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Superare i Dubbi per Realizzare il Proprio Potenziale

Superare i Dubbi per Realizzare il Proprio Potenziale L’argomento di cui voglio parlare in quest’articolo è la relazione tra dubbi e realizzazione del proprio potenziale. Per farlo voglio iniziare citando una frase emblematica.  “Il solo limite alle nostre realizzazioni di domani saranno i nostri dubbi di oggi.”                                                                                   Franklin D. Roosevelt Questa frase, che racchiude una verità profonda e universale, ci invita a riflettere su come i nostri pensieri e le nostre emozioni influenzino il nostro comportamento e, di conseguenza, il nostro successo. Nel campo della psicologia cognitivo-comportamentale (CBT), si pone grande attenzione a questo processo di interazione tra pensieri, emozioni e comportamenti, con l’obiettivo di trasformare i dubbi e le paure in forza e determinazione. Il Ruolo dei Pensieri Negativi I dubbi, spesso sotto forma di pensieri negativi e autolimitanti, possono avere un impatto significativo sul nostro benessere e sulla nostra capacità di raggiungere i nostri obiettivi. La CBT sostiene che i nostri pensieri influenzano le nostre emozioni e i nostri comportamenti. Ad esempio, pensieri come “Non sono abbastanza bravo” o “Fallirò sicuramente” possono portare a sentimenti di ansia e insicurezza, che a loro volta possono tradursi in evitamento di situazioni impegnative o abbandono dei propri sogni. Identificare e Sfatare i Pensieri Irrazionali Il primo passo nel superare questi dubbi è identificarli. Spesso, questi pensieri negativi sono automatici e passano inosservati. Un esercizio utile è tenere un diario dei pensieri, in cui annotare i momenti in cui ci si sente sopraffatti dai dubbi e le circostanze che li hanno scatenati. Una volta identificati, è possibile sfatare questi pensieri irrazionali. La CBT utilizza tecniche come la ristrutturazione cognitiva, che aiuta le persone a sostituire i pensieri negativi con alternative più realistiche e positive. Ad esempio, il pensiero “Non sono abbastanza bravo” può essere sostituito con “Posso imparare e migliorare con la pratica”. L’Importanza dell’Autoefficacia Un concetto chiave in CBT è l’autoefficacia, ossia la fiducia nelle proprie capacità di affrontare e superare le sfide. Incrementare l’autoefficacia significa spesso ricordare a se stessi i successi passati e le proprie competenze. Questo rafforza la convinzione che, nonostante i dubbi, si possiede la capacità di raggiungere i propri obiettivi. Esporsi Gradualmente alle Situazioni Temute La CBT incoraggia anche l’esposizione graduale alle situazioni temute. Questo significa affrontare progressivamente le circostanze che generano ansia, permettendo di sperimentare e apprendere che è possibile gestire e superare queste situazioni. Ad esempio, se il dubbio riguarda il parlare in pubblico, si può iniziare con piccoli gruppi per poi aumentare gradualmente il pubblico. Coltivare la Resilienza Oltre a lavorare sui pensieri e sui comportamenti, è fondamentale sviluppare la resilienza, ovvero la capacità di affrontare e riprendersi dalle avversità. La resilienza si coltiva attraverso pratiche di mindfulness, esercizi di rilassamento e la costruzione di una rete di supporto sociale. Queste strategie aiutano a mantenere una prospettiva positiva e a gestire lo stress in modo efficace. Conclusione Non lasciare che i dubbi di oggi determinino il tuo domani. Attraverso la psicologia cognitivo-comportamentale, è possibile trasformare i pensieri negativi e autolimitanti in pensieri positivi e costruttivi. Sii coraggioso, abbraccia le sfide e ricorda che dentro di te risiede una forza inarrestabile. Il futuro è nelle tue mani: credi in te stesso e vedrai che le tue realizzazioni saranno senza limiti. Superare i dubbi non è solo una questione di forza di volontà, ma anche di apprendimento e pratica di nuove modalità di pensiero e comportamento.   Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Produttività I 4 passi fondamentali per organizzare al meglio il tuo tempo per riuscire a fare tutto e ad avere tempo per te. Ansia e Benessere emotivo Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana. Ansia e Benessere emotivo Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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I 4 passi fondamentali per organizzare al meglio il tuo tempo per riuscire a fare tutto e ad avere tempo per te.

I 4 passi fondamentali per organizzare al meglio il tuo tempo per riuscire a fare tutto e ad avere tempo per te. “Se avessi 8 ore per tagliare un albero, ne passerei 6 ad affilare la mia scure.” Abraham Lincoln Questa frase, attribuita ad Abraham Lincoln, mi piace moltissimo perché indica chiaramente quanto sia importante prepararsi prima di fare. Le tecniche di gestione del tempo partono proprio da qui, dalla pianificazione. Solo con una buona pianificazione del tempo e degli obiettivi, infatti, riusciremo poi a lavorare bene e più in fretta. Infatti, non è decidendo giorno per giorno cosa fare che si possono ottenere buoni risultati a lungo termine. Questo vale per tutto: nel lavoro e nella vita. Ecco le 4 cose più importanti che ho imparato sulla gestione del tempo e che voglio condividere con te. Perdi tempo prima, per guadagnarne poi Questa è la cosa più importante che ho imparato nella gestione del tempo. È necessario stabilire a priori del tempo da dedicare alla pianificazione delle proprie attività, sia personali che professionali. A livello lavorativo, la tecnica più efficace consiste nel riservarsi un periodo di tempo per pianificare su base annuale, trimestrale e poi mensile e settimanale. Io stessa, lavorando come libera professionista, ho dovuto imparare a gestire il tempo al meglio delle mie possibilità per riuscire a portare a termine tutti i miei compiti ma nello stesso tempo lasciando del tempo per me e per i miei cari. Da quando mi prendo il tempo di pianificare, i risultati sono decisamente diversi e io non mi sento mai (o quasi) sopraffatta e con l’acqua alla gola. Se finora non lo hai mai fatto, perciò, inizia adesso. Ritagliati del tempo per pianificare: anno, trimestre, mese, settimana, giorno. Impara a dire di no Avrai sentito molte volte questa ‘regola’ e forse avrai pensato: ‘facile a dirsi ma non a farsi’. Anche per me certe volte è difficile dire di no. Ma ho scoperto alcune cose che mi aiutano in questo: Dire NO a qualcosa è dire Sì a qualcos’altro. Più conosci i tuoi bisogni profondi e i tuoi valori più sei in grado di dire NO. Imparare a dire NO ti aiuterà a fare crescere la tua autostima. Dal punto di vista lavorativo, c’è un’altra cosa importante da sapere. Le persone che hanno più successo sono quelle che perseguono una sola cosa alla volta. Tutte le loro energie sono focalizzate verso un obiettivo e non ‘disperse’ in mille altri. Uno studio condotto dalla Stanford University e un altro condotto dalla University of London hanno evidenziato che si tende a perdere la capacità di filtrare le informazioni importanti, diventando, paradossalmente, meno efficienti e più lenti. Si verifica addirittura un calo del quoziente intellettivo, di ben 15 punti. Quindi il multitasking tanto osannato ai giorni nostri dove il ritmo è frenetico non porta i risultati che si pensano. Dal punto di vista personale, invece, una cosa che ho imparato e che mi aiuta molto è ‘prendere tempo’. La tentazione di farsi prendere dall’entusiasmo o dalla tendenza a voler aiutare sempre il prossimo è costantemente dietro l’angolo. Ma, siccome mi conosco, sono riuscita, anche grazie alla meditazione e alla mindfulness, a ‘frenare’ certi miei automatismi; quindi ti risponderò: ‘devo pensarci un attimo’, oppure: ‘devo controllare l’agenda…’ o altro. Ci rifletterò un po’ su e, infine, ti risponderò.  Pianifica la tua giornata A livello lavorativo, ho imparato a elaborare un ‘piano strategico’ annuale, e poi l’ho scomposto in uno trimestrale, mensile, settimanale e, infine, giornaliero. Questo mi permette di sapere sempre qual è il mio obiettivo di un determinato periodo e i passi da fare per raggiungerlo. Ma non solo. Una pianificazione ‘fatta bene’ mi permette poi di avere anche tempo libero in alcuni momenti dell’anno in cui staccare la spina per ricaricarmi. Ma non è fondamentale definire soltanto i ‘macro-obiettivi’; infatti è importante delineare le singole giornate. È lì che si misura quanto siamo brav* a concretizzare. Da tempo, ho affiancato alla To Do List, una Focus List. Stabilisco una lista di cose da fare, To Do List, non troppo lunga altrimenti rischio di non tenervi fede, poi, scelgo 3 cose, Focus List: le più importanti del giorno. Mi dedico a quelle in ordine di importanza e poi, solo quando e se le ho terminate, preparo un’altra Focus List di altre 3 cose attingendo dalla To Do List e procedo con le successive. A fine giornata, mi assicuro di sapere già da cosa partire l’indomani per non perdere tempo. Per me è fondamentale ogni sera aggiornare la To Do List e scrivere la Focus List sull’agenda che sia digitale o cartacea, anche se preferisco il vecchio stile. Scrivere mi aiuta a ‘visualizzare’ come si svolgerà la mia giornata, a liberare la mia memoria e a far ‘lavorare’ il mio inconscio per svolgere le attività che sono chiamata a fare il giorno dopo. E, spesso e volentieri, la mattina dopo trovo soluzioni a problemi che non ho risolto in ore di pensieri e rimuginii. Fissa dei limiti Oltre ad ‘imparare a dire di no’, anche ‘fissare dei limiti’ è difficile ma fondamentale. Le nostre energie sono limitate. Non si può andare avanti ‘ad oltranza’ con riunioni, impegni, senza fermarsi e senza ‘dosare’ il tempo. Altrimenti, poi, con quale energia riuscirò a fare il resto? Per gestire bene il nostro tempo, dobbiamo imparare a fissare dei limiti. Innanzitutto, nei confronti di noi stesse e poi anche nei confronti degli altri.Fissare dei limiti, ci consente di preservare le nostre energie e di sentire di avere il potere di scegliere. Ecco le ‘regole sui limiti’ che mi aiutano: Stabilisco una durata per ogni cosa. Devo scrivere un articolo per il web? Stabilisco che, in 3 ore al massimo, lo devo finire. Quando ho una incontro, sto prendendo l’abitudine di comunicare al mio interlocutore, fin dall’inizio, il tempo che abbiamo a disposizione. Fissando dei limiti a priori è più facile che l’incontro resti nei tempi stabiliti. I miei pazienti lo sanno che le mie sedute tendevano a

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Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana.

Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana. Il punto chiave di ogni definizione di Mindfulness è che l’espressione significa essere consapevoli e coscienti del momento presente che stiamo vivendo, scegliere su cosa focalizzare l’attenzione, rendersi conto di quando la mente si perde in rimuginii sulla vita e riportare l’attenzione sul qui ed ora. Una volta che avremo acquisito questa abilità, potremo scegliere quando usarla. Un esempio facile da riconoscere in merito a quando non siamo mindful e invece siamo distratti e inconsapevoli si presenta tutte le volte che facciamo un’azione ripetitiva e quindi agiamo con il pilota automatico inserito. A me capita quando svolgo alcune faccende domestiche come stirare o lavare i piatti. Non ho bisogno di metterci una particolare attenzione attiva e quindi la mia mente vaga quasi totalmente indisturbata fra le cose che devo fare in quella giornata, le persone che devo chiamare o la lista della spesa. Ti è mai capitato? Generalmente la mente libera di vagare può andare in due direzioni diverse: nel passato e allora produce tutta una serie di pensieri che possono diventare un bagaglio ingombrante che ci limita e ci influenza in ciò che vogliamo fare nel presente. Oppure la nostra mente si focalizza sul futuro. Purtroppo la maggior parte delle volte la mente non immagina un futuro roseo e ricco di eventi felici ma tende a pensare a tutti i problemi che possono insorgere, anche quelli più assurdi, e a tutti gli scenari che possono presentarsi, anche quelli più catastrofici e improbabili. La tua mente quando agisci con il pilota automatico in quale direzione si orienta? Verso il passato o il futuro? O entrambi alternativamente? Nel 1979 Jon Kabat-Zinn iniziò ad usare la mindfulness con i suoi pazienti nel contesto di un programma per la riduzione dello stress. Aveva notato che, spesso, le persone vivevano la propria vita pensando a cosa sarebbe potuto accadere in futuro o a cosa era accaduto in passato finendo per trattare questi pensieri come se fossero veri e propri fatti. Era a conoscenza del fatto che alcune pratiche orientali di meditazione, come il buddismo, si propongono l’obiettivo di portare l’attenzione sul momento presente, accettandolo anziché cercare di respingerlo o di trasformarlo in qualcosa di diverso. Pensò che questa abilità avrebbe potuto aiutare i pazienti con cui stava lavorando, e così la introdusse nel proprio programma. A lui viene riconosciuto il merito di essere stato il primo ad accogliere la mindfulness nella pratica clinica occidentale. Negli anni successivi la mindfulness è stata incorporata in molte terapie per una vasta gamma di problemi. Un tema comune a tutte è l’enfasi posta sul cambiamento del modo in cui ci relazioniamo con le esperienze, piuttosto che sul modificarle. Accettare la esperienze senza giudicarle, in senso positivo o negativo, ci permette di viverle e di scegliere come vogliamo porci nei loro confronti. Ma quali sono i benefici di diventare Mindful? Negli ultimi trent’anni il numero di pubblicazioni e ricerche che hanno mostrato gli effetti straordinari della meditazione mindfulness ha avuto una crescita esponenziale. Molte di queste hanno evidenziato che la Mindfulness contribuisce in modo significativo a generare: Un senso di calma vigile in piena coscienza, che non ottunde l’attenzione bensì la potenzia Un maggior controllo dei circuiti neuroendocrini e in modo particolare di quello dello stress Una maggiore coerenza cerebrale, una migliore comunicazione tra gli emisferi, una maggiore capacità di adattamento ai cambiamenti della vita. Numerose sono le ricerche e le pubblicazioni che hanno sottolineato l’efficacia clinica della meditazione sul fronte psicologico, relazionale, organico. Benefici Psicologici Permette un maggiore accesso alle risorse interiori grazie ad un training sostenuto che coltiva la capacità di entrare in contatto con se stessi a tutti i livelli: sensoriale, mentale, emozionale Aiuta le persone ad adattarsi in situazioni incerte e instabili Sviluppa la responsabilità personale Aumenta la capacità di focalizzare l’attenzione Promuove un atteggiamento non giudicante Si è dimostrata significativamente utile nella gestione di molti stati psicopatologici (depressione, ansia, panico, dipendenze, disturbi del sonno e del comportamento alimentare, …) Benefici Relazionali Aumenta l’apertura mentale e la capacità di ascolto priva di pregiudizio verso gli altri portando a una migliore modalità di comunicazione e una maggiore sensazione di connessione con l’altro Stimola una maggiore attenzione alla qualità nella relazione, contenuti, toni emotivi e tempi della comunicazione diventano congrui e finalizzati a trarre benessere dalla relazione con l’altro Alimenta curiosità, fiducia ed empatia Permette un maggiore equilibrio emozionale nel non lasciarsi trascinare dalle emozioni ma poterle gestire senza mettere in atto strategie disfunzionali Previene il rimuginio patologico e i comportamenti impulsivi Benefici Fisici Nel dolore cronico riduce significativamente (del 40-50%) a livello del talamo e della corteccia prefrontale la risposta evocata dall’attivazione periferica delle vie dolorifiche Nelle malattie cardio-vascolari permette di ottenere una riduzione significativa della pressione arteriosa, della resistenza all’insulina e delle aritmie cardiache Nei pazienti con cancro e nelle malattie croniche o degenerative (AIDS, distrofia muscolare, cardiopatie, ictus, disturbi respiratori, diabete, acufene, ecc.) è indicata come intervento complementare di self-care Riduce il colesterolo agendo come prevenzione dei sintomi patologici ad esso associati Coadiuva efficacemente le cure per le malattie della pelle: psoriasi, alopecia, dermatite allergica Aiuta a liberarsi da dipendenze: fumo, alcool, droghe, gioco, tecnologia, cibo, … Migliora la qualità del sonno Produce miglioramenti nei casi di asma, diabete, mal di testa cronico, allergie Aiuta a rallentare il decadimento cognitivo provocato dall’invecchiamento Come potete leggere i benefici sono tantissimi e su molteplici livelli. Come ogni abilità, anche la mindfulness, va esercitata, se vogliamo che si utile. Si inizia con lo stabilire, quotidianamente, dei momenti precisi per essere mindful. Potreste partire con un paio di minuti per poi aumentarlo. La maggior parte dei pazienti o dei partecipanti ai corsi si prende questo periodo di tempo al momento del risveglio o prima di andare a dormire. L’importante è esercitarsi quotidianamente. La costanza rende perfetti! Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Autoconsapevolezza Lasciare andare il superfluo emotivo: la pratica che ti prepara al nuovo anno Autoconsapevolezza

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Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi

Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi Ogni qual volta mi trovo a rispondere a domande sulla paura di parlare in pubblico, la mia mente va velocemente alle scene di un bellissimo film: Il discorso del Re. Il plumbeo cielo londinese avvolge l’Empire Stadium di Wembley. Gli spalti sono gremiti e il principe di York, secondogenito di re Giorgio V, è chiamato a tenere il discorso di chiusura della British Empire Exhibition, “Qui è la BBC National Programme!” annuncia il presentatore, “Sua altezza reale il duca di York leggerà un messaggio di suo padre Sua Maestà Re Giorgio V”. Mancano due minuti alla diretta, annuncia un altoparlante, e così il Duca di York entra in scena con a fianco la fedele dolce sposa Elizabeth che gli sussurra “È ora di andare”. A separare il principe Albert dalla folla che lo attende, però, non c’è solo la breve serie di gradini che lo condurranno al palco della tribuna, ma anche il ben più ostile microfono che ai suoi occhi non è un affascinante strumento ma un ostacolo insormontabile. Il viso tirato del protagonista ci fa sentire tutto il disagio emotivo che prova. Altri personaggi compaiono e provano a infondergli coraggio, dicendogli “Sono sicuro che sarete splendido! Andate avanti con calma!”, “Lasciate fare al microfono!”. Ma tali esortazioni sortiscono l’effetto opposto,  fanno aumentare la tensione e l’ansia da prestazione, che già gli fanno morire le parole in gola. “Tre lampi, poi rosso fisso, e siete in diretta”, dice il tecnico radiofonico, ma il silenzio dopo il segnale convenuto è troppo lungo, la lettura del messaggio stenta ad iniziare. È come se “l’occhio del microfono” lo stia fissando, lo terrorizza e lo giudica implacabile. Fra sguardi attoniti e impazienti il Duca di York comincia, esitando, a proferire qualche parola, ma fra pause lunghissime e sillabe ripetute, il flusso delle parole non è né chiaro né comprensibile. La lettura del discorso è un supplizio. In una battuta tutto il senso del film “Sono il centro di ogni autorità. Perché? Perché la nazione crede che quando parlo, parlo per lei. Ma non so parlare” – confessa Albert impaurito a Lionel, il suo logopedista decisamente fuori dagli schemi, poco prima del suo discorso radiofonico più importante, quello che dà il titolo al film: The King’s Speech. Infatti il film non è solo la narrazione di una storia vera ma anche il racconto di un uomo che cerca la sua voce.  Albert cerca di costruire l’immagine di sé che egli stesso ha smarrito, e lo fa attraverso la ricerca della sua voce, quella che sa farsi ascoltare e che sa comunicare. La glossofobia, il termine scientifico della paura di parlare in pubblico, viene definita anche come fobia sociale. Nell’arco della nostra vita le occasioni di parlare in pubblico si possono presentare molto spesso, sul lavoro, a scuola, all’università o in diverse situazioni sociali, come quando ci si ritrova ad esprimere la propria opinione davanti ad un gruppo di persone. Molte situazioni possono consolidare questa fobia, ad esempio quando ci troviamo a dover tenere un discorso che sappiamo verrà valutato da chi ci sta ascoltando, oppure quando ci relazioniamo con qualcuno che pensiamo possa criticarci. #1 Identifica le cause della tua paura di parlare in pubblico Individuare la situazione, che ha causato la paura di parlare in pubblico, può aiutare a comprenderla e superarla. Possiamo identificare fondamentalmente 4 cause: Esperienze dell’infanzia Eccessivo perfezionismo Timidezza e mancanza di sicurezza Eccessiva importanza del giudizio altrui   #2 Trova la soluzione più adatta a te per superare la paura di parlare in pubblico Se la tua difficoltà di esporti è focalizzata su momenti specifici, come il parlare in pubblico, il “recupero” è possibile anche con autodisciplina ed esercizio, in quanto è un’abilità che puoi apprendere e gestire. Prova a seguire i passi che ti descrivo nel resto dell’articolo. Ma provi delle difficoltà contattami pure; Insieme a dei colleghi bravissimi tengo dei corsi per superare la paura di parlare in pubblico che hanno già aiutato tante persone. 1passo. Sii consapevole dei sintomi che il corpo potrebbe manifestare Riconosci i sintomi, e ricordati che molto spesso le persone che ti osservano percepiscono molto meno di quanto pensi. Alcuni sintomi comuni della glossofobia, sono: Sudore; Bocca asciutta; Aumento della frequenza cardiaca; Difficoltà a respirare; Tensione muscolare; Mal di testa; Gambe o braccia tremule; Bisogno di urinare; Balbettio; Vampate di caldo.   Sii consapevole di quello che ti sta succedendo e cerca il controllo della situazione. Controlla soprattutto i pensieri negativi e prova a sostituirli con pensieri positivi. I pensieri dannosi o negativi si riconoscono perché spesso contengono parole come “sempre”, “mai”, “tutti”, “nessuno”. E già toglierle, sarebbe un passo in avanti. 2 passo. Concentrati sul tuo respiro La respirazione è fondamentale per acquisire maggiore controllo del tuo organismo ed una buona respirazione si tradurrà anche in una voce più forte e sicura. Se sai farlo, respira con il diaframma. Fai ampi respiri, prima di parlare. Ispira contando lentamente fino a 5, poi espira ricontando fino a 5. Se ti concentrerai sulla tua respirazione probabilmente riuscirai anche ad eliminare i pensieri negativi e auto sabotanti. Quando parli, respira con il naso anziché con la bocca. Questo diminuirà il problema di lingua o bocca secca/impastata.   3 passo. Parla ad alta voce con te stesso Parlare ad alta voce può aumentare le tue prestazioni. Avere una conversazione con se stessi aiuta a recuperare i ricordi, migliora la concentrazione e dà fiducia in se stessi. Una ricerca nel 2014 di Ethan Kross dell’Università del Michigan ha dimostrato che parlare con se stessi a voce alta può aiutare le persone a sentirsi meglio, dare loro più fiducia nell’affrontare le sfide. Quando ti senti ansioso, prova a dirti frasi come: “Puoi superare questa paura” o “Puoi superare questa sfida”.   4 passo. Allenati sul contenuto da dire ed evita la memorizzazione Preparati e acquisisci padronanza dell’argomento. Tieni presente il ragionamento logico della presentazione. Non essere tenuto in ostaggio dall’impreparazione o, dall’altro lato,

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Come superare il passato che ci angoscia? Prova seguendo questi 5 passi

Come superare il passato che ci angoscia? Prova seguendo questi 5 passi Tutti noi, chi più chi meno, abbiamo sofferto. Alcuni di noi riescono a lasciarsi tutto alle spalle, altri invece rimangono ancorati a ciò che è stato. Camminano con lo sguardo rivolto indietro piuttosto che davanti a loro. Molte persone si trovano in questa situazione. Ma come mai alcuni di noi rimangono bloccati nel passato? Fondamentalmente sono due le dinamiche sottostanti a questo stato di cose. La prima riguarda la tendenza a rimanere nella nostra zona di confort. Anche se ciò che ci circonda non è poi così confortevole è pur sempre conosciuto. Sappiamo sempre cosa aspettarci dal nostro habitat e dalle persone che ci circondano. E questo ci dà sicurezza. Sembrerà strano ma tendiamo a preferire ciò che conosciamo anche se ci porta ben pochi benefici piuttosto che scegliere ciò che ci è sconosciuto ma che potenzialmente potrebbe essere molto positivo per noi. La mente ci trascina nel continuo ricordo di situazioni che si sono rivelate sfavorevoli, portando così all’immobilità. Ci convinciamo che visto che in passato qualcosa è andato storto, non vale la pena riprovarci, poiché succederà di nuovo. Una profezia che si auto avvera. Mi viene sempre in mente una frase di Ford che mi è rimasta particolarmente impressa…”che tu creda di farcela o di non farcela avrai comunque ragione”. Il potere della nostra mente di farci raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati o di auto sabotarci mi affascina ogni volta. L’ignoto ci fa sentire vulnerabili ed esposti. Senza controllo della situazione. A proposito di questo, vorrei che tu riflettessi attentamente su una questione fondamentale: sei proprio sicuro di avere il controllo delle situazioni che vivi? E cercare di tenere tutto sotto controllo quanto ti costa in termini di tempo, energie, spontaneità e serenità? La seconda dinamica riguarda il nostro bisogno di giustizia. Infatti, molto spesso ci aggrappiamo al passato perché dentro di noi siamo intimamente convinti che chi ci ha fatto soffrire in qualche modo debba riconoscere il dolore che ci ha causato e rimediare al torto commesso. Sentiamo in qualche modo che se la persona non riconosce la sua colpa noi non siamo legittimati e riconosciuti nel nostro dolore. Ma questa ammenda e questo recupero raramente si verificano. Davanti abbiamo solo due opzioni: rimanere esattamente al punto in cui siamo ad aspettare che si verifichi un evento che difficilmente accadrà o scegliere di lasciar andare. E allora che fare? Come si lascia andare? Scegli il meglio per te stess* Qualunque opzione scegliamo alla base c’è la nostra responsabilità di agire prendendo una decisione. Anche rimanere fermi è un’azione. Scegliamo di non agire. Di rimanere in attesa…Noi siamo responsabili della nostra vita nel presente. Quindi dobbiamo consapevolmente decidere di farlo. Prendi la situazione in mano, non lasciarti dominare dal ricordo. Accetta di non poter cambiare ciò che è stato. La realtà è sempre mediata dal filtro della nostra interpretazione, ecco perché occorre rinnovare completamente il modo di pensare al nostro passato. Lasciar andare il passato non significa per forza dimenticare. Può semplicemente voler dire ridimensionare l’impatto emotivo dell’esperienza vissuta, accettarla e permetterci di andare avanti. In terapia uso diverse tecniche per raggiungere questo obiettivo e i pazienti ne traggono molto sollievo. Prenditi il tuo tempo Non importa di quanto tempo avrai bisogno per lasciarti il passato alle spalle. Sappi che forse ce ne vorrà molto, ma questo non deve farti sentire frustrat*. Stare male è perfettamente accettabile e soprattutto non è la fine del mondo: rispetta i tempi della tua sofferenza, solo così potrai accettarla e superarla. Perdona Il passo successivo è scegliere di perdonare chi ci ha arrecato dolore e forse anche noi stessi per averglielo in qualche modo permesso. Ci sentiamo in colpa perché non siamo stati in grado di accorgerci dell’inganno o non siamo stati abbastanza forti da difenderci. Non siamo più le persone del passato. Adesso abbiamo più esperienza e siamo più forti. Ma poi perché perdonare qualcuno che probabilmente non se lo merita? Decidere di farlo non sminuirà il tuo dolore e non allevierà la sua responsabilità ma ti renderà libero. “Perdona gli altri, non perché essi meritano il perdono, ma perché tu meriti la pace”. Affronta le tue paure La paura suscitata dal ricordo di un evento passato può spingerci a cambiare le nostre abitudini e a limitare notevolmente la nostra gamma di esperienze. A volte si ha l’impressione che alcuni episodi del passato siano così brutti che se solo ci si rivà con il pensiero ci si ritrova immersi in quella spiacevole esperienza. E tutto così doloroso da diventare inaccettabile, cerchiamo di sfuggire e di negare, mentre però nella nostra testa sono più vivi che mai e non fanno che farci stare male. Forse è il momento di affrontarli: cerca di capire perché ti fa così male? Perché ti spaventa? Prendere consapevolezza delle tue motivazioni e dei tuoi schemi mentali ti potrà essere d’aiuto per affrontare la tua paura. So che tutto questo può sembrare difficile e la sofferenza ci può far sentire soli. In più a volte le persone che ci circondano ci fanno sentire non capiti e addirittura giudicati perché ancora soffriamo e ancora non abbiamo dato un colpo di spugna. Da fuori è sempre più facile… tu comunque prova ancora, magari seguendo le indicazioni di questo post! Non arrenderti! E se non riesci da solo, non sentirti incapace. Chiedi aiuto. Se avessi una gamba fratturata andresti da un medico o faresti un’ingessatura di fortuna da solo? E allora perché non fare lo stesso per la tua anima? Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Ansia e Benessere emotivo Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana. Ansia e Benessere emotivo Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi Ansia e Benessere emotivo Una nuova scoperta: i Mandala Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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Perché abbiamo difficoltà a cambiare?

Perché abbiamo difficoltà a cambiare? A tutti noi è capitato di verificare che le cose, in un particolare ambito della nostra vita, proprio non funzionassero. Magari riusciamo anche a mettere a fuoco ad un certo punto la necessità stringente di apportare un cambiamento al nostro modo di reagire di fronte a certi stimoli o al nostro modo di interpretare e vivere certe situazioni. Ma nonostante questa consapevolezza ci si ritrova a dire “non riesco ad agire diversamente, è più forte di me”, o “sono fatto così, è il mio modo di reagire”, ed infine “come si fa a cambiare? È impossibile!” Quando si verifica questa situazione molto probabilmente siamo di fronte ad una resistenza al cambiamento. Perché succede questo? In generale non vogliamo perdere quello che abbiamo, la paura del fallimento si insinua nella nostra mente e, come se non bastasse, non conosciamo il nuovo che si prospetta. E tutti noi almeno una volta ci siamo sentiti dire il vecchio adagio “Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia non sa quel che trova”. Tutto questo provoca incertezza, che ci genera ansia e ci spinge a rimanere nella nostra zona di confort. Ma cosa accade più precisamente? Le prime teorie psicologiche sostenevano che la resistenza al cambiamento individuale fosse semplicemente un problema di motivazione. Pertanto, si pensava che per eliminare questa resistenza bastasse convincere la persona ad auto motivarsi. Le teorie più recenti invece ci dicono che quando resistiamo al cambiamento è perché ci sono diverse aree problematiche, che possono riguardare la storia di vita o la situazione attuale. In questa prospettiva, la resistenza al cambiamento personale è un’occasione incredibile per guardare dentro di noi e conoscerci più profondamente per poter arrivare a un benessere maggiore. Ci sono diverse tipologie di resistenza al cambiamento e diversi fattori che ci tengono ancorati ai vecchi schemi che non sono funzionali perché non ci mettono in grado di raggiungere il nostro obiettivo che dovrebbe essere il ben-essere. Possiamo individuare quattro principali tipologie di resistenza al cambiamento. 1. “Meglio un uovo oggi o una gallina domani?” Questo tipo di resistenza si verifica ogni volta che decidiamo di cambiare il modo di fare qualcosa e nella fase iniziale in cui il nuovo metodo ci porterà meno risultati del vecchio, e ciò ci richiede un impegno e un dispendio energetico maggiore per risultati uguali o addirittura inferiori. Una superficiale analisi costi-benefici ci porta infatti a dare molto più peso alla fatica e all’impegno iniziale, sottovalutando invece i benefici che raccoglieremo grazie al nuovo approccio nell’immediato futuro quindi a scegliere l’uovo piuttosto che la gallina. 2. Il blocco emotivo Una volta scelta la gallina, ossia il nuovo metodo più funzionale che alla lunga ti darà ottimi risultati, può succedere che continui a rimanere bloccato. E magari il solo pensare a quel cambiamento ti fa sentire in ansia e angosciato. In questo caso la tua resistenza al cambiamento potrebbe essere di natura emotiva. Questo blocco emotivo può avere diverse spiegazioni: puoi essere spaventato dalle novità e dai cambiamenti, oppure hai una tendenza al perfezionismo e l’idea di provare una cosa nuova porta con se il rischio del fallimento. O ancora hai bisogno di tenere tutto sotto controllo e la novità, almeno nella sua parte iniziale, ti fa sembrare che le cose ti sfuggano di mano. 3. La corrente sottomarina Un’altra tipologia di resistenza al cambiamento assomiglia tanto ad una corrente sottomarina. È lì, sotto la superficie, da fuori non si vede ma è in grado di spingerti fuori rotta. Sto parlando delle nostre credenze. Secondo Rokeach (1960), il “sistema di credenze rappresenta l’insieme di aspettative, ipotesi o convinzioni, consapevoli o inconsapevoli, che una persona accetta come autentica spiegazione del mondo in cui vive”. Esse si formano per lo più nell’infanzia o in seguito ad eventi significativi della nostra vita. Quando queste credenze non sono funzionali ma sono errori di ragionamento ci possono trascinare in situazioni contraddittorie, dato che è difficile metterle in discussioni poiché sono molto radicate nelle nostre mappe mentali. 4. Rimanere imbrigliati nella rete In questo specifico caso a frenare la nostra corsa sulla rotta del cambiamento è la nostra rete sociale ossia le altre persone. Anche se spesso non ne siamo del tutto consapevoli, viviamo in una dinamica circolare, dove ogni cambiamento che decidiamo di apportare nella nostra vita si ripercuote non solo su di noi e sulle persone che entrano in contatto con noi ma a loro volta, familiari, amici e colleghi, con la loro reazione al nostro cambiamento hanno delle conseguenze indirette su di noi e se siamo particolarmente sensibili al giudizio altrui tendiamo a bloccarci e a soffocare il cambiamento sul nascere. Per superare la resistenza al cambiamento non sono sufficienti le motivazioni, né gli argomenti e neppure i consigli altrui. L’aspetto fondamentale è desiderare di cambiare facendo sì che tale trasformazione rinforzi la nostra identità, invece che negarla. Presto troverai sul blog un articolo su come possiamo superare le nostre resistenze al cambiamento. Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Ansia e Benessere emotivo Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi Autoconsapevolezza Le affermazioni positive: bufala New Age? Ansia e Benessere emotivo Immagine corporea: come i social network ci fanno sentire a disagio con noi stessi Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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Una nuova scoperta: i Mandala

Una nuova scoperta: i Mandala “Ogni mandala è unico ed irripetibile…È l’espressione verbale di questo momento, di questo istante.”Celina Emborg Tempo fa, scorrendo i post di Facebook, ne ho letto uno di una mia collega che diceva che nella pausa tra una seduta e l’altra si prendeva a volte il tempo per colorare un mandala. Fare questo l’aiutava a rilassarsi e nel contempo a raccogliere le idee.  All’epoca registrai l’informazione e la misi in uno dei tanti cassetti della memoria come un oggetto riposto che quando meno te l’aspetti ritrovi e ti ispira… Così, visto che volevo sperimentare tecniche e metodi nuovi mi è tornato alla mete quel post e dal momento che non “prescrivo” ai miei pazienti niente che non sperimenti in prima persona sono andata ad acquistare un libro di Mandala. Ben 72 pagine traboccanti di figure dalle più semplici alle più complesse. Ma cos’è un Mandala? Il mandala è una figura geometrica molto antica che vediamo per la prima volta nei Veda, ossia gli antichi libri della religione Indù, e serviva ai mistici e religiosi per affrontare momenti di riflessione e solitudine. La parola Mandala fa parte della lingua sanscrita e tradotta letteralmente significa “Cerchio” o ciclo e richiama la ciclicità dell’universo. Il mandala viene realizzato generalmente in settimane o mesi e mesi di lavoro da parte dei monaci buddisti che solitamente lo realizzano con delle polveri colorate finissime che riversano su una superficie piana con dei piccoli imbuti. Il mandala, creato dal nulla, una volta terminato viene cancellato. Questo perché il Mandala è simbolo di vita, e la vita termina e poi rinasce. Infine ciò aiuta a focalizzarsi sull’unico tempo che può essere vissuto ossia il presente. Il potere terapeutico dei Mandala Il primo ad introdurre i Mandala nella pratica terapeutica fu Carl Jung, che ne fece la scoperta durante il suo percorso interiore e definì i mandala come la rappresentazione simbolica delle emozioni. Jung, inoltre, li riteneva rappresentazioni della mente che facilitano la concentrazione, la trasformazione e l’assimilazione di aspetti dell’inconscio. In altre parole, possiamo proiettare quello che proviamo e pensiamo nei mandala. Carl Jung, studiando il legame tra il punto centrale e la psiche, fu il primo ad usare il potere terapeutico dei mandala per aiutare i suoi pazienti a ritrovare equilibrio, pace e coerenza. Diversi rami della psicologia parlano dei benefici dei mandala. La psicologia transpersonale li considera un esercizio per stimolare la connessione profonda; la psicologia cognitivo-comportamentale li considera una risorsa per migliorare funzioni superiori quali la memoria, l’attenzione, la percezione e la coordinazione visuo-motoria. Benefici dei mandala Realizzare, disegnare o colorare dei mandala permette di accendere la fantasia dentro di noi, ci fa divertire e mettere da parte i pensieri negativi. Si tratta di una pratica creativa molto rilassante, grazie alla quale scaricare lo stress accumulato. Tra i principali benefici psico-fisici derivanti dalla pratica con i Mandala abbiamo che: Alleggeriscono la mente Conducono ad uno stato di rilassamento psico-fisico Riducono lo stress e l’ansia Attivano l’emisfero destro del cervello e favoriscono la sincronizzazione cerebrale Migliorano la creatività Favoriscono la concentrazione Aumentano la consapevolezza di se stessi (individuazione) Migliorano la capacità di problem solving Favoriscono l’intuizione e il sorgere di nuove idee Portano in uno stato naturale di meditazione Hanno effetto ordinatore sulla nostra psiche Focalizzano l’attenzione sul “qui e ora” I benefici che ho sperimentato in prima persona Ho colorato il mio primo Mandala in un momento in cui mi appresto a chiudere l’anno lavorativo, visto che ormai solo pochi pazienti continuano con le sedute ad Agosto e il ritorno a casa finalmente si avvicina. Un momento di stanchezza e soddisfazione ma soprattutto un tempo per raccogliere le idee e riflettere sul percorso fatto quest’anno e su quale strada intraprendere da Settembre. Scegliere cosa tenere e migliorare e cosa lasciar andare con gratitudine. Colorare il Mandala mi ha aiutato a concentrarmi e a prestare un’attenzione più intensa ai dettagli. Mi ha permesso di mettere da parte i pensieri, quelli giudicanti sempre in agguato quando si tirano le somme di un anno di lavoro, e di far fluire la creatività; infatti mi sono venute delle idee su cui voglio lavorare per Settembre. Quando ho finito avevo una sensazione di serenità e compiutezza. Ho trovato una nuova pratica da consigliare ai miei pazienti. Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Ansia e Benessere emotivo Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana. Posted on8 Settembre 20224 Settembre 2025 Ansia e Benessere emotivo Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi Posted on28 Maggio 20224 Settembre 2025 Ansia e Benessere emotivo Come superare il passato che ci angoscia? Prova seguendo questi 5 passi Posted on19 Maggio 20224 Settembre 2025 Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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Le affermazioni positive: bufala New Age?

Le affermazioni positive: bufala New Age? Quando si sente parlare di affermazioni positive molti storcono il naso pensando ad una bufala New Age, altri le considerano quasi magia. Diciamo che le affermazioni positive, se formulate e usate correttamente possono diventare un efficace strumento per migliorare il modo in cui guardiamo a noi stessi e al mondo. Cosa sono le affermazioni positive? Innanzi tutto, se andiamo a vedere il significato della parola affermazione, su Google troviamo: “L’atto o le parole con cui si dichiara o si sostiene un fatto o un’opinione”Oxford Languages Quindi in altre parole è un pensiero formulato. Se ci riflettiamo un momento, possiamo dire che ne facciamo tutti diverse volte al giorno. Sono infatti affermazioni, frasi/pensieri del tipo “Non ce la faccio più”, “Amo il mio lavoro”, “Non sono all’altezza”. Nello specifico potremmo dire che un’affermazione positiva è la formulazione di un pensiero da uno specifico punto di vista. In altre parole è il modo in cui scegliamo di guardare alle cose e agli eventi. Non è vedere tutto rosa ma cercare un risvolto di crescita ed evoluzione. Facciamo un esempio. Poniamo che abbia un appuntamento con un’amica per andare a fare un giro in bicicletta. All’ultimo la mia amica mi dà buca. A questo punto davanti a me ho due opzioni: posso lamentarmi per la buca ricevuta, per il fatto che i miei piani siano andati a monte e per l’inaffidabilità delle persone oppure decidere di mettere comunque a frutto il pomeriggio magari andando da sola a fare il giro in bicicletta o scegliendo di leggere un buon libro o dedicarmi alla cura di me stessa. Quindi scelgo di focalizzare il mio sguardo su ciò che ho o che posso fare piuttosto che su quello che non ho o che al momento non posso fare. Scelgo il benessere e non la lamentela. Questo è il pensiero positivo. A questo punto mi sento in dovere però di specificare una cosa molto importante. Scegliere di pensare positivo non significa soffocare emozioni come scontento, rabbia e delusione. Le emozioni vanno riconosciute, vissute ed elaborate. Hanno una loro specifica funzione ossia quella di darci delle informazioni su ciò che non ci piace, su ciò che vorremmo o sul fatto che abbiamo ricevuto un torto. Vivere le emozioni, e queste in particolare, però non significa cristallizzarsi in quello stato d’animo e sguazzare nel rancore e nell’autocommiserazione. Dobbiamo permettere alle emozioni di svolgere il loro lavoro e poi lasciarle andare per poter consentire a noi stessi di scegliere un pensiero più positivo e costruttivo. Le affermazioni positive sono uno strumento efficace perché si basano sul potere del pensiero. Non è una questione di magia ma i nostri pensieri, sembra ne facciamo 60-70.000 al giorno, costruiscono e rappresentano la nostra realtà. Se mi sveglio la mattina pensando “oggi sarà un massacro” come pensate che mi accingerò a vivere la giornata? Quale tipo di pensieri mi accompagneranno? Ben altro andamento avrà la giornata se il pensiero sarà “sarà una giornata impegnativa ma stimolante”… Lo stesso meccanismo regola il nostro dialogo interiore. L’educazione che nella maggior parte dei casi abbiamo ricevuto non ci ha insegnato un dialogo interiore all’insegna dell’autostima e dell’accettazione di sé. Nella pratica clinica ho trovato molto più frequentemente persone che parlavano a se stesse con durezza, poca gentilezza, snocciolando giudizi impietosi e poco obiettivi basati su standard irrealistici. Anziché criticare e giudicare severamente noi stessi dovremmo essere nostri fan. Cosa accadrebbe alla qualità del nostro dialogo interiore e quindi della nostra vita se pensassimo che nella stragrande maggioranza delle circostanze siamo al posto giusto, nel momento giusto e ciò che accade è il meglio per noi, anche quando non sembrerebbe? Alcuni di voi staranno pensando “Facile a dirsi, ma come si fa?”. È solo questione di allenamento e di costanza. In un prossimo articolo parleremo di come nasce una nuova abitudine che in terapia viene definita risposta nuova. Come si creano affermazioni positive efficaci? Per fare in modo che le affermazioni positive funzionino, devono rispettare delle regole: Devono sempre essere espresse in positivo, da evitare quindi il “non”  Devono essere formulate in modo breve e conciso E’ bene che siano formulate al tempo presente: esempio, mi amo e mi accetto così come sono, e non mi amerò e mi accetterò domani…. Non devono contenere congiunzioni in modo da esprimere una sola affermazione positiva alla volta Come si usano le affermazioni positive: la ripetizione consapevole Per prima cosa si deve stilare una lista di affermazioni positive create in base all’obiettivo che vogliamo raggiungere poi potremo iniziare gli esercizi. Alla fine dell’articolo ti lascio un elenco di affermazioni fra le quali poter scegliere quelle che senti più utili al tuo scopo e più vicine a te.  Le affermazioni vanno ripetute possibilmente diverse volte al giorno. Il segreto però è la ripetizione consapevole. Recenti studi del MIT hanno dimostrato che una piccola parte della corteccia prefrontale, l’area situata in corrispondenza della fronte, ha il controllo delle azioni compiute. Se quindi le azioni sono controllate dalla corteccia prefrontale, sono volontarie e hanno il potere di apportare modificazioni perché avremo introdotto nella nostra vita pensieri e azioni scelti consapevolmente da noi. Non funzioneremo più con il pilota automatico. Per quanto tempo è necessario attuare il meccanismo della ripetizione delle affermazioni? Louise Hay, notissima motivatrice statunitense e autrice di numerosi manuali di autoaiuto, sostiene che siano necessarie almeno tre settimane di affermazioni quotidiane, Roy Martina, noto medico olistico olandese, specializzatosi nel campo dello sviluppo personale, sostiene invece che per far sì che le nuove convinzioni si radichino in profondità siano necessari almeno tre mesi. Con queste informazioni in mano possiamo fare il nostro piano d’azione. Scegliamo al massimo 5 affermazioni positive che sostituiscano quelle negative e concentriamoci su di loro per almeno tre settimane. Potete ripetere le affermazioni davanti allo specchio, o scriverle sui dei post-it seminati per tutta la casa, o metterle come screen saver sul computer o sullo smart-phone, registrarle in forma di audio e ascoltate in cuffia. Per far sì che funzionino la ripetizione è fondamentale. Louise Hay afferma nel

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La relazione tra mente e corpo: le tecniche di rilassamento come via per raggiungere il benessere

La relazione tra mente e corpo: le tecniche di rilassamento come via per raggiungere il benessere La relazione mente-corpo e la psico-neuro-endocrino-immunologia Oggi la relazione mente-corpo è ormai assodata; tutti noi sappiamo, anzi diamo per scontato che lo stress, l’ansia e la tensione possono influire sull’apparato digerente rendendoci difficile la digestione, oppure sulla nostra muscolatura procurandoci una dolorosa cefalea muscolo-tensiva o sulla nostra pressione arteriosa facendola aumentare in modo pericoloso.  Negli ultimi anni però si è andati oltre la mera evidenza; infatti si è approfondito l’influenza tra la mente e il sistema immunitario. È straordinario il modo in cui la mente (cervello) può alterare l’attività dei globuli bianchi e, di conseguenza, la risposta immunitaria. Ad esempio, la depressione può inibire il sistema immunitario, rendendo la persona più sensibile a infezioni come il raffreddore comune. Così mente e corpo sono parti di un tutto dove ognuna dà il suo contributo al funzionamento globale. Questa nuova visione ha dato inizio ad una vera e propria disciplina scientifica: la psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI) ossia la branca della scienza che studia appunto la relazione tra sistema immunitario, endocrino, nervoso e psiche. Gli studi sulla relazione mente-corpo Tre autori in particolare hanno portato avanti delle ricerche che hanno dimostrato sperimentalmente la relazione mente- corpo. David Felten è un neuroscienziato statunitense che si è dedicato alla relazione tra emozioni e sistema immunitario. Dai suoi studi fatti con la microscopia elettronica si è visto che sulle cellule immunitarie sono presenti strutture simili a sinapsi, che permettono ai neurotrasmettitori liberati dalle cellule nervose di regolare l’attività delle cellule immunitarie. Un esempio dell’influenza delle emozioni sul Sistema immunitario sono gli effetti dello stress. Quando aumenta nel sangue la presenza di adrenalina, cortisolo e prolattina in seguito a stress le cellule immunitarie diminuiscono. Le emozioni che interferiscono maggiormente col buon funzionamento delle cellule immunitarie, se esperite in modo costante, sono la rabbia, l’ansia e la depressione. Dagli studi fatti si evince che possono predisporre ad attacchi di cuore o ictus non solo l’ipertensione, ma anche l’aver un carattere irascibile o ansioso. Di contro il benessere psichico fatto anche di un approccio sereno ed assertivo contribuisce ad una migliore prognosi, nel caso in cui siamo affetti da una malattia fisica, ma anche, una minore probabilità di ammalarsi. Un chiaro del potere della mente sul corpo. Il secondo autore, Martin Seligman, è uno Psicologo americano noto per aver sviluppato la Psicologia positiva che studia sia come migliorare il benessere prettamente personale legato a sensazioni ed emozioni positive ma studia anche i fattori che promuovono le potenzialità, la realizzazione personale e lo sviluppo dell’individuo, inteso come benessere del singolo individuo che contribuisce allo sviluppo della collettività. Seligman sostiene che l’ottimismo può incidere positivamente sulle difese immunitarie e sullo stato di salute generale. L’ultimo autore è Daniel Goleman famoso per le sue teorie sull’Intelligenza emotiva. Goleman sostiene che la cura emotiva insieme a quella fisica aiuta a migliorare la condizione di salute e rende più efficaci le terapie mediche. In questo caso quindi le cure fisiche e quelle psicologiche viaggiano di pari passo. Geleman a questo proposito sottolinea la necessità di curare la persona nella sua interezza. Le tecniche di rilassamento come via per raggiungere il benessere Innanzitutto cerchiamo di capire cosa è il rilassamento. Il rilassamento è lo stato di quiete dove non è presente la tensione. Entrano in gioco due componenti, quella fisica e più precisamente muscolare e allora ci riferiamo ad un allentamento, ad una decontrazione; poi abbiamo la componente psicologica e allora è inteso come distensione psichica, serenità o addirittura svago. Ma vediamo qual è il meccanismo alla base del suo funzionamento. A livello cerebrale abbiamo il sistema ortosimpatico e quello parasimpatico; pensiamo al sistema simpatico come ad un acceleratore, quello che ci rende in grado di reagire agli stimoli pericolosi. Rilascia adrenalina e aumenta la frequenza del battito cardiaco. Dà energia e sposta il sangue dall’apparato digerente ai muscoli per metterci in grado di scattare. Il sistema parasimpatico, invece, è il freno, quello che fa diminuire la frequenza cardiaca e riduce la frequenza respiratoria.  Ha il compito di apportare tutte quelle modificazioni che servono a conservare e recuperare le energie in assenza di pericolo. Il sistema simpatico non può essere spento con un semplice interruttore. È frutto dell’evoluzione, e serve a dare l’allarme cosicché l’uomo sia in grado di reagire e salvarsi la vita. Oggi, però, lo stato d’allerta non viene da animali feroci ma da difficolta lavorative, economiche, relazionali o problemi di salute, che creano uno stato di ansia e stress. Ed è qui che entrano in gioco le tecniche di rilassamento. Ognuno di noi associa alla parola rilassamento uno stato ben preciso ed è per questo motivo che le tecniche di rilassamento vengono proposte in maniera personalizzata tenendo così conto sia delle preferenze che delle caratteristiche personali. Per tecniche di rilassamento, si intendono tutte quelle pratiche, il cui scopo è quello di favorire il benessere psicofisico dell’individuo attraverso la gestione degli stati d’ansia e di stress. Il rilassamento è ampiamente utilizzato nei protocolli della terapia cognitivo-comportamentale, poiché rappresenta un ottimo sistema per imparare a rilassarsi nei momenti di difficoltà e aiuta a gestire problemi e situazioni altrimenti estremamente limitanti. Le tecniche di rilassamento sono indicate per la risoluzione , o quantomeno per alleviare, problematiche di: Stress Ansia Agitazione Insonnia Stanchezza cronica Depressione Sindrome mestruale Dipendenze di vario tipo Tensioni nate a seguito di traumi fisici o psichici Disturbi legati a malattie e dolori cronici Nello specifico: Sciolgono blocchi fisici ed emotivi Potenziano l’energia psicofisica Migliorano la concentrazione e la memoria Migliorano le prestazioni fisiche e mentali Aiutano a ridurre i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress Favoriscono il raggiungimento di un equilibrio psichico Aumentano i livelli di autostima Sviluppano la creatività Stimolano l’autoconsapevolezza Una volta individuato il metodo di rilassamento preferito, la chiave per ottenere i maggiori benefici è la costanza e la regolarità. Le principali tecniche utilizzate sono due: il rilassamento muscolare progressivo di Jacobson e il training autogeno di Schultz. Per sapere di più in merito vi consiglio di leggere un articolo che ho scritto qualche tempo fa Due tecniche

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Attacco di panico: come affrontarlo

Attacco di panico: come affrontarlo In quest’articolo cercherò di rispondere alle domande che mi vengono poste più frequentemente dai miei Pazienti riguardo agli attacchi di panico. Cosa mi è successo? Perché? Come affronto l’attacco di panico? Ed infine la domanda più sofferta: Sto impazzendo? Innanzi tutto inquadriamo la situazione Un attacco di panico ha dei sintomi ben precisi: Tachicardia Brividi, tremori o scosse Sudorazione e vampate di calore Capogiri e vertigini Nodo alla gola e senso di soffocamento Intorpidimento o formicolio Nausea Paura di perdere il controllo e di impazzire Percezione del mondo esterno come strano e irreale e/o un’alterata percezione di te con sensazioni di distacco o senso di estraneità dal tuo corpo o dai tuoi pensieri. Se hai provato alcuni o la maggior parte di questi sintomi è molto probabile che tu abbia avuto un attacco di panico in piena regola. Non tutti i sintomi che ho elencato sono necessari perché si tratti di un attacco di panico; inoltre la frequenza e l’intensità dei sintomi possono cambiare nel tempo e a seconda delle circostanze. Per dare una definizione chiara possiamo dire che un attacco di panico è un episodio di paura intensa ed improvvisa o una rapida escalation dell’ansia normalmente presente. Ma perché arriva l’attacco di panico? Possiamo elencare diverse tipologie di cause: quelle inerenti ad una specifica fase della nostra vita o al nostro imprinting. Infatti, l’ambiente familiare in cui siamo cresciuti e alcuni eventi che ci si è trovati ad affrontare, possono aver fatto nascere in noi la convinzione che il mondo è un posto pericoloso e che non siamo in grado di affrontarlo. Ad esempio, la malattia o la morte di una persona cara possono creare questo tipo di predisposizione all’ansia. Anche i bambini che hanno avuto dei genitori iperprotettivi e che, quindi, hanno involontariamente rinforzato il loro senso di vulnerabilità, da adulti potranno provare più ansia di altri. Come già anticipato la causa scatenante può essere lo stress che alcune fasi di vita portano inevitabilmente con sé e per cui non abbiamo nel nostro repertorio le strategie di gestione adeguate perché non le abbiamo ancora apprese. Alcuni fattori stressanti possono essere: Perdere o cambiare lavoro Trasferirsi lontano da casa Sposarsi Avere un figlio Sentirsi intrappolati in relazioni sbagliate Morte o malattia di persone care Difficoltà economiche Problemi di salute Dal primo attacco di panico al disturbo di panico Chi ha provato un attacco di panico lo descrive come un’esperienza terribile, spesso improvvisa ed inaspettata. Il primo attacco di panico funge da spartiacque: dopo questo primo episodio, la paura di un nuovo attacco diventa forte e spesso dominante. Così la paura della paura porta un singolo episodio a sfociare facilmente in un vero e proprio disturbo di panico. Così ci si può trovare velocemente invischiati in un circolo vizioso dove possiamo trovare in agguato l’agorafobia, ossia l’ansia che si prova quando ci troviamo in luoghi o situazioni da cui sarebbe difficile allontanarsi o sembra difficile ricevere un aiuto in caso di un attacco di panico improvviso. Tutto ciò ci spinge a limitare fortemente le nostre attività ed esperienze e a volte a rinchiuderci dentro casa nell’illusione che lì l’attacco di panico non ci possa raggiungere. Questa strategia si chiama evitamento e nel brevissimo termine da sollievo perché allontana ciò che rappresenta per noi uno stimolo stressante ma a lungo termie non fa altro che renderci schiavi della paura. Come gestire l’attacco di panico. Gestire un attacco non è semplice, soprattutto la prima volta, ma si può riuscire e può essere molto utile seguire queste indicazioni. Cerca un posto tranquillo. È molto utile ridurre gli stimoli che ci circondano Distendi i muscoli. Fai dei leggeri allungamenti e cammina lentamente Focalizza la tua attenzione sul respiro. Prova a renderlo più lento e regolare concentrandoti sull’aria che entra e sull’aria che esce. Concentrati su un pensiero alla volta e soprattutto di cui puoi trovare soluzione. Questo ti aiuterà a sentirti più padrone della situazione e meno in balia degli eventi. Annusa un profumo “ancora”. Tra i profumi e i ricordi c’è uno stretto legame; è capitato ad ognuno di noi di sentire un profumo e d’improvviso veder riaffiorare ricordi lontani. Il profumo dei fiori di un giardino dell’infanzia, l’acqua di colonia che indossava la nonna, o l’odore di salsedine. Portare con te un’essenza che richiama bei ricordi o anche solo serenità, come quella di lavanda, Ti può aiutare a concentrarti su uno stimolo rilassante rimanendo radicati alla realtà e allo stesso tempo ti potrà distrarre dai pensieri assillanti dovuti all’ansia. Questa appena descritta è una strategia di intervento immediato ma purtroppo non risolve il problema. La Psicoterapia ti può far arrivare alla radice del problema e darti le strategie di soluzione graduali ma definitive. E tu, hai mai avuto un attacco di panico? Come l’hai gestito? Salva il PS panico e portalo sempre con te Condividi su: Autrice: Dott.ssa Claudia Vincis Psicologa e psicoterapeuta, creatrice di BeneficaMente Leggi anche Ansia e Benessere emotivo Cos’è la Mindfulness? Come può aiutarci a migliorare la tua vita quotidiana. Posted on8 Settembre 20224 Settembre 2025 Ansia e Benessere emotivo Vuoi superare la paura di parlare in pubblico? Provaci seguendo questi 5 passi Posted on28 Maggio 20224 Settembre 2025 Ansia e Benessere emotivo Come superare il passato che ci angoscia? Prova seguendo questi 5 passi Posted on19 Maggio 20224 Settembre 2025 Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi. Contatti

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