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Immagine corporea: come i social network ci fanno sentire a disagio con noi stessi

Immagine corporea: come i social network ci fanno sentire a disagio con noi stessi Qualche giorno fa ho letto una notizia che mi ha fatto riflettere su un concetto, quello di immagine corporea, che soprattutto in questo nostro tempo e ancora di più in questa stagione è attuale: in Norvegia gli influencer saranno obbligati a segnalare l’uso di filtri e fotoritocchi. Il mio pensiero automatico è stato: non potranno più “barare” nelle foto di Instagram. Se si modifica una foto deve essere esplicitamente dichiarato mediante l’apposizione di un’etichetta che il Ministero per la Famiglia, organo che ha proposto l’emendamento, provvederà a fornire. Questa Legge è un tentativo di frenare la diffusione di standard di bellezza irrealistici che hanno serie conseguenze sulla popolazione soprattutto dei più giovani. Gli scandinavi hanno anche coniato un termine, knopspress, per indicare la pressione psicologica che avviene attraverso immagini raffiguranti il corpo per meri fini pubblicitari. Ma andiamo ad approfondire alcuni concetti fondamentali che entrano in gioco nella questione. Cosa è l’immagine corporea e come si sviluppa? Cerchiamo di capire, in primo luogo, cosa sia l’immagine corporea e come si sviluppa. Le definizioni di immagine corporea sono molte; ma a mio parere quelle che esprimono meglio il concetto sono due. La prima descrive il concetto come l’immagine che abbiamo nella nostra mente della forma, dimensione, taglia del nostro corpo e i sentimenti che proviamo rispetto a queste caratteristiche e alle singole parti del nostro corpo. (P. Slade, 1988) Una seconda definizione spiega tutto in maniera più sintetica e mettendo l’accento sull’aspetto cognitivo: l’insieme di percezioni, pensieri ed emozioni che una persona esperisce riguardo al suo corpo. (S. Grogan, 2008) Quindi possiamo dedurre che l’immagine corporea non sempre è quella riflessa nello specchio, ma piuttosto dobbiamo pensarla come quella che vediamo attraverso le lenti che noi indossiamo per guardarci allo specchio che sono fatte di percezioni, pensieri, emozioni e comportamenti. Di conseguenza l’immagine corporea e quella reale non sempre coincidono. Quando questo si verifica si ha un alterazione dell’immagine corporea che si può configurare come un vero e proprio disturbo dell’immagine corporea. La costruzione dell’immagine corporea è un processo che parte dall’infanzia e prosegue per tutta la nostra vita e si articola in strutturazione, destrutturazione e ristrutturazione. Quindi anche in età adulta c’è una continua riformulazione della propria percezione dell’immagine corporea; questo perché il nostro corpo cambia continuamente sotto la spinta dei fattori biologici di crescita, sviluppo ed invecchiamento. Poi intervengono anche altri elementi come quelli psicologici e relazionali attraverso i feedback dall’esterno. Sono diversi i fattori che concorrono alla costruzione dell’immagine corporea: Fattori culturali sotto forma di canoni estetici che ci influenzano e ci spingono ad uniformarci Esperienze di vita ossia i feedback che arrivano dall’esterno, soprattutto dalle figure significative Dialogo interno cioè come ci parliamo e ciò che ci diciamo in merito Relazionali ovvero il confronto con il mondo esterno. Una fase molto delicata per l’immagine corporea è l’adolescenza durante la quale il corpo va incontro ad una serie di modificazioni molto importanti e si può facilmente esperire difficoltà nel riconoscersi. Inoltre intervengono anche i fattori sociali che creano un’immagine corporea idealizzata che può entrare in conflitto con quella interiorizzata. Questo è dovuto alle molteplici occasioni di confronto, sia con i coetanei ma anche con punti di riferimento come gli influencer o gli idoli dei mass media. Canoni estetici I canoni estetici si sono evoluti lungo tutto il corso della storia in risposta ad eventi storici e modificazioni sociali. Si può dire che attualmente si stiano affermando più ideali di bellezza: da una parte abbiamo il modello di donna magra ma con un seno e dei glutei generosi come simbolo di sensualità; dall’altro abbiamo un ideale di donna magra, forte e muscolosa. Per l’uomo invece l’ideale di bellezza è piuttosto stabile: uomo snello e muscoloso. Quello che questi ideali di bellezza hanno in comune è che sono tutti scollati dalla realtà. Infatti, per raggiungere questi canoni spesso e volentieri si devono non solo osservare condotte alimentari e sportive ben definite, rigide e intense ma far ricorso alla chirurgia estetica. Relazione tra canoni estetici, social network e immagine corporea Questi canoni vengono trasmessi continuamente attraverso i social dagli influencer o da personaggi famosi. Gli utenti operano un confronto quasi sempre impietoso tra sé e questi modelli. Venendosi a creare questo forte divario tra canone estetico proposto e realtà il rischio di insoddisfazione per la propria immagine corporea è molto alto. Questo perché non si sa o non si prende nella giusta considerazione che ciò che si vede sui social sono spesso immagini modificate e quindi non corrispondenti alla realtà. Se prima con gli old media, cinema e televisione, venivano proposti dei canoni estetici da delle persone che diventavano idoli inarrivabili, oggi, con i social network le persone che si mostrano vengono percepite vicine, le ragazze e i ragazzi della porta accanto, cosicché viene meno la sensazione di inarrivabilità; così, ciò che mostrano sembra alla portata di tutti. In questo modo la frustrazione e l’insoddisfazione possono aumentare ulteriormente rispetto al passato perché oggi ci si trova a “perdere” un confronto fra pari.  Aprendo i social scorrono continuamente foto e video di persone che si mostrano, ma soprattutto che dicono implicitamente come si dovrebbe essere secondo i canoni estetici accettati dalla società. Questi messaggi sono potentissimi soprattutto per i più giovani e possono condurre ad una diversa concezione del corpo, dell’alimentazione e dell’esercizio fisico. Così un messaggio che apparentemente è innocuo può avere in realtà un peso specifico enorme e può scatenare reazioni importanti. Due ricerche in particolare hanno messo in evidenza la natura e l’entità di queste reazioni. Uno studio del 2019 di Hougue e Milss ha messo in luce che quando giovani donne trascorrevano del tempo sui social ed osservavano immagini di persone che giudicavano più attraenti di loro sperimentavano insoddisfazione corporea. Altre ricerche hanno verificato una correlazione tra l’esposizione ai media, l’insoddisfazione corporea e i disturbi alimentari. (Thompson et al, 1999; Madden et al, 2013). Lo strumento più potente utilizzato dai social per far

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Settembre 2020: cercate nuove strade

Settembre 2020: cercate nuove strade Siamo ormai ad estate inoltrata e come ogni fine ciclo siamo tentati, mai come in questo 2020, di fare i soliti bilanci generalmente pessimisti e poi di lasciarci andare alla deriva fra una fetta di cocomero e un Whatsapp di saluto a parenti, amici e conoscenti confidando nei buoni propositi per Settembre. Gli immancabili buoni propositi diventano un po’ la nostra coperta di Linus; ci consolano e ci fanno sperare che al rientro dalle vacanze, tutti i nostri desideri e speranze si avvereranno magicamente: anno nuovo, vita nuova!! Questi vecchi cari buoni propositi, alzi la mano chi non ne ha mai fatti, hanno generalmente vita breve, come si usa dire “come un gatto in autostrada”; infatti arrivano generalmente al massimo a Novembre. Poi presi dai mille impegni e scadenze finiscono insieme ai vorrei degli anni precedenti.  Come possiamo interrompere il circolo vizioso? A questo punto ti starà venendo in mente:“Non ero abbastanza motivato, non ho sufficiente forza di volontà, non ce la posso fare” “Il mio programma non era abbastanza rigido?” O ancora,” mi merito di stare come sto!!” Se sono queste le frasi che ti sono venute in mente, abbiamo svelato l’arcano!! L’arcano è il tipo di pensiero che ti ha accompagnato in tutto il processo, dalla ideazione alla formulazione fino alla messa in pratica degli ormai famosi buoni propositi.  Ti sei mai chiesto che influenza possono ricevere i comportamenti dai pensieri?  Il pensiero ha una forte influenza sulle emozioni e di conseguenza sui nostri comportamenti. Persone diverse, per esempio, possono avere pensieri diversi di fronte allo stesso evento, e di conseguenza, anche, reagire in modi totalmente diversi. Quindi non è l’evento che dà il via alle diverse reazioni, bensì il modo di interpretare lo stesso evento produce tali reazioni così differenti nelle varie persone. Le persone, spesso, sono convinte che gli eventi o le situazioni provochino direttamente le emozioni. Non valutiamo i nostri pensieri che intervengono prima delle emozioni. Proviamo ad analizzare, ad esempio, una situazione tipo: abbiamo scritto una relazione di lavoro, e ci accorgiamo di aver commesso un errore nella stesura; non appena ce ne rendiamo conto, secondo il nostro modo usuale di valutazione ossia collegamento diretto evento-emozione, diciamo di provare ansia, irritazione o addirittura svalutazione e senso di colpa. Tra la prima e la seconda sequenza ci dimentichiamo, però, di tener conto di tutti quei pensieri o convinzioni formulate prima di definire l’emozione, cioè tutto quello che ci diciamo, anche attraverso un dialogo interno o sotto forma di un pensiero automatico della cui presenza nemmeno ci rendiamo conto, ad esempio “sono uno stupido. Il capo si arrabbierà molto e io perderò il posto”. Invece secondo la teoria cognitiva sono i nostri pensieri che ci inducono a stare male; l’interpretazione della realtà, ciò che noi diciamo a noi stessi mentalmente sarebbe influenzato dalle esperienze precedenti, dalla nostra personalità, dall’opinione che noi abbiamo di noi stessi e dalle nostre aspettative. Dobbiamo distinguere quindi tra un pensiero così detto funzionale e uno disfunzionale. Che cos’è un pensiero disfunzionale? Il pensiero disfunzionale è un pensiero prevalentemente controproducente; talvolta la persona riferisce il pensiero come esagerato nelle manifestazioni e nelle considerazioni; un pensiero disfunzionale non ti aiuta ad affrontare né ad ottenere ciò che vuoi né a farti sentire come vuoi. Che cosa differenzia il pensiero funzionale dal disfunzionale da un punto di vista cognitivo? Il pensiero funzionale è realistico, logico, costruttivo e flessibile, a differenza del disfunzionale che è catastrofico, distruttivo o illogico. A questo punto facciamo 2+2… Se formuliamo i nostri propositi con pensieri controproducenti che lavorano in maniera sotterranea quasi sicuramente non arriveremo alla meta che ci siamo prefissati.  Facciamo in modo invece che i nostri propositi siano formulati secondo alcune caratteristiche: 1. Stabilire Un Obiettivo RealisticoStabilire degli obiettivi eccessivamente ambiziosi, può compromettere la loro realizzazione nel lungo termine. 2. Organizzare un programmaÈ importante progettare un programma di “allenamento” che consente di ottenere dei risultati visibili. Stabilisci qual è il tuo obiettivo e successivamente stila una lista delle azioni necessarie per raggiungerlo. Secondo molte ricerche, il solo atto di visualizzare la realizzazione dei propri obiettivi, può incrementare le prestazioni. 3. Una volta stilato il vostro programma suddividetelo in sotto-obiettivi.Quando si fa un programma per raggiungere un obiettivo troppo lontano nel tempo è molto facile che ci capiti di perdere di vista la meta. Avendo degli obiettivi intermedi sarà più semplice apprezzare i risultati senza stancarsi e perdere pazienza e motivazione. 4. Tenere traccia dei risultati e dei progressiPuoi semplicemente annotare i progressi sulla tua agenda o se sei più meticoloso addirittura fare dei grafici che ti aiuteranno a cogliere i tuoi progressi in maniera più immediata…ma gli appunti basteranno… 5. È importante tenere alta la motivazioneCerca di incentivarti ricordando i benefici che possono derivare dal raggiungimento dei tuoi obiettivi. Per motivarti, inoltre sono molto utili gli esercizi di visualizzazione dei propri obiettivi. Cerca di immaginarti realizzato e soddisfatto del tuo impegno. Inoltre un altro metodo per mantenere vivo l’impegno più a lungo è quello di gratificarsi ad ogni obiettivo intermedio raggiunto. 6. Cadere Nelle Vecchie Abitudini, e Imparare a RiprendersiGli scivoloni capitano a tutti. Non è necessario colpevolizzarsi eccessivamente per questo. Alcuni studi condotti hanno dimostrato che quando le persone ricadono occasionalmente nelle vecchie abitudini, si ritrovano in un circolo vizioso che tende ad abbassare notevolmente i livelli di autostima – spesso, infatti, le persone iniziano a rimuginare eccessivamente sul comportamento fallimentare e in questo modo aumentano la probabilità di ripeterlo in futuro. Al contrario, cercate di riflettere sui motivi che vi hanno portato ad assumere questo comportamento, in modo da sapere dove intervenire, per evitarlo nel futuro. Questo è un primo articolo di una serie che ha come tema l’organizzazione; argomento, questo, che racchiude in se a sua volta molte tematiche con le quali ci confrontiamo nella vita di tutti i giorni. Pensiamo per esempio alla definizione della routine quotidiana per riuscire a portare a termine i nostri compiti e magari ritagliarci del tempo libero, oppure alle diverse tecniche di

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Due tecniche per rilassarsi e riacquistare le energie psicofisiche

Due tecniche per rilassarsi e riacquistare le energie psicofisiche La vita che la maggior parte di noi conduce ci fa avere un ritmo molto elevato, numerosi compiti, sia lavorativi che familiari, tante responsabilità, oppure ci troviamo a vivere situazioni di vita che hanno un impatto psicologico molto pesante. Cosa possiamo fare per reagire positivamente? Ci sono diverse cose che noi possiamo fare per prenderci cura di noi stessi: l’alimentazione, lo sport sono alcune di queste. Un’altra cosa che noi possiamo fare è dedicare un po’ di tempo al relax che ha una notevole importanza poiché ci aiuta a ritemprare mente e corpo. Uno dei modi di trarre i maggiori benefici dal nostro relax è quello di imparare e praticare una tecnica di rilassamento. In occidente è solo negli ultimi decenni che le tecniche di rilassamento si sono fatte spazio poiché è stata accettata l’idea che l’organismo sia un sistema complesso costituito dall’interazione tra mente e corpo. Uno dei primi che si interessò di queste tecniche e ne approfondì il loro funzionamento fu Shultz che grazie ai suoi studi sviluppò il Training Autogeno, ovvero uno stato psicofisico che induce rilassamento fisico e mentale. Ma ci sono diverse strade che possiamo percorrere… Fra quali tecniche di rilassamento possiamo scegliere per trarre il massimo dal nostro relax? Il Rilassamento Muscolare Progressivo è una tecnica ideata negli anni trenta dal medico e psicofisiologo statunitense Edmund Jacobson. Tale metodo si basa sull’idea che il pensiero e lo stato emotivo influiscano sul livello di risposta muscolare, evidenziando una relazione tra muscolo, pensiero ed emozioni. Questo metodo è basata sull’alternanza di contrazione e distensione di alcuni gruppi muscolari.  In questo modo la mente riesce a cogliere e discriminare le differenze tra la muscolatura in stato di contrazione e in stato di rilassamento. Dopo avere effettuato qualche volta gli esercizi proposti da Edmund Jacobson, si riuscirà a cogliere i segnali di tensione inviati dal corpo e a rilassare automaticamente le zone in tensione. Il Rilassamento Muscolare Progressivo di Jacobson prevede che il soggetto, in primo luogo, sviluppi la capacità di individuare lo stato di tensione muscolare. Per raggiungere questo obiettivo il Terapeuta insegna al paziente a percepire la differenza tra tensione e rilassamento, attraverso ripetuti esercizi di contrazione volontaria e prolungata delle varie zone del corpo, fino a quando sarà in grado di avvertire anche minime contrazioni muscolari.  Una volta che il soggetto ha imparato ad avvertire la tensione dei vari gruppi muscolari, sarà in grado di rilassare i muscoli che non sono interessati al movimento che sta effettuando e sarà anche in grado di applicare in ogni attività esclusivamente la quantità di tensione muscolare necessaria. Jacobson affermava che notare la sensazione di tensione e di rilassamento nel momento in cui si smette di contrarre il muscolo aiuterà la persona in trattamento a provare una piacevole sensazione di benessere corporale che si tradurrà in benessere psicologico. Il metodo Jacobson funziona, è semplice e può essere appreso da chiunque, a qualunque età. Anche se il metodo è del tutto sicuro e non presenta controindicazioni, prima di cominciare questi esercizi è sempre meglio conoscere il parere del proprio medico e se le nostre condizioni di salute non sono delle migliori o se non pratichiamo nessun tipo di movimento da parecchi anni. Questa tecnica può essere una buona soluzione per diversi problemi, come: Tensione generale molto elevata. Ansia, fobie e disturbi dell’umore. Gestione dello stress. Trattamento dell’insonnia. Regolazione emotiva. Supporto per affrontare situazioni importanti in cui vogliamo rendere al meglio Disturbi psicosomatici. Il Training Autogeno è una tecnica ampiamente conosciuta non solo dagli specialisti ma, anche dal grande pubblico. Shultz mise a punto la metodologia grazie ai suoi studi sull’ipnosi; infatti il TA ha in comune con l’ipnosi la possibilità di indurre uno stato di piacevole rilassamento e distensione ma da questo si differenzia per un elemento di cruciale importanza. Mentre nell’ipnosi le modificazioni del Sistema neurovegetativo sono di tipo eteroindotto, ossia stimolate da un operatore esterno, nel TA è previsto l’apprendimento graduale della tecnica in modo che il paziente si renda progressivamente indipendente dal Terapeuta, raggiungendo sempre più autonomamente lo stato autogeno. La tecnica del Training Autogeno consiste in una serie di esercizi di concentrazione che si focalizzano su diversi distretti corporei, allo scopo di ottenere un generale stato di rilassamento sia a livello fisico che psichico. La caratteristica fondamentale di questo metodo è, appunto, la possibilità di ottenere, attraverso una serie di esercizi mentali, delle reali modifiche corporee, che a loro volta sono in grado di influenzare la sfera psichica dell’individuo. Questo è possibile perché mente e corpo sono interconnesse e si influenzano reciprocamente e costantemente. Infatti il principio su cui si basa il TA è quello della ideoplasia, cioè la tendenza a trasformare le rappresentazioni cognitive, cioè le immagini mentali in vere e proprie percezioni. Gli esercizi di rilassamento fondamentali si suddividono in inferiori e superiori. Nei primi l’attenzione mentale viene rivolta a particolari sensazioni corporee; nei secondi, invece, l’attenzione viene rivolta a particolari rappresentazioni mentali. In tutto gli esercizi di rilassamento sono sei, i primi due sono detti fondamentali e gli altri quattro complementari: Esercizio della peso, che agisce sul rilassamento dei muscoli; Esercizio del calore, che agisce sulla dilatazione dei vasi sanguigni periferici; Esercizio del cuore, che agisce sulla funzionalità cardiaca; Esercizio del respiro, che agisce sull’apparato respiratorio; Esercizio del plesso solare, che agisce sugli organi dell’addome; Esercizio della fronte fresca, che agisce a livello cerebrale. Il Training Autogeno in ambito clinico è utile nella cura di diverse problematiche: Ansia; Insonnia; Emicrania; Ipertensione; Attacchi di panico; Coliti e gastriti; Dermatiti; Il Training Autogeno ha anche un ruolo importante per atleti, sportivi e studenti in quanto favorisce il recupero di energie permettendo una migliore gestione delle proprie risorse, migliora la concentrazione e l’ascolto del corpo e contribuisce al miglioramento della performance. Entrambe queste tecniche necessitano di esercizio costante, soprattutto durante la fase di apprendimento. Più ci esercitiamo più aumenterà la nostra padronanza della tecnica e quindi i suoi benefici.   Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Produttività Settembre senza ansia né procrastinazione: come ripartire con energia e metodo Posted on4 Settembre 20254 Settembre 2025 Sviluppo del potenziale e Mindset Superare i Dubbi per

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Respira, va tutto bene! 2 esercizi di respirazione per gestire efficacemente l’ansia

Respira, va tutto bene! 2 esercizi di respirazione per gestire efficacemente l’ansia Provate a ricordare l’ultima volta che vi siete spaventati o che eravate in ansia. Quali sensazioni fisiche ricordate di aver provato? Molto probabilmente quelle che vi hanno colpito di più sono state il batticuore e l’impressione che vi mancasse l’aria. Molti di noi reagiscono ad uno stress facendo respiri rapidi e poco profondi; questo modo di respirare fa aumentare l’ossigeno e diminuire l’anidride carbonica innescando l’iperventilazione che ha diverse conseguenze poco piacevoli: – Alterazioni visive– Disorientamento– Formicolio alle estremità e/o al viso– Crampi muscolari– Accelerazione del battito cardiaco– Incapacità di concentrazione– Nervosismo– Perdita di coscienza L’iperventilazione è spesso presente quando sono presenti attacchi di panico o ansia. Molti dei sintomi che ho elencato poco fa sono anche sintomi di un attacco d’ansia e la maggior parte delle persone ansiose tendono ad iperventilare. Per questo imparare a respirare correttamente ci aiuta a gestire efficacemente l’ansia. Il primo esercizio è quello della respirazione addominale. Questo tipo di respirazione che è quella naturale, usa il diaframma, il muscolo che si trova tra la cavità addominale e la cavità polmonare (più o meno sopra l’ombelico).Questo esercizio può essere svolto da sdraiati o da seduti, anche se per iniziare è più semplice stare in posizione distesa. – Prima di iniziare procedete con una valutazione generale della tensione corporea ossia verificate se alcuni gruppi muscolari come quelli delle gambe, delle spalle o della mascella e della fronte sono contratti. Poi date un punteggio da 1 a 10 alla tensione, dove 1 è il rilassamento completo e 10 siete tesi come una corda di violino – Appoggiate una mano sull’addome e una sul petto – Inspirate lentamente dal naso e riempite la parte inferiore dei polmoni. Se state respirando correttamente, la mano sull’addome sale quando inspirate e scende quando espirate, mentre la mano sul petto si muove poco. – Inspirate lentamente – Fate una breve pausa trattenendo il respiro per un momento – Espirate lentamente – Fate nuovamente una breve pausa. – Inspirate di nuovo, questa volta contando fino a quattro. – Fate una breve pausa. – Espirate contando anche qui fino a quattro. Continuate a respirare così per 5 minuti e poi verificate di nuovo il livello di tensione attribuendole un punteggio da 1 a 10. Molto probabilmente il punteggio sarò sceso rispetto alla prima valutazione. Vi assicuro che è più semplice da fare che da spiegare, anche se forse penserete: “come si fa a ricordarsi di respirare così nel bel mezzo di un attacco di ansia o di panico?” È per questo motivo che questi esercizi devono essere presi come un allenamento da svolgere regolarmente quando l’ansia è controllabile in modo da poterli poi mettere in pratica all’occorrenza per gestire e abbassare l’ansia più elevata. Allenatevi, presto inseriremo questa modalità respiratoria in alcuni esercizi di Mindfulness molto utili per gestire l’ansia e i pensieri intrusivi. Il secondo esercizio è un metodo da usare come pronto intervento durante un attacco d’ansia o di panico se ancora non padroneggiate la respirazione addominale. Munitevi di un sacchetto di carta e respirateci dentro. Quante volte abbiamo visto questa scena in qualche film?! Questo serve a raccogliere l’anidride carbonica e riportarla nei polmoni in modo da ripristinare l’equilibrio di CO2 nel sistema. Fatelo per alcuni minuti e noterete che la gravità dei sintomi diminuisce. Mentre l’uso del sacchetto non è un vero e proprio esercizio ma, come ti ho detto un’uscita di emergenza, l’esercizio sulla respirazione diaframmatica, ha una doppia valenza: può essere un buon metodo per abbassare il livello d’ansia e raggiungere uno stato di benessere ma anche costituire una base per esercizi ancora più efficaci come le tecniche di rilassamento e la meditazione Mindfulness che vedremo più avanti. Quindi, qualunque sia il tuo obbiettivo, mi raccomando, l’esercizio è il segreto perché ricordiamoci che cadendo, la goccia scava la pietra, non per la sua forza, ma per la sua costanza. Buon allenamento! Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Ansia e Benessere emotivo Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana. Posted on8 Settembre 20224 Settembre 2025 Ansia e Benessere emotivo Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi Posted on28 Maggio 20224 Settembre 2025 Ansia e Benessere emotivo Come superare il passato che ci angoscia? Prova seguendo questi 5 passi Posted on19 Maggio 20224 Settembre 2025 Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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6 consigli per gestire l’ansia da corona virus

6 consigli per gestire l’ansia da corona virus L’emergenza sanitaria, sta diventando anche emergenza psicologica. Chi fra noi aveva già delle difficoltà preesistenti le vede amplificate e chi invece non le aveva può iniziare a riscontrarle. La situazione che ci troviamo a vivere, appena ci fermiamo un attimo a riflettere, ci appare il più delle volte surreale. Ci sembra quasi impossibile ritrovarci così. Poi appena ci fermiamo a riflettere più a fondo è facile farsi prendere la mano, complice l’inattività e l’isolamento sociale, da pensieri cupi e da bilanci poco realistici che inevitabilmente fanno aumentare il nostro livello d’ansia. Questo viene ulteriormente aggravato dalla costrizione fra quattro mura e dal cambiamento forzato delle nostre abitudini di vita quotidiane. Anche se questo forse, in taluni casi, non sempre è un male… Ho deciso di scrivere questo articolo per cercare di dare un piccolo contributo e l’ho fatto ora, dopo 25 giorni di quarantena, perché volevo prima partire dall’ascolto, di me stessa e delle persone che mi circondano, pazienti, familiari, amici e colleghi sia Psicologi che Infermieri e Medici. Innanzi tutto cerchiamo di capire perché questa situazione ci fa paura. Per prima cosa è, come lo abbiamo sentito definire tante volte, un nemico invisibile che minaccia la nostra incolumità. Infatti ognuno di noi o delle persone che ci circonda potrebbe essere positivo al virus. Questo ci fa continuamente stare all’erta, provocandoci tanto stress e ansia. Ma questo si collega ad un meccanismo interiore molto profondo. Questo non sapere, non sapere chi è positivo e chi no, non sapere quale sia la cura e soprattutto quanto durerà questa situazione e quali conseguenze avrà, ci fa percepire di non avere più il controllo sulla situazione e sulla nostra vita e questo ci impaurisce e ci disorienta.A questo punto dobbiamo prendere le contromisure. Dobbiamo e possiamo creare il vaccino per l’altro virus, altrettanto invisibile e contagioso, sebbene meno chiacchierato: la paura. Una delle cose che possiamo fare è riprendere il controllo laddove possibile. In questo momento la sola cosa che possiamo controllare è il nostro comportamento. Cerchiamo, cambiando prospettiva, di vedere nel rimanere a casa, per chi può, una scelta attiva. La possibilità di dare un contributo concreto alla nostra comunità ristretta, la nostra famiglia, e a quella allargata, la collettività. Un altro modo in cui possiamo fare questo è seguire le regole che ci vengono indicate. Teniamoci informati ma facciamolo con misura e scegliendo con cura le nostre fonti di informazione. Prediligiamo quelle ufficiali. Focalizziamoci sui dati di fatto e scartiamo tutte quelle fonti non scientifiche e non ufficiali che fanno del sensazionalismo e del catastrofismo il loro pane quotidiano. Questo renderà il nostro vaccino molto più efficace. Focalizziamoci su pensieri positivi. So che in un momento in cui le preoccupazioni riguardano tanti aspetti importanti della nostra vita non è semplice. Ma quella che stiamo correndo non è una gara di velocità ma di resistenza e concentrarci solo su ciò che va male o che non possiamo fare ci toglie energie preziose e ci fa sentire impotenti. Usiamo queste energie piuttosto per mettere a frutto questo tempo e per reagire pianificando ciò che faremo. A questo proposito ti lascio il riferimento ad un articolo che ho scritto tempo fa sulla gestione dei pensieri negativi che diventa purtroppo quanto mai attuale. Nell’articolo trovi delle tecniche pratiche che ti possono aiutare a tenere a bada tutti quei pensieri che a causa di questa situazione è facile che tentino di prendere il sopravvento. Un altro modo in cui possiamo riprendere il controllo è strutturare le nostre giornate. Cerchiamo di non farlo solo mentalmente ma proprio per iscritto. Trovo molto utile stilare delle liste. Scrivere una lista ci dà l’opportunità di riflettere e pensare a delle cose che magari lì per lì non ci verrebbero in mente. Inoltre con una lista in mano ci si concentra meglio e più velocemente sul da farsi. Andando spediti e senza troppi intoppi ti sembrerà che il tempo passi più velocemente e alla fine avrai la percezione di aver fatto più cose con il tempo a disposizione. Questo ci consentirà di alleggerire il peso di tutto questo tempo libero a disposizione a cui normalmente non siamo abituati e soprattutto di tenere alta la motivazione. Infatti non avendo a disposizione idee su come occupare il tempo, non avendo quindi un piano ordinato, è facile che lo sconforto, la tristezza e la svogliatezza prendano il sopravvento facendoci sentire inconcludenti e confusi favorendo la procrastinazione cronica. Questo non vuol dire riempire la giornata di cose da fare cercando di sedare la nostra ansia. Cerchiamo di ritagliarci dei momenti di svago, riposo e riflessione. Anche quelli fanno bene. oltre grazie alla tecnologia a nostra disposizione cerchiamo di mantenere i contatti, seppur virtuali, per coltivare la nostra rete di rapporti sociali e così sentirci meno isolati. Ed infine sfruttiamo questo tempo per dedicarci a delle attività che ci piacciono e che ci fanno bene all’anima. Potrebbe essere anche il riflettere sullo stato della nostra vita. Se scegliamo questa strada facciamolo in maniera virtuosa e non distruttiva. Focalizziamo i nostri pensieri su ciò che abbiamo e non su ciò che ci manca. Concentriamoci su ciò che vorremmo per noi e i nostri cari e sul modo di poter realizzare i nostri desideri. Diventiamo operativi almeno nella progettazione. Per poter ripartire attrezzati con degli obiettivi e non con dei vorrei, potrei e dovrei ai quali si accompagna quasi sempre un “ma” che ci fa rimanere al palo. Concludiamo la nostra giornata pensando a tre cose belle che sono accadute. Da quelle piccole a quelle grandi. Questo orienterà il nostro sguardo e i nostri pensieri e ci aiuterà a cogliere il bello che c’è e che troppo spesso non riusciamo a vedere. Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Ansia e Benessere emotivo Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana. Posted on8 Settembre 20224 Settembre 2025 Ansia e Benessere emotivo Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi Posted on28 Maggio 20224 Settembre 2025 Ansia e Benessere emotivo Come superare

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5 Libri per capire e affrontare l’Ansia e ridurre Lo Stress

5 Libri per capire e affrontare l’Ansia e ridurre Lo Stress Le stime indicano che l’1-2% della popolazione esperisce nella vita attacchi di panico o d’ansia. Questo dato qualifica i disturbi d’ansia come uno tra i disturbi più diffusi.Ci sono diversi modi per affrontare l’ansia; uno di questi è la biblioterapia, uno strumento di autocura e crescita personale In questa lista troverai dei libri che trattano e affrontano l’ansia e lo stress in diversi modi. Alcuni libri sono più tecnici, altri sono stati scritti da esperti con anni di esperienza e di consulenza nell’assistere persone con diversi disturbi d’ansia. Questi libri non vogliono essere una “cura” dell’ansia ma possono dare utili informazioni e spunti di riflessione, e perché no, essere anche di ispirazione per un benefico cambiamento. Se vuoi puoi iniziare con i miei articoli e presto con il mio e-book che potrai scaricare dal blog prossimamente. 1L’ansia. Conoscerla e superarla Di: E. Alisei L’ansia, in qualche modo, la dobbiamo affrontare un po’ tutti, è un’esperienza normale e frequente. Purtroppo però, in molti casi, può diventare patologica, e il suo impatto sulla qualità della vita quotidiana può farsi molto forte. Conoscerla è il primo passo per affrontarla nel modo più adeguato. Questo piccolo ma completo e agile manuale aiuta a dissipare la nebbia dei timori e delle incertezze, fornendo una mappa e un percorso a tappe per imparare a proteggersi dall’ansia, a evitare le sue trappole, a trovare scelte alternative. Il manuale fa leva sulle risorse dell’individuo e sul lavoro quotidiano che si può compiere per allenarsi a far fronte all’ansia in modo diverso e più utile. 2 Felicemente stressati. Vincere lo stress imparando a riderne Di: T.Traisci, I.Casadei Fermatevi un attimo, anzi più di un attimo se ne avete bisogno: “Chi è il regista della mia vita in questo momento?”. Questo è una delle esortazioni principali di questo testo…Solo ora, dopo averci ben riflettuto, potrete persino dare il vostro benvenuto allo stress. Infatti, se riuscirete a cogliere l’occasione per ascoltare cosa vi vuole comunicare, cosa il vostro corpo vi sta dicendo, quale messaggio vi sta inviando la vostra essenza più profonda, allora l’accoglienza positiva che sarete in grado di riservare allo stress avrà senso per voi, per la vostra vita. Avete tra le mani un utile strumento: vi invita a guardare in faccia la realtà, ma con un occhio tollerante verso voi stessi e allo stesso tempo con una serie di stimoli che sollecitano all’azione. 3 Fobie. Conoscerle e sconfiggerle per ritrovare la libertà perduta Di: G. Perna Non riuscire a chiudere occhio tutta la notte pensando al ragno che potrebbe essere entrato nella stanza; dover limitare i propri viaggi o la propria carriera perché salire su un aeroplano è come smettere di respirare; essere costretti a rinunciare a concerti, shopping e cinema a causa dei disturbi creati dalla folla. Sono solo alcuni esempi di come le fobie possano paralizzare e ingabbiare la nostra vita. Le paure irrazionali che colpiscono, a oggi, oltre 10 milioni di Italiani sono le più disparate. Ma come nascono? In realtà non sono che versioni eccessive e sproporzionate di semplici reazioni di paura, ossia la più importante emozione difensiva dell’essere umano e, in generale, di tutti gli esseri viventi. La paura ha una funzione preventiva, poiché attiva in noi una serie di comportamenti che allontanano o evitano le situazioni rischiose. Se eccessiva o male indirizzata, però, la paura si trasforma in fobia, un condizionamento potente. 4 Perché alle zebre non viene l’ulcera? La più istruttiva e divertente guida allo stress e alle malattie che produce. Con tutte le soluzioni per vincerlo Di: R.M. Sapolsky Vi siete mai chiesti perché alle zebre, oppure ai babbuini, alle iene o ai roditori, non viene l’ulcera mentre agli esseri umani sì? In un coinvolgente lavoro interamente dedicato allo stress e alle sue conseguenze sulla nostra salute, il neuroscienziato R.M. Sapolsky risponde a questa domanda, spiegando come, di fronte allo stress, il nostro organismo attivi le medesime risposte fisiologiche di quello animale, senza però essere in grado di disattivarle con la stessa rapidità. Grazie a trovate divertenti, notizie fuori dall’ordinario e aneddoti personali, uniti a un rigoroso impianto scientifico, l’autore ci permette di scoprire in che modo il sistema nervoso e il corpo reagiscono agli innumerevoli stimoli dello stress. 5 La rana bollita. Una storia d’ansia, attacchi di panico e cambiamento. Di: M. Innorta L’ansia e il panico possono essere terrificanti.Chi soffre di questi disturbi desidera una cosa sola: che scompaiano prima possibile. Ma cosa si deve fare per guarire? Come si torna a una vita normale? Questo libro racconta la storia (vera) di un percorso lungo un anno alla ricerca di risposte. È la storia di un viaggio alla scoperta dei nostri lati più nascosti, quelli con cui dobbiamo imparare a dialogare per trovare un nuovo equilibrio.Perché l’ansia non è un nemico da combattere. Somiglia di più a un amico un po’ rozzo e maleducato che viene a disturbarti per dirti che c’è qualcosa che non va nella tua vita e che è ora di cambiare. Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Ansia e Benessere emotivo Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana. Posted on8 Settembre 20224 Settembre 2025 Ansia e Benessere emotivo Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi Posted on28 Maggio 20224 Settembre 2025 Ansia e Benessere emotivo Come superare il passato che ci angoscia? Prova seguendo questi 5 passi Posted on19 Maggio 20224 Settembre 2025 Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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Ansia: ti conosco mascherina?

Ansia: ti conosco mascherina? La parola ANSIA fa parte, insieme a tutti i suoi derivati come ansioso, ansiogeno ed ansiolitico, del vocabolario di tutti i giorni in una gamma di situazioni talmente vasta che finisce indicare cose molto diverse e quindi per creare confusione. Ma che cos’è quindi l’ansia? Come fare a riconoscerla? Appena il nostro cervello avverte la presenza di un pericolo da avvio, prima di qualsiasi azione, a tutta una serie di cambiamenti fisiologici. Numerosi mutamenti si verificano sostanzialmente per migliorare la reattività dell’organismo, preparandolo in tempi brevissimi alla cosiddetta reazione di “attacco o fuga”. Le risposte del nostro corpo sono sempre accompagnate da una catena di pensieri. Una parte di questi pensieri sono consapevoli mentre il resto compare nella nostra mente in modo automatico. Quello che pensiamo in una situazione di ansia dipende da numerosi fattori tra cui la nostra storia personale e familiare, l’ambiente di vita in cui viviamo, quello che per noi è importante nella vita, le preoccupazioni che abbiamo giorno dopo giorno, pensieri ricorrenti che ci vengono in mente anche in altre situazioni della nostra vita quotidiana. A volte però questi pensieri possono essere “scorretti” dal punto di vista logico. Facciamo un esempio per capire meglio. A tutti noi è capitato di avere un piccolo guaio. Alcuni, anche di fronte a piccoli incidenti reagiscono facendo pensieri del tipo: “È una cosa gravissima”, “Come faccio?”, “Non riuscirò mai a sistemare le cose”. Tali pensieri sono scorretti dal punto di vista logico poiché non abbiamo prove concrete per arrivare a una tale conclusione. Inoltre trattandosi di un piccolo incidente, è più probabile invece che si tratti di una situazione per cui è facile trovare una soluzione. Quello che pensiamo è molto importante perché i pensieri costituiscono le lenti attraverso le quali guardiamo le situazioni e di conseguenza le affrontiamo. Le persona dell’esempio di prima difficilmente si attiveranno subito per trovare una soluzione tutte prese come sono dalle loro preoccupazioni. Un pensiero meno catastrofico le potrebbe certamente aiutare a mettere in atto comportamenti più costruttivi e produttivi. Siamo di fronte al pericolo temuto. Il nostro corpo si è attivato, la nostra mente è piena di pensieri anticipatori su quanto sta per accadere: ma cosa facciamo? Di fronte a un pericolo abbiamo solo due alternative. Possiamo affrontarlo o possiamo fuggire. In entrambi i casi, sia che decidiamo di affrontare quello che temiamo sia che optiamo per la fuga (tecnicamente si parla di risposta di fuga o evitamento) l’ansia diminuisce. Nel primo caso l’ansia diminuisce realmente mentre nel secondo caso, nell’evitamento, diminuisce ma apparentemente e solo a breve termine. L’ansia è un’emozione naturale e universale e come abbiamo visto è generata da un meccanismo psicologico di risposta allo stress, il quale svolge la funzione di anticipare la percezione di un eventuale pericolo prima ancora che quest’ultimo sia chiaramente sopraggiunto, mettendo in moto specifiche risposte fisiologiche che spingono da un lato all’esplorazione per identificare il pericolo ed affrontarlo nella maniera più adeguata e, dall’altro, all’evitamento e alla eventuale fuga. L’ansia è insomma un’emozione fondamentale e del tutto spontanea, che ha la funzione di proteggerci dalle minacce esterne preparandoci all’azione e contemporaneamente ci motiva all’interazione con il mondo circostante. L’ansia ha altre funzioni fondamentali oltre a quella di cui abbiamo appena parlato; essa ci consente di impegnarci nei compiti che svolgiamo quotidianamente, in particolar modo in quelle attività che non svolgiamo con interesse ma che dobbiamo portare a termine. Studiare per un esame poco interessante, per esempio, diverrebbe pressoché impossibile se non vi fosse una spinta sottostante di ansia da prestazione. Anche svolgere il proprio lavoro quotidianamente con impegno non sarebbe sempre possibile senza la pressione dell’ansia. Allo stesso modo, anche un’azione apparentemente banale come quella di uscire di casa in tempo per prendere l’autobus o il treno fallirebbe se fosse esente da ansia. Questi tipi di ansia sono costruttivi, ovvero risultano funzionali alla nostra sopravvivenza. Fungono da intermediario tra noi e il mondo esterno rendendoci capaci di far fronte ai problemi della vita e di adoperarci per migliorare il nostro adattamento all’ambiente. Sono dunque fattori di crescita e sviluppo della personalità che forniscono stimoli e motivazione all’accrescimento. Ci sono delle occasioni però in cui l’ansia si trasforma da risposta del tutto naturale e adattiva a profondo disagio perdendo la funzione di elemento di crescita e maturazione, divenendo piuttosto un elemento di disturbo della qualità di vita. Questo può accadere quando: Non siamo capaci di superare del tutto una situazione di pericolo; Allo stato d’allarme e attivazione non corrisponde un pericolo reale da fronteggiare e risolvere; È spropositata rispetto alla situazione; Persiste anche in situazioni non stressanti; Sembra insensata. È così che l’ansia perde la sua funzione adattiva tesa a favorire il rapporto con l’ambiente, provocando al contrario una perdita di contatto con l’ambiente stesso. Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Ansia e Benessere emotivo Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana. Posted on8 Settembre 20224 Settembre 2025 Ansia e Benessere emotivo Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi Posted on28 Maggio 20224 Settembre 2025 Ansia e Benessere emotivo Come superare il passato che ci angoscia? Prova seguendo questi 5 passi Posted on19 Maggio 20224 Settembre 2025 Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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6 modi per gestire efficacemente i pensieri negativi

6 modi per gestire efficacemente i pensieri negativi A ciascuno di noi è capitato di avere dei pensieri negativi per i più disparati motivi. Qualunque sia la causa dell’ansia, o della preoccupazione, può essere molto difficile tenerli sotto controllo. La prima cosa che tentiamo di fare è di allontanare questi pensieri, di non pensarci; ma chi ci ha tentato sa benissimo che non funziona. Anzi, più ci sforziamo di allontanarli più si fanno ingombranti e frequenti. È una scoperta, verificata sperimentalmente numerose volte. Allora come possiamo gestirli efficacemente? Ecco 6 modi per riuscirci. Tecniche di distrazione focalizzata. Questo metodo può risultare utile, ma cercare di non pensare e basta non è molto efficace. Infatti, lasciando la mente libera di vagare, rischiamo di ottenere l’effetto contrario. Il modo più funzionale di distrarsi è trovare delle attività, meglio se pratiche, sulle quali concentrarsi. Per esempio vedere un film, o ascoltare della musica rilassante. Evitare l’accumulo di stress Un altro modo al quale numerose persone fanno ricorso è quello di riempire la propria giornata di impegni. Fanno questo perché sono convinte che tenendosi occupate non penseranno e che soprattutto alla fine della giornata saranno così stanche e scariche da non avere energie da dedicare ai pensieri negativi. Niente di più sbagliato! È stato dimostrato sperimentalmente che quando siamo stanchi la frequenza dei pensieri e la loro intensità aumenta anziché diminuire. Questo molto probabilmente è dovuto al fatto che le nostre difese si abbassano e diventiamo più vulnerabili all’ansia e ai pensieri negativi. Osservazione e accettazione Quando si hanno dei pensieri negativi che ci disturbano è molto utile fare alcune osservazioni; quando si presentano questi pensieri ossia in quale momento della giornata e in quale circostanza e come noi reagiamo ad essi. Osservare tali caratteristiche ci può essere di grande aiuto per capire se ci sono dei parametri sui quali possiamo intervenire e soprattutto ci permette di “entrare in comunicazione” con i nostri pensieri senza averne paura o soggezione. Quindi ciò ci permette in un certo senso di accettarli come presenza temporanea nella nostra vita. Razionalizzazione Il modo in cui pensiamo determina il modo in cui ci sentiamo. Le persone ansiose hanno pensieri ansiosi che alimentano ulteriormente la loro ansia. Un modo di ridimensionare i pensieri e quindi l’ansia e la preoccupazione è quello di prendere nota dei pensieri e delle preoccupazioni e porsi alcune domande: Quella situazione è davvero così disastrosa come la immagino? C’è qualche prova razionale che contraddica i mie pensieri e i miei dubbi? Esiste un altro modo di interpretare la situazione futura o l’accaduto?  Dopo aver risposto a queste domande proviamo a immaginare uno scenario più        realistico o a formulare delle affermazioni più razionali in merito a noi stessi. Meditazione e/o tecniche di rilassamento Le tecniche di rilassamento e la meditazione hanno il beneficio di creare nell’immediato uno spazio di calma e pace e di aiutarci a concentrarci sul presente dove non c’è spazio per i pensieri negativi. Una tecnica come il Training Autogento ci aiuta ad avere una maggiore coscienza di sé mentre la meditazione mindfulness promuove un’attitudine di compassione e astensione dal giudizio nei confronti dei pensieri che attraversano la mente. Questo è un approccio utile per la gestione dei pensieri negativi. Scrittura Mettere nero su bianco i nostri pensieri e le nostre emozioni più profonde può esserci di beneficio in diversi modi; ha come primo effetto quello di essere uno sfogo, un buttare fuori ciò che non ci fa stare bene. Questo a sua volta ci aiuta a prendere il giusto distacco dai pensieri negativi. Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Produttività Settembre senza ansia né procrastinazione: come ripartire con energia e metodo Posted on4 Settembre 20254 Settembre 2025 Sviluppo del potenziale e Mindset Superare i Dubbi per Realizzare il Proprio Potenziale Posted on29 Giugno 20244 Settembre 2025 Produttività I 4 passi fondamentali per organizzare al meglio il tuo tempo per riuscire a fare tutto e ad avere tempo per te. Posted on17 Settembre 20224 Settembre 2025 Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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