabile. Fra sguardi attoniti e impazienti il Duca di York comincia, esitando, a proferire qualche parola, ma fra pause lunghissime e sillabe ripetute, il flusso delle parole non è né chiaro né comprensibile. La lettura del discorso è un supplizio. In una battuta tutto il senso del film “Sono il centro di ogni autorità. Perché? Perché la nazione crede che quando parlo, parlo per lei. Ma non so parlare” – confessa Albert impaurito a Lionel, il suo logopedista decisamente fuori dagli schemi, poco prima del suo discorso radiofonico più importante, quello che dà il titolo al film: The King’s Speech. Infatti il film non è solo la narrazione di una storia vera ma anche il racconto di un uomo che cerca la sua voce.  Albert cerca di costruire l’immagine di sé che egli stesso ha smarrito, e lo fa attraverso la ricerca della sua voce, quella che sa farsi ascoltare e che sa comunicare. La glossofobia, il termine scientifico della paura di parlare in pubblico, viene definita anche come fobia sociale. Nell’arco della nostra vita le occasioni di parlare in pubblico si possono presentare molto spesso, sul lavoro, a scuola, all’università o in diverse situazioni sociali, come quando ci si ritrova ad esprimere la propria opinione davanti ad un gruppo di persone. Molte situazioni possono consolidare questa fobia, ad esempio quando ci troviamo a dover tenere un discorso che sappiamo verrà valutato da chi ci sta ascoltando, oppure quando ci relazioniamo con qualcuno che pensiamo possa criticarci. #1 Identifica le cause della tua paura di parlare in pubblico Individuare la situazione, che ha causato la paura di parlare in pubblico, può aiutare a comprenderla e superarla. Possiamo identificare fondamentalmente 4 cause: Esperienze dell’infanzia Eccessivo perfezionismo Timidezza e mancanza di sicurezza Eccessiva importanza del giudizio altrui   #2 Trova la soluzione più adatta a te per superare la paura di parlare in pubblico Se la tua difficoltà di esporti è focalizzata su momenti specifici, come il parlare in pubblico, il “recupero” è possibile anche con autodisciplina ed esercizio, in quanto è un’abilità che puoi apprendere e gestire. Prova a seguire i passi che ti descrivo nel resto dell’articolo. Ma provi delle difficoltà contattami pure; Insieme a dei colleghi bravissimi tengo dei corsi per superare la paura di parlare in pubblico che hanno già aiutato tante persone. 1passo. Sii consapevole dei sintomi che il corpo potrebbe manifestare Riconosci i sintomi, e ricordati che molto spesso le persone che ti osservano percepiscono molto meno di quanto pensi. Alcuni sintomi comuni della glossofobia, sono: Sudore; Bocca asciutta; Aumento della frequenza cardiaca; Difficoltà a respirare; Tensione muscolare; Mal di testa; Gambe o braccia tremule; Bisogno di urinare; Balbettio; Vampate di caldo.   Sii consapevole di quello che ti sta succedendo e cerca il controllo della situazione. Controlla soprattutto i pensieri negativi e prova a sostituirli con pensieri positivi. I pensieri dannosi o negativi si riconoscono perché spesso contengono parole come “sempre”, “mai”, “tutti”, “nessuno”. E già toglierle, sarebbe un passo in avanti. 2 passo. Concentrati sul tuo respiro La respirazione è fondamentale per acquisire maggiore controllo del tuo organismo ed una buona respirazione si tradurrà anche in una voce più forte e sicura. Se sai farlo, respira con il diaframma. Fai ampi respiri, prima di parlare. Ispira contando lentamente fino a 5, poi espira ricontando fino a 5. Se ti concentrerai sulla tua respirazione probabilmente riuscirai anche ad eliminare i pensieri negativi e auto sabotanti. Quando parli, respira con il naso anziché con la bocca. Questo diminuirà il problema di lingua o bocca secca/impastata.   3 passo. Parla ad alta voce con te stesso Parlare ad alta voce può aumentare le tue prestazioni. Avere una conversazione con se stessi aiuta a recuperare i ricordi, migliora la concentrazione e dà fiducia in se stessi. Una ricerca nel 2014 di Ethan Kross dell’Università del Michigan ha dimostrato che parlare con se stessi a voce alta può aiutare le persone a sentirsi meglio, dare loro più fiducia nell’affrontare le sfide. Quando ti senti ansioso, prova a dirti frasi come: “Puoi superare questa paura” o “Puoi superare questa sfida”.   4 passo. Allenati sul contenuto da dire ed evita la memorizzazione Preparati e acquisisci padronanza dell’argomento. Tieni presente il ragionamento logico della presentazione. Non essere tenuto in ostaggio dall’impreparazione o, dall’altro lato,

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Come superare il passato che ci angoscia? Prova seguendo questi 5 passi

Come superare il passato che ci angoscia? Prova seguendo questi 5 passi Tutti noi, chi più chi meno, abbiamo sofferto. Alcuni di noi riescono a lasciarsi tutto alle spalle, altri invece rimangono ancorati a ciò che è stato. Camminano con lo sguardo rivolto indietro piuttosto che davanti a loro. Molte persone si trovano in questa situazione. Ma come mai alcuni di noi rimangono bloccati nel passato? Fondamentalmente sono due le dinamiche sottostanti a questo stato di cose. La prima riguarda la tendenza a rimanere nella nostra zona di confort. Anche se ciò che ci circonda non è poi così confortevole è pur sempre conosciuto. Sappiamo sempre cosa aspettarci dal nostro habitat e dalle persone che ci circondano. E questo ci dà sicurezza. Sembrerà strano ma tendiamo a preferire ciò che conosciamo anche se ci porta ben pochi benefici piuttosto che scegliere ciò che ci è sconosciuto ma che potenzialmente potrebbe essere molto positivo per noi. La mente ci trascina nel continuo ricordo di situazioni che si sono rivelate sfavorevoli, portando così all’immobilità. Ci convinciamo che visto che in passato qualcosa è andato storto, non vale la pena riprovarci, poiché succederà di nuovo. Una profezia che si auto avvera. Mi viene sempre in mente una frase di Ford che mi è rimasta particolarmente impressa…”che tu creda di farcela o di non farcela avrai comunque ragione”. Il potere della nostra mente di farci raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati o di auto sabotarci mi affascina ogni volta. L’ignoto ci fa sentire vulnerabili ed esposti. Senza controllo della situazione. A proposito di questo, vorrei che tu riflettessi attentamente su una questione fondamentale: sei proprio sicuro di avere il controllo delle situazioni che vivi? E cercare di tenere tutto sotto controllo quanto ti costa in termini di tempo, energie, spontaneità e serenità? La seconda dinamica riguarda il nostro bisogno di giustizia. Infatti, molto spesso ci aggrappiamo al passato perché dentro di noi siamo intimamente convinti che chi ci ha fatto soffrire in qualche modo debba riconoscere il dolore che ci ha causato e rimediare al torto commesso. Sentiamo in qualche modo che se la persona non riconosce la sua colpa noi non siamo legittimati e riconosciuti nel nostro dolore. Ma questa ammenda e questo recupero raramente si verificano. Davanti abbiamo solo due opzioni: rimanere esattamente al punto in cui siamo ad aspettare che si verifichi un evento che difficilmente accadrà o scegliere di lasciar andare. E allora che fare? Come si lascia andare? Scegli il meglio per te stess* Qualunque opzione scegliamo alla base c’è la nostra responsabilità di agire prendendo una decisione. Anche rimanere fermi è un’azione. Scegliamo di non agire. Di rimanere in attesa…Noi siamo responsabili della nostra vita nel presente. Quindi dobbiamo consapevolmente decidere di farlo. Prendi la situazione in mano, non lasciarti dominare dal ricordo. Accetta di non poter cambiare ciò che è stato. La realtà è sempre mediata dal filtro della nostra interpretazione, ecco perché occorre rinnovare completamente il modo di pensare al nostro passato. Lasciar andare il passato non significa per forza dimenticare. Può semplicemente voler dire ridimensionare l’impatto emotivo dell’esperienza vissuta, accettarla e permetterci di andare avanti. In terapia uso diverse tecniche per raggiungere questo obiettivo e i pazienti ne traggono molto sollievo. Prenditi il tuo tempo Non importa di quanto tempo avrai bisogno per lasciarti il passato alle spalle. Sappi che forse ce ne vorrà molto, ma questo non deve farti sentire frustrat*. Stare male è perfettamente accettabile e soprattutto non è la fine del mondo: rispetta i tempi della tua sofferenza, solo così potrai accettarla e superarla. Perdona Il passo successivo è scegliere di perdonare chi ci ha arrecato dolore e forse anche noi stessi per averglielo in qualche modo permesso. Ci sentiamo in colpa perché non siamo stati in grado di accorgerci dell’inganno o non siamo stati abbastanza forti da difenderci. Non siamo più le persone del passato. Adesso abbiamo più esperienza e siamo più forti. Ma poi perché perdonare qualcuno che probabilmente non se lo merita? Decidere di farlo non sminuirà il tuo dolore e non allevierà la sua responsabilità ma ti renderà libero. “Perdona gli altri, non perché essi meritano il perdono, ma perché tu meriti la pace”. Affronta le tue paure La paura suscitata dal ricordo di un evento passato può spingerci a cambiare le nostre abitudini e a limitare notevolmente la nostra gamma di esperienze. A volte si ha l’impressione che alcuni episodi del passato siano così brutti che se solo ci si rivà con il pensiero ci si ritrova immersi in quella spiacevole esperienza. E tutto così doloroso da diventare inaccettabile, cerchiamo di sfuggire e di negare, mentre però nella nostra testa sono più vivi che mai e non fanno che farci stare male. Forse è il momento di affrontarli: cerca di capire perché ti fa così male? Perché ti spaventa? Prendere consapevolezza delle tue motivazioni e dei tuoi schemi mentali ti potrà essere d’aiuto per affrontare la tua paura. So che tutto questo può sembrare difficile e la sofferenza ci può far sentire soli. In più a volte le persone che ci circondano ci fanno sentire non capiti e addirittura giudicati perché ancora soffriamo e ancora non abbiamo dato un colpo di spugna. Da fuori è sempre più facile… tu comunque prova ancora, magari seguendo le indicazioni di questo post! Non arrenderti! E se non riesci da solo, non sentirti incapace. Chiedi aiuto. Se avessi una gamba fratturata andresti da un medico o faresti un’ingessatura di fortuna da solo? E allora perché non fare lo stesso per la tua anima? Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Ansia e Benessere emotivo Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana. Ansia e Benessere emotivo Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi Ansia e Benessere emotivo Una nuova scoperta: i Mandala Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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Una nuova scoperta: i Mandala

Una nuova scoperta: i Mandala “Ogni mandala è unico ed irripetibile…È l’espressione verbale di questo momento, di questo istante.”Celina Emborg Tempo fa, scorrendo i post di Facebook, ne ho letto uno di una mia collega che diceva che nella pausa tra una seduta e l’altra si prendeva a volte il tempo per colorare un mandala. Fare questo l’aiutava a rilassarsi e nel contempo a raccogliere le idee.  All’epoca registrai l’informazione e la misi in uno dei tanti cassetti della memoria come un oggetto riposto che quando meno te l’aspetti ritrovi e ti ispira… Così, visto che volevo sperimentare tecniche e metodi nuovi mi è tornato alla mete quel post e dal momento che non “prescrivo” ai miei pazienti niente che non sperimenti in prima persona sono andata ad acquistare un libro di Mandala. Ben 72 pagine traboccanti di figure dalle più semplici alle più complesse. Ma cos’è un Mandala? Il mandala è una figura geometrica molto antica che vediamo per la prima volta nei Veda, ossia gli antichi libri della religione Indù, e serviva ai mistici e religiosi per affrontare momenti di riflessione e solitudine. La parola Mandala fa parte della lingua sanscrita e tradotta letteralmente significa “Cerchio” o ciclo e richiama la ciclicità dell’universo. Il mandala viene realizzato generalmente in settimane o mesi e mesi di lavoro da parte dei monaci buddisti che solitamente lo realizzano con delle polveri colorate finissime che riversano su una superficie piana con dei piccoli imbuti. Il mandala, creato dal nulla, una volta terminato viene cancellato. Questo perché il Mandala è simbolo di vita, e la vita termina e poi rinasce. Infine ciò aiuta a focalizzarsi sull’unico tempo che può essere vissuto ossia il presente. Il potere terapeutico dei Mandala Il primo ad introdurre i Mandala nella pratica terapeutica fu Carl Jung, che ne fece la scoperta durante il suo percorso interiore e definì i mandala come la rappresentazione simbolica delle emozioni. Jung, inoltre, li riteneva rappresentazioni della mente che facilitano la concentrazione, la trasformazione e l’assimilazione di aspetti dell’inconscio. In altre parole, possiamo proiettare quello che proviamo e pensiamo nei mandala. Carl Jung, studiando il legame tra il punto centrale e la psiche, fu il primo ad usare il potere terapeutico dei mandala per aiutare i suoi pazienti a ritrovare equilibrio, pace e coerenza. Diversi rami della psicologia parlano dei benefici dei mandala. La psicologia transpersonale li considera un esercizio per stimolare la connessione profonda; la psicologia cognitivo-comportamentale li considera una risorsa per migliorare funzioni superiori quali la memoria, l’attenzione, la percezione e la coordinazione visuo-motoria. Benefici dei mandala Realizzare, disegnare o colorare dei mandala permette di accendere la fantasia dentro di noi, ci fa divertire e mettere da parte i pensieri negativi. Si tratta di una pratica creativa molto rilassante, grazie alla quale scaricare lo stress accumulato. Tra i principali benefici psico-fisici derivanti dalla pratica con i Mandala abbiamo che: Alleggeriscono la mente Conducono ad uno stato di rilassamento psico-fisico Riducono lo stress e l’ansia Attivano l’emisfero destro del cervello e favoriscono la sincronizzazione cerebrale Migliorano la creatività Favoriscono la concentrazione Aumentano la consapevolezza di se stessi (individuazione) Migliorano la capacità di problem solving Favoriscono l’intuizione e il sorgere di nuove idee Portano in uno stato naturale di meditazione Hanno effetto ordinatore sulla nostra psiche Focalizzano l’attenzione sul “qui e ora” I benefici che ho sperimentato in prima persona Ho colorato il mio primo Mandala in un momento in cui mi appresto a chiudere l’anno lavorativo, visto che ormai solo pochi pazienti continuano con le sedute ad Agosto e il ritorno a casa finalmente si avvicina. Un momento di stanchezza e soddisfazione ma soprattutto un tempo per raccogliere le idee e riflettere sul percorso fatto quest’anno e su quale strada intraprendere da Settembre. Scegliere cosa tenere e migliorare e cosa lasciar andare con gratitudine. Colorare il Mandala mi ha aiutato a concentrarmi e a prestare un’attenzione più intensa ai dettagli. Mi ha permesso di mettere da parte i pensieri, quelli giudicanti sempre in agguato quando si tirano le somme di un anno di lavoro, e di far fluire la creatività; infatti mi sono venute delle idee su cui voglio lavorare per Settembre. Quando ho finito avevo una sensazione di serenità e compiutezza. Ho trovato una nuova pratica da consigliare ai miei pazienti. Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Ansia e Benessere emotivo Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana. Posted on8 Settembre 20224 Settembre 2025 Ansia e Benessere emotivo Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi Posted on28 Maggio 20224 Settembre 2025 Ansia e Benessere emotivo Come superare il passato che ci angoscia? Prova seguendo questi 5 passi Posted on19 Maggio 20224 Settembre 2025 Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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La relazione tra mente e corpo: le tecniche di rilassamento come via per raggiungere il benessere

La relazione tra mente e corpo: le tecniche di rilassamento come via per raggiungere il benessere La relazione mente-corpo e la psico-neuro-endocrino-immunologia Oggi la relazione mente-corpo è ormai assodata; tutti noi sappiamo, anzi diamo per scontato che lo stress, l’ansia e la tensione possono influire sull’apparato digerente rendendoci difficile la digestione, oppure sulla nostra muscolatura procurandoci una dolorosa cefalea muscolo-tensiva o sulla nostra pressione arteriosa facendola aumentare in modo pericoloso.  Negli ultimi anni però si è andati oltre la mera evidenza; infatti si è approfondito l’influenza tra la mente e il sistema immunitario. È straordinario il modo in cui la mente (cervello) può alterare l’attività dei globuli bianchi e, di conseguenza, la risposta immunitaria. Ad esempio, la depressione può inibire il sistema immunitario, rendendo la persona più sensibile a infezioni come il raffreddore comune. Così mente e corpo sono parti di un tutto dove ognuna dà il suo contributo al funzionamento globale. Questa nuova visione ha dato inizio ad una vera e propria disciplina scientifica: la psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI) ossia la branca della scienza che studia appunto la relazione tra sistema immunitario, endocrino, nervoso e psiche. Gli studi sulla relazione mente-corpo Tre autori in particolare hanno portato avanti delle ricerche che hanno dimostrato sperimentalmente la relazione mente- corpo. David Felten è un neuroscienziato statunitense che si è dedicato alla relazione tra emozioni e sistema immunitario. Dai suoi studi fatti con la microscopia elettronica si è visto che sulle cellule immunitarie sono presenti strutture simili a sinapsi, che permettono ai neurotrasmettitori liberati dalle cellule nervose di regolare l’attività delle cellule immunitarie. Un esempio dell’influenza delle emozioni sul Sistema immunitario sono gli effetti dello stress. Quando aumenta nel sangue la presenza di adrenalina, cortisolo e prolattina in seguito a stress le cellule immunitarie diminuiscono. Le emozioni che interferiscono maggiormente col buon funzionamento delle cellule immunitarie, se esperite in modo costante, sono la rabbia, l’ansia e la depressione. Dagli studi fatti si evince che possono predisporre ad attacchi di cuore o ictus non solo l’ipertensione, ma anche l’aver un carattere irascibile o ansioso. Di contro il benessere psichico fatto anche di un approccio sereno ed assertivo contribuisce ad una migliore prognosi, nel caso in cui siamo affetti da una malattia fisica, ma anche, una minore probabilità di ammalarsi. Un chiaro del potere della mente sul corpo. Il secondo autore, Martin Seligman, è uno Psicologo americano noto per aver sviluppato la Psicologia positiva che studia sia come migliorare il benessere prettamente personale legato a sensazioni ed emozioni positive ma studia anche i fattori che promuovono le potenzialità, la realizzazione personale e lo sviluppo dell’individuo, inteso come benessere del singolo individuo che contribuisce allo sviluppo della collettività. Seligman sostiene che l’ottimismo può incidere positivamente sulle difese immunitarie e sullo stato di salute generale. L’ultimo autore è Daniel Goleman famoso per le sue teorie sull’Intelligenza emotiva. Goleman sostiene che la cura emotiva insieme a quella fisica aiuta a migliorare la condizione di salute e rende più efficaci le terapie mediche. In questo caso quindi le cure fisiche e quelle psicologiche viaggiano di pari passo. Geleman a questo proposito sottolinea la necessità di curare la persona nella sua interezza. Le tecniche di rilassamento come via per raggiungere il benessere Innanzitutto cerchiamo di capire cosa è il rilassamento. Il rilassamento è lo stato di quiete dove non è presente la tensione. Entrano in gioco due componenti, quella fisica e più precisamente muscolare e allora ci riferiamo ad un allentamento, ad una decontrazione; poi abbiamo la componente psicologica e allora è inteso come distensione psichica, serenità o addirittura svago. Ma vediamo qual è il meccanismo alla base del suo funzionamento. A livello cerebrale abbiamo il sistema ortosimpatico e quello parasimpatico; pensiamo al sistema simpatico come ad un acceleratore, quello che ci rende in grado di reagire agli stimoli pericolosi. Rilascia adrenalina e aumenta la frequenza del battito cardiaco. Dà energia e sposta il sangue dall’apparato digerente ai muscoli per metterci in grado di scattare. Il sistema parasimpatico, invece, è il freno, quello che fa diminuire la frequenza cardiaca e riduce la frequenza respiratoria.  Ha il compito di apportare tutte quelle modificazioni che servono a conservare e recuperare le energie in assenza di pericolo. Il sistema simpatico non può essere spento con un semplice interruttore. È frutto dell’evoluzione, e serve a dare l’allarme cosicché l’uomo sia in grado di reagire e salvarsi la vita. Oggi, però, lo stato d’allerta non viene da animali feroci ma da difficolta lavorative, economiche, relazionali o problemi di salute, che creano uno stato di ansia e stress. Ed è qui che entrano in gioco le tecniche di rilassamento. Ognuno di noi associa alla parola rilassamento uno stato ben preciso ed è per questo motivo che le tecniche di rilassamento vengono proposte in maniera personalizzata tenendo così conto sia delle preferenze che delle caratteristiche personali. Per tecniche di rilassamento, si intendono tutte quelle pratiche, il cui scopo è quello di favorire il benessere psicofisico dell’individuo attraverso la gestione degli stati d’ansia e di stress. Il rilassamento è ampiamente utilizzato nei protocolli della terapia cognitivo-comportamentale, poiché rappresenta un ottimo sistema per imparare a rilassarsi nei momenti di difficoltà e aiuta a gestire problemi e situazioni altrimenti estremamente limitanti. Le tecniche di rilassamento sono indicate per la risoluzione , o quantomeno per alleviare, problematiche di: Stress Ansia Agitazione Insonnia Stanchezza cronica Depressione Sindrome mestruale Dipendenze di vario tipo Tensioni nate a seguito di traumi fisici o psichici Disturbi legati a malattie e dolori cronici Nello specifico: Sciolgono blocchi fisici ed emotivi Potenziano l’energia psicofisica Migliorano la concentrazione e la memoria Migliorano le prestazioni fisiche e mentali Aiutano a ridurre i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress Favoriscono il raggiungimento di un equilibrio psichico Aumentano i livelli di autostima Sviluppano la creatività Stimolano l’autoconsapevolezza Una volta individuato il metodo di rilassamento preferito, la chiave per ottenere i maggiori benefici è la costanza e la regolarità. Le principali tecniche utilizzate sono due: il rilassamento muscolare progressivo di Jacobson e il training autogeno di Schultz. Per sapere di più in merito vi consiglio di leggere un articolo che ho scritto qualche tempo fa Due tecniche

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Attacco di panico: come affrontarlo

Attacco di panico: come affrontarlo In quest’articolo cercherò di rispondere alle domande che mi vengono poste più frequentemente dai miei Pazienti riguardo agli attacchi di panico. Cosa mi è successo? Perché? Come affronto l’attacco di panico? Ed infine la domanda più sofferta: Sto impazzendo? Innanzi tutto inquadriamo la situazione Un attacco di panico ha dei sintomi ben precisi: Tachicardia Brividi, tremori o scosse Sudorazione e vampate di calore Capogiri e vertigini Nodo alla gola e senso di soffocamento Intorpidimento o formicolio Nausea Paura di perdere il controllo e di impazzire Percezione del mondo esterno come strano e irreale e/o un’alterata percezione di te con sensazioni di distacco o senso di estraneità dal tuo corpo o dai tuoi pensieri. Se hai provato alcuni o la maggior parte di questi sintomi è molto probabile che tu abbia avuto un attacco di panico in piena regola. Non tutti i sintomi che ho elencato sono necessari perché si tratti di un attacco di panico; inoltre la frequenza e l’intensità dei sintomi possono cambiare nel tempo e a seconda delle circostanze. Per dare una definizione chiara possiamo dire che un attacco di panico è un episodio di paura intensa ed improvvisa o una rapida escalation dell’ansia normalmente presente. Ma perché arriva l’attacco di panico? Possiamo elencare diverse tipologie di cause: quelle inerenti ad una specifica fase della nostra vita o al nostro imprinting. Infatti, l’ambiente familiare in cui siamo cresciuti e alcuni eventi che ci si è trovati ad affrontare, possono aver fatto nascere in noi la convinzione che il mondo è un posto pericoloso e che non siamo in grado di affrontarlo. Ad esempio, la malattia o la morte di una persona cara possono creare questo tipo di predisposizione all’ansia. Anche i bambini che hanno avuto dei genitori iperprotettivi e che, quindi, hanno involontariamente rinforzato il loro senso di vulnerabilità, da adulti potranno provare più ansia di altri. Come già anticipato la causa scatenante può essere lo stress che alcune fasi di vita portano inevitabilmente con sé e per cui non abbiamo nel nostro repertorio le strategie di gestione adeguate perché non le abbiamo ancora apprese. Alcuni fattori stressanti possono essere: Perdere o cambiare lavoro Trasferirsi lontano da casa Sposarsi Avere un figlio Sentirsi intrappolati in relazioni sbagliate Morte o malattia di persone care Difficoltà economiche Problemi di salute Dal primo attacco di panico al disturbo di panico Chi ha provato un attacco di panico lo descrive come un’esperienza terribile, spesso improvvisa ed inaspettata. Il primo attacco di panico funge da spartiacque: dopo questo primo episodio, la paura di un nuovo attacco diventa forte e spesso dominante. Così la paura della paura porta un singolo episodio a sfociare facilmente in un vero e proprio disturbo di panico. Così ci si può trovare velocemente invischiati in un circolo vizioso dove possiamo trovare in agguato l’agorafobia, ossia l’ansia che si prova quando ci troviamo in luoghi o situazioni da cui sarebbe difficile allontanarsi o sembra difficile ricevere un aiuto in caso di un attacco di panico improvviso. Tutto ciò ci spinge a limitare fortemente le nostre attività ed esperienze e a volte a rinchiuderci dentro casa nell’illusione che lì l’attacco di panico non ci possa raggiungere. Questa strategia si chiama evitamento e nel brevissimo termine da sollievo perché allontana ciò che rappresenta per noi uno stimolo stressante ma a lungo termie non fa altro che renderci schiavi della paura. Come gestire l’attacco di panico. Gestire un attacco non è semplice, soprattutto la prima volta, ma si può riuscire e può essere molto utile seguire queste indicazioni. Cerca un posto tranquillo. È molto utile ridurre gli stimoli che ci circondano Distendi i muscoli. Fai dei leggeri allungamenti e cammina lentamente Focalizza la tua attenzione sul respiro. Prova a renderlo più lento e regolare concentrandoti sull’aria che entra e sull’aria che esce. Concentrati su un pensiero alla volta e soprattutto di cui puoi trovare soluzione. Questo ti aiuterà a sentirti più padrone della situazione e meno in balia degli eventi. Annusa un profumo “ancora”. Tra i profumi e i ricordi c’è uno stretto legame; è capitato ad ognuno di noi di sentire un profumo e d’improvviso veder riaffiorare ricordi lontani. Il profumo dei fiori di un giardino dell’infanzia, l’acqua di colonia che indossava la nonna, o l’odore di salsedine. Portare con te un’essenza che richiama bei ricordi o anche solo serenità, come quella di lavanda, Ti può aiutare a concentrarti su uno stimolo rilassante rimanendo radicati alla realtà e allo stesso tempo ti potrà distrarre dai pensieri assillanti dovuti all’ansia. Questa appena descritta è una strategia di intervento immediato ma purtroppo non risolve il problema. La Psicoterapia ti può far arrivare alla radice del problema e darti le strategie di soluzione graduali ma definitive. E tu, hai mai avuto un attacco di panico? Come l’hai gestito? Salva il PS panico e portalo sempre con te Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Ansia e Benessere emotivo Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana. Posted on8 Settembre 20224 Settembre 2025 Ansia e Benessere emotivo Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi Posted on28 Maggio 20224 Settembre 2025 Ansia e Benessere emotivo Come superare il passato che ci angoscia? Prova seguendo questi 5 passi Posted on19 Maggio 20224 Settembre 2025 Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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Immagine corporea: come i social network ci fanno sentire a disagio con noi stessi

Immagine corporea: come i social network ci fanno sentire a disagio con noi stessi Qualche giorno fa ho letto una notizia che mi ha fatto riflettere su un concetto, quello di immagine corporea, che soprattutto in questo nostro tempo e ancora di più in questa stagione è attuale: in Norvegia gli influencer saranno obbligati a segnalare l’uso di filtri e fotoritocchi. Il mio pensiero automatico è stato: non potranno più “barare” nelle foto di Instagram. Se si modifica una foto deve essere esplicitamente dichiarato mediante l’apposizione di un’etichetta che il Ministero per la Famiglia, organo che ha proposto l’emendamento, provvederà a fornire. Questa Legge è un tentativo di frenare la diffusione di standard di bellezza irrealistici che hanno serie conseguenze sulla popolazione soprattutto dei più giovani. Gli scandinavi hanno anche coniato un termine, knopspress, per indicare la pressione psicologica che avviene attraverso immagini raffiguranti il corpo per meri fini pubblicitari. Ma andiamo ad approfondire alcuni concetti fondamentali che entrano in gioco nella questione. Cosa è l’immagine corporea e come si sviluppa? Cerchiamo di capire, in primo luogo, cosa sia l’immagine corporea e come si sviluppa. Le definizioni di immagine corporea sono molte; ma a mio parere quelle che esprimono meglio il concetto sono due. La prima descrive il concetto come l’immagine che abbiamo nella nostra mente della forma, dimensione, taglia del nostro corpo e i sentimenti che proviamo rispetto a queste caratteristiche e alle singole parti del nostro corpo. (P. Slade, 1988) Una seconda definizione spiega tutto in maniera più sintetica e mettendo l’accento sull’aspetto cognitivo: l’insieme di percezioni, pensieri ed emozioni che una persona esperisce riguardo al suo corpo. (S. Grogan, 2008) Quindi possiamo dedurre che l’immagine corporea non sempre è quella riflessa nello specchio, ma piuttosto dobbiamo pensarla come quella che vediamo attraverso le lenti che noi indossiamo per guardarci allo specchio che sono fatte di percezioni, pensieri, emozioni e comportamenti. Di conseguenza l’immagine corporea e quella reale non sempre coincidono. Quando questo si verifica si ha un alterazione dell’immagine corporea che si può configurare come un vero e proprio disturbo dell’immagine corporea. La costruzione dell’immagine corporea è un processo che parte dall’infanzia e prosegue per tutta la nostra vita e si articola in strutturazione, destrutturazione e ristrutturazione. Quindi anche in età adulta c’è una continua riformulazione della propria percezione dell’immagine corporea; questo perché il nostro corpo cambia continuamente sotto la spinta dei fattori biologici di crescita, sviluppo ed invecchiamento. Poi intervengono anche altri elementi come quelli psicologici e relazionali attraverso i feedback dall’esterno. Sono diversi i fattori che concorrono alla costruzione dell’immagine corporea: Fattori culturali sotto forma di canoni estetici che ci influenzano e ci spingono ad uniformarci Esperienze di vita ossia i feedback che arrivano dall’esterno, soprattutto dalle figure significative Dialogo interno cioè come ci parliamo e ciò che ci diciamo in merito Relazionali ovvero il confronto con il mondo esterno. Una fase molto delicata per l’immagine corporea è l’adolescenza durante la quale il corpo va incontro ad una serie di modificazioni molto importanti e si può facilmente esperire difficoltà nel riconoscersi. Inoltre intervengono anche i fattori sociali che creano un’immagine corporea idealizzata che può entrare in conflitto con quella interiorizzata. Questo è dovuto alle molteplici occasioni di confronto, sia con i coetanei ma anche con punti di riferimento come gli influencer o gli idoli dei mass media. Canoni estetici I canoni estetici si sono evoluti lungo tutto il corso della storia in risposta ad eventi storici e modificazioni sociali. Si può dire che attualmente si stiano affermando più ideali di bellezza: da una parte abbiamo il modello di donna magra ma con un seno e dei glutei generosi come simbolo di sensualità; dall’altro abbiamo un ideale di donna magra, forte e muscolosa. Per l’uomo invece l’ideale di bellezza è piuttosto stabile: uomo snello e muscoloso. Quello che questi ideali di bellezza hanno in comune è che sono tutti scollati dalla realtà. Infatti, per raggiungere questi canoni spesso e volentieri si devono non solo osservare condotte alimentari e sportive ben definite, rigide e intense ma far ricorso alla chirurgia estetica. Relazione tra canoni estetici, social network e immagine corporea Questi canoni vengono trasmessi continuamente attraverso i social dagli influencer o da personaggi famosi. Gli utenti operano un confronto quasi sempre impietoso tra sé e questi modelli. Venendosi a creare questo forte divario tra canone estetico proposto e realtà il rischio di insoddisfazione per la propria immagine corporea è molto alto. Questo perché non si sa o non si prende nella giusta considerazione che ciò che si vede sui social sono spesso immagini modificate e quindi non corrispondenti alla realtà. Se prima con gli old media, cinema e televisione, venivano proposti dei canoni estetici da delle persone che diventavano idoli inarrivabili, oggi, con i social network le persone che si mostrano vengono percepite vicine, le ragazze e i ragazzi della porta accanto, cosicché viene meno la sensazione di inarrivabilità; così, ciò che mostrano sembra alla portata di tutti. In questo modo la frustrazione e l’insoddisfazione possono aumentare ulteriormente rispetto al passato perché oggi ci si trova a “perdere” un confronto fra pari.  Aprendo i social scorrono continuamente foto e video di persone che si mostrano, ma soprattutto che dicono implicitamente come si dovrebbe essere secondo i canoni estetici accettati dalla società. Questi messaggi sono potentissimi soprattutto per i più giovani e possono condurre ad una diversa concezione del corpo, dell’alimentazione e dell’esercizio fisico. Così un messaggio che apparentemente è innocuo può avere in realtà un peso specifico enorme e può scatenare reazioni importanti. Due ricerche in particolare hanno messo in evidenza la natura e l’entità di queste reazioni. Uno studio del 2019 di Hougue e Milss ha messo in luce che quando giovani donne trascorrevano del tempo sui social ed osservavano immagini di persone che giudicavano più attraenti di loro sperimentavano insoddisfazione corporea. Altre ricerche hanno verificato una correlazione tra l’esposizione ai media, l’insoddisfazione corporea e i disturbi alimentari. (Thompson et al, 1999; Madden et al, 2013). Lo strumento più potente utilizzato dai social per far

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Due tecniche per rilassarsi e riacquistare le energie psicofisiche

Due tecniche per rilassarsi e riacquistare le energie psicofisiche La vita che la maggior parte di noi conduce ci fa avere un ritmo molto elevato, numerosi compiti, sia lavorativi che familiari, tante responsabilità, oppure ci troviamo a vivere situazioni di vita che hanno un impatto psicologico molto pesante. Cosa possiamo fare per reagire positivamente? Ci sono diverse cose che noi possiamo fare per prenderci cura di noi stessi: l’alimentazione, lo sport sono alcune di queste. Un’altra cosa che noi possiamo fare è dedicare un po’ di tempo al relax che ha una notevole importanza poiché ci aiuta a ritemprare mente e corpo. Uno dei modi di trarre i maggiori benefici dal nostro relax è quello di imparare e praticare una tecnica di rilassamento. In occidente è solo negli ultimi decenni che le tecniche di rilassamento si sono fatte spazio poiché è stata accettata l’idea che l’organismo sia un sistema complesso costituito dall’interazione tra mente e corpo. Uno dei primi che si interessò di queste tecniche e ne approfondì il loro funzionamento fu Shultz che grazie ai suoi studi sviluppò il Training Autogeno, ovvero uno stato psicofisico che induce rilassamento fisico e mentale. Ma ci sono diverse strade che possiamo percorrere… Fra quali tecniche di rilassamento possiamo scegliere per trarre il massimo dal nostro relax? Il Rilassamento Muscolare Progressivo è una tecnica ideata negli anni trenta dal medico e psicofisiologo statunitense Edmund Jacobson. Tale metodo si basa sull’idea che il pensiero e lo stato emotivo influiscano sul livello di risposta muscolare, evidenziando una relazione tra muscolo, pensiero ed emozioni. Questo metodo è basata sull’alternanza di contrazione e distensione di alcuni gruppi muscolari.  In questo modo la mente riesce a cogliere e discriminare le differenze tra la muscolatura in stato di contrazione e in stato di rilassamento. Dopo avere effettuato qualche volta gli esercizi proposti da Edmund Jacobson, si riuscirà a cogliere i segnali di tensione inviati dal corpo e a rilassare automaticamente le zone in tensione. Il Rilassamento Muscolare Progressivo di Jacobson prevede che il soggetto, in primo luogo, sviluppi la capacità di individuare lo stato di tensione muscolare. Per raggiungere questo obiettivo il Terapeuta insegna al paziente a percepire la differenza tra tensione e rilassamento, attraverso ripetuti esercizi di contrazione volontaria e prolungata delle varie zone del corpo, fino a quando sarà in grado di avvertire anche minime contrazioni muscolari.  Una volta che il soggetto ha imparato ad avvertire la tensione dei vari gruppi muscolari, sarà in grado di rilassare i muscoli che non sono interessati al movimento che sta effettuando e sarà anche in grado di applicare in ogni attività esclusivamente la quantità di tensione muscolare necessaria. Jacobson affermava che notare la sensazione di tensione e di rilassamento nel momento in cui si smette di contrarre il muscolo aiuterà la persona in trattamento a provare una piacevole sensazione di benessere corporale che si tradurrà in benessere psicologico. Il metodo Jacobson funziona, è semplice e può essere appreso da chiunque, a qualunque età. Anche se il metodo è del tutto sicuro e non presenta controindicazioni, prima di cominciare questi esercizi è sempre meglio conoscere il parere del proprio medico e se le nostre condizioni di salute non sono delle migliori o se non pratichiamo nessun tipo di movimento da parecchi anni. Questa tecnica può essere una buona soluzione per diversi problemi, come: Tensione generale molto elevata. Ansia, fobie e disturbi dell’umore. Gestione dello stress. Trattamento dell’insonnia. Regolazione emotiva. Supporto per affrontare situazioni importanti in cui vogliamo rendere al meglio Disturbi psicosomatici. Il Training Autogeno è una tecnica ampiamente conosciuta non solo dagli specialisti ma, anche dal grande pubblico. Shultz mise a punto la metodologia grazie ai suoi studi sull’ipnosi; infatti il TA ha in comune con l’ipnosi la possibilità di indurre uno stato di piacevole rilassamento e distensione ma da questo si differenzia per un elemento di cruciale importanza. Mentre nell’ipnosi le modificazioni del Sistema neurovegetativo sono di tipo eteroindotto, ossia stimolate da un operatore esterno, nel TA è previsto l’apprendimento graduale della tecnica in modo che il paziente si renda progressivamente indipendente dal Terapeuta, raggiungendo sempre più autonomamente lo stato autogeno. La tecnica del Training Autogeno consiste in una serie di esercizi di concentrazione che si focalizzano su diversi distretti corporei, allo scopo di ottenere un generale stato di rilassamento sia a livello fisico che psichico. La caratteristica fondamentale di questo metodo è, appunto, la possibilità di ottenere, attraverso una serie di esercizi mentali, delle reali modifiche corporee, che a loro volta sono in grado di influenzare la sfera psichica dell’individuo. Questo è possibile perché mente e corpo sono interconnesse e si influenzano reciprocamente e costantemente. Infatti il principio su cui si basa il TA è quello della ideoplasia, cioè la tendenza a trasformare le rappresentazioni cognitive, cioè le immagini mentali in vere e proprie percezioni. Gli esercizi di rilassamento fondamentali si suddividono in inferiori e superiori. Nei primi l’attenzione mentale viene rivolta a particolari sensazioni corporee; nei secondi, invece, l’attenzione viene rivolta a particolari rappresentazioni mentali. In tutto gli esercizi di rilassamento sono sei, i primi due sono detti fondamentali e gli altri quattro complementari: Esercizio della peso, che agisce sul rilassamento dei muscoli; Esercizio del calore, che agisce sulla dilatazione dei vasi sanguigni periferici; Esercizio del cuore, che agisce sulla funzionalità cardiaca; Esercizio del respiro, che agisce sull’apparato respiratorio; Esercizio del plesso solare, che agisce sugli organi dell’addome; Esercizio della fronte fresca, che agisce a livello cerebrale. Il Training Autogeno in ambito clinico è utile nella cura di diverse problematiche: Ansia; Insonnia; Emicrania; Ipertensione; Attacchi di panico; Coliti e gastriti; Dermatiti; Il Training Autogeno ha anche un ruolo importante per atleti, sportivi e studenti in quanto favorisce il recupero di energie permettendo una migliore gestione delle proprie risorse, migliora la concentrazione e l’ascolto del corpo e contribuisce al miglioramento della performance. Entrambe queste tecniche necessitano di esercizio costante, soprattutto durante la fase di apprendimento. Più ci esercitiamo più aumenterà la nostra padronanza della tecnica e quindi i suoi benefici.   Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Produttività Settembre senza ansia né procrastinazione: come ripartire con energia e metodo Posted on4 Settembre 20254 Settembre 2025 Sviluppo del potenziale e Mindset Superare i Dubbi per

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Respira, va tutto bene! 2 esercizi di respirazione per gestire efficacemente l’ansia

Respira, va tutto bene! 2 esercizi di respirazione per gestire efficacemente l’ansia Provate a ricordare l’ultima volta che vi siete spaventati o che eravate in ansia. Quali sensazioni fisiche ricordate di aver provato? Molto probabilmente quelle che vi hanno colpito di più sono state il batticuore e l’impressione che vi mancasse l’aria. Molti di noi reagiscono ad uno stress facendo respiri rapidi e poco profondi; questo modo di respirare fa aumentare l’ossigeno e diminuire l’anidride carbonica innescando l’iperventilazione che ha diverse conseguenze poco piacevoli: – Alterazioni visive– Disorientamento– Formicolio alle estremità e/o al viso– Crampi muscolari– Accelerazione del battito cardiaco– Incapacità di concentrazione– Nervosismo– Perdita di coscienza L’iperventilazione è spesso presente quando sono presenti attacchi di panico o ansia. Molti dei sintomi che ho elencato poco fa sono anche sintomi di un attacco d’ansia e la maggior parte delle persone ansiose tendono ad iperventilare. Per questo imparare a respirare correttamente ci aiuta a gestire efficacemente l’ansia. Il primo esercizio è quello della respirazione addominale. Questo tipo di respirazione che è quella naturale, usa il diaframma, il muscolo che si trova tra la cavità addominale e la cavità polmonare (più o meno sopra l’ombelico).Questo esercizio può essere svolto da sdraiati o da seduti, anche se per iniziare è più semplice stare in posizione distesa. – Prima di iniziare procedete con una valutazione generale della tensione corporea ossia verificate se alcuni gruppi muscolari come quelli delle gambe, delle spalle o della mascella e della fronte sono contratti. Poi date un punteggio da 1 a 10 alla tensione, dove 1 è il rilassamento completo e 10 siete tesi come una corda di violino – Appoggiate una mano sull’addome e una sul petto – Inspirate lentamente dal naso e riempite la parte inferiore dei polmoni. Se state respirando correttamente, la mano sull’addome sale quando inspirate e scende quando espirate, mentre la mano sul petto si muove poco. – Inspirate lentamente – Fate una breve pausa trattenendo il respiro per un momento – Espirate lentamente – Fate nuovamente una breve pausa. – Inspirate di nuovo, questa volta contando fino a quattro. – Fate una breve pausa. – Espirate contando anche qui fino a quattro. Continuate a respirare così per 5 minuti e poi verificate di nuovo il livello di tensione attribuendole un punteggio da 1 a 10. Molto probabilmente il punteggio sarò sceso rispetto alla prima valutazione. Vi assicuro che è più semplice da fare che da spiegare, anche se forse penserete: “come si fa a ricordarsi di respirare così nel bel mezzo di un attacco di ansia o di panico?” È per questo motivo che questi esercizi devono essere presi come un allenamento da svolgere regolarmente quando l’ansia è controllabile in modo da poterli poi mettere in pratica all’occorrenza per gestire e abbassare l’ansia più elevata. Allenatevi, presto inseriremo questa modalità respiratoria in alcuni esercizi di Mindfulness molto utili per gestire l’ansia e i pensieri intrusivi. Il secondo esercizio è un metodo da usare come pronto intervento durante un attacco d’ansia o di panico se ancora non padroneggiate la respirazione addominale. Munitevi di un sacchetto di carta e respirateci dentro. Quante volte abbiamo visto questa scena in qualche film?! Questo serve a raccogliere l’anidride carbonica e riportarla nei polmoni in modo da ripristinare l’equilibrio di CO2 nel sistema. Fatelo per alcuni minuti e noterete che la gravità dei sintomi diminuisce. Mentre l’uso del sacchetto non è un vero e proprio esercizio ma, come ti ho detto un’uscita di emergenza, l’esercizio sulla respirazione diaframmatica, ha una doppia valenza: può essere un buon metodo per abbassare il livello d’ansia e raggiungere uno stato di benessere ma anche costituire una base per esercizi ancora più efficaci come le tecniche di rilassamento e la meditazione Mindfulness che vedremo più avanti. Quindi, qualunque sia il tuo obbiettivo, mi raccomando, l’esercizio è il segreto perché ricordiamoci che cadendo, la goccia scava la pietra, non per la sua forza, ma per la sua costanza. Buon allenamento! Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Ansia e Benessere emotivo Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana. Posted on8 Settembre 20224 Settembre 2025 Ansia e Benessere emotivo Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi Posted on28 Maggio 20224 Settembre 2025 Ansia e Benessere emotivo Come superare il passato che ci angoscia? Prova seguendo questi 5 passi Posted on19 Maggio 20224 Settembre 2025 Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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